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Esposto alla Corte dei Conti: “Ponte Morandi poteva essere ricostruito spendendo meno della metà”

A firmare l’esposto presentato alla Corte dei Conti per “presunte incongruenze e anomalie nel processo decisionale e nel procedimento di affidamento relativo ai lavori di demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi a Genova”, sono stati ingegneri, architetti, docenti universitari e liberi professionisti non solo genovesi, ma di tutta Italia. il primo nome è quello di Enzo Siviero, ingegnere esperto proprio nella progettazione di ponti. Sostengono che non ci sia una motivazione tecnica per la demolizione e la ricostruzione del ponte, che a loro avviso si poteva ristrutturare, e chiedono di evitare danni erariali.
Nell’esposto si legge che <La demolizione integrale dell’opera e della sua totale ricostruzione non appare razionale né sufficientemente motivata>, e che costituirebbe <una perdita irreversibile per il patrimonio pubblico oltre a comportare un produzione di un ingente volume di detriti>. I professionisti scrivono che il costo annunciato di oltre 200 milioni di euro è a loro dire eccessivo e aggiungono che <il costo della ricostruzione della sola parte crollata e consolidamento dell’esistente è invece stimabile, in base ai costi correnti di mercato, tra i 70 ed i 90 milioni, con un tempo di esecuzione inferiore ai 12 mesi>. Nell’esposto viene messa sotto accusa anche la procedura di affidamento della demolizione e della ricostruzione definita < anomala> perché in quanto affidate senza gara o comunque procedura concorrenziale ad evidenza pubblica, una scelta presa dal Governo attraverso il decreto emergenze convertito in legge.

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