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“Pre’-Visioni”, frenata sulle demolizioni: valutazioni in corso della Soprintendenza

Frenata sulle demolizioni previste nell’ambito di “Una nuova porta per il Centro Storico, Pre’-visioni: un ipotesi di rigenerazione urbana” progetto del Comune che punta al recupero urbano dell’antico quartiere. Due gli edifici che dovevano essere abbattuti, entrambi di proprietà comunale, nell’ambito del progetto di recupero di Comune e Università di Genova illustrato ieri in commissione comunale dall’assessore all’Urbanistica Simonetta Cenci. Dell’abbattimento, però, in commissione non si è parlato. Sarebbero in corso valutazioni della Soprintendenza perché si tratta pur sempre di strutture storiche. Uno degli edifici interessati è il rudere al civico 12, già oggetto di crollo e ormai completamente svuotato, da tempo coperto con impalcature e mantovane che, tra l’altro, pregiudicano anche la sicurezza in un’area delicata e che è stato più volte “invaso” e occupato da spacciatori e senza fissa dimora che non sapevano di pregiudicare la loro stessa sicurezza ed è da anni, ormai, ricettacolo di topi e spazzatura.
Le solette interne sono crollate nel 2007 e solo per un miracolo non è rimasto vittima uno degli occupanti abusivi dell’edificio, in parte comunale, abbandonato dal 1994.
Il Comune fu condannato per inerzia nell’aprile 2013. «Il lavoro di manutenzione – si legge nella sentenza – è stato assolutamente modesto, insufficiente, incompleto, negligente e, per tutti questi motivi, inidoneo a eliminare il pericolo d’infiltrazioni>, quelle che hanno fatto crollare le solette interne. Anche se come principale responsabile del crollo fu indicata un’azienda privata (La Four Srl), proprietaria dell’ultimo piano, Tursi fu riconosciuta corresponsabile (al 40%), appunto, per l’insufficiente intervento sui piani sottostanti perché lo schianto del piano più alto finì in un domino di solai resi fragili dall’incuria dell’ente pubblico per le parti di sua proprietà. Il crollo era avvenuto nel novembre 2007 e il 27 aprile 2011 ci fu una prima sentenza che condannò quattro dirigenti comunali (insieme a due immobiliaristi e ai responsabili di Ri-Genova Srl e Arred, titolari di un’altra parte dell’immobile) ai quali l’allora Amministrazione si affrettò ad esprimere solidarietà. Il Comune è stato decisamente meno solerte a recuperare o abbattere l’edificio. Il rudere, a 11 anni dal crollo delle strutture interne, resta lì e quando sono crollati a effetto domino i vecchi edifici a Marsiglia, qualche mese fa (diverse sono state le vittime), è stato impossibile non pensare al palazzo impalcato in via Pre’. Che, certamente, se non lo si abbatte subito, è in condizioni di sicurezza, ma, tant’è, fa paura a chi vive in zona.
Anche lo spostamento del mercato dello Statuto (bottino della prima guerra mondiale e da pochi anni recuperato a spese del comune) in via Fanti d’Italia ha subito uno stop. Ci sono progetti privati per destinarlo ad altri usi, ma in questo modo non si aprirebbe la piazza sulle scalinate che portano a Palazzo Reale, creando quel flusso di turisti dal Galata a Pre’ di cui si teorizza (a vuoto) da decenni.

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