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In piazza come sette anni fa contro l’editto di un sindaco proibizionista: domani la marcia della movida su Tursi

Era il 2009, quando, più o meno in questi giorni dell’anno, duecento ragazzi scesero in piazza, un venerdì sera, per liberare dagli editti vincenziani (all’epoca la fascia tricolore la portava la signora SindacoMarta Vincenzi) e dai provvedimenti repressivi dell’allora assessore alla sicurezza Francesco Scidone (nel frattempo finiti entrambi nei guai con la giustizia per le vicende legate all’alluvione). La spuntarono e la movida riprese fiato, anzi, ne prese un po’ troppo, anche grazie alla totale mancanza di controllo delle forze di polizia in tutti questi anni. Senza scomodare Vico e i suoi corsi e ricorsi storici, le amministrazioni comunali, in barba agli slogan di discontinuità, dimostrano una certa coerenza, l’abitudine a usare il proibizionismo (col quale non si sconfisse nemmeno Al Capone) come forma di gestione della vivibilità. Domani “di botta” ci sarà un Signor Sindaco al quale il nobile lignaggio non garantisce immunità da proteste e feroci critiche. In piazza per la prima volta, contro il marchese, patrizio genovese e Conte di Montaldeo Marco Doria, figlio dell’indimenticato Giorgio, il “Marchese Rosso” vice del sindaco Fulvio Cerofolini, ci saranno i gestori dei locali, cioè i piccoli imprenditori che gestiscono pubblici esercizi del centro storico, ma il motivo è ancora quello di 7 anni fa: la chiusura anticipalta dei bar. Di acqua, nel frattempo, ne è passata sotto i ponti (e anche sopra, per sfortuna di qualche migliaio di genovesi allagati, delle vittime delle esondazioni e della Signora Sindaco di quel tempo), ma la situazione non è cambiata. Non è stata trovata una soluzione strutturale al problema della convivenza tra vivibilità e legittimo diritto di genovesi e turisti di uscire la sera per ritrovarsi nei locali (senza considerare il diritto a fare impresa degli esercenti e il diritto al lavoro dei dipendenti, già lasciati a casa a frotte dai datori di lavoro per tentare resistere ai devastanti effetti dell’ordinanza di Marco Doria), cioè, di controlli di polizia nemmeno l’ombra. L’amministrazione, per quanto di sua competenza (giacché non gestisce nè l’esercito nè le forze dell’ordine) ha prodotto un provvedimento amministrativo che scarica sulle imprese l’onere di quel che “il pubblico” (non solo il Comune, bene inteso) non sa o non vuole gestire. Al netto dei mal di pancia in giunta, con l’assessore al Commercio Emanuele Piazza che ha sbottato un paio di volte contro il suo “capo” senza peraltro aver giudicato il disaccordo sufficiente a suggerirgli le dimissioni, l’ordinanza resta lì, granitica, con un “Sindaco di tutti” che invece, fino ad ora, ha avuto orecchie solo per una parte della popolazione, quella che vuole che sulla rive gauche del centro storico cali il completo silenzio, ignorando quello che a Pre’ questo silenzio tombale garantisce: insicurezza e terreno fertile per spacciatori e delinquenti, un po’ come nella zona della movida prima che cominciasse la vita notturna, qualche decennio fa. Per farsi ascoltare i titolari dei locali lasceranno cappuccini e shaker e daranno vita, domani,  a una manifestazione di protesta. E garantiscono che surclasseranno il numero di firme raccolte dai proibizionisti, dei quali hanno anche contestato i metodi di proposizione della petizione giudicando non a tutti i firmatari chiaro la vera “causa” che andavano a sottoscrivere. Tra l’altro, le firme dei residenti del centro storico e della zona della movida in particolare sono moltissime in calce alla petizione dei locali, segno che la voglia di silenzio tombale non conquista proprio tutti. C’è gente cghe chiede una giusta mediazione tra sicurezza e vivibilità che, senza l’intervento delle forze di polizia, diventano spesso alternative. In una cosa Doria è riuscito: mettere i residenti l’uno contro l’altro.
<Chiediamo al Sindaco di Genova che si attivi per la sicurezza di tutti, che vengano istituiti presidi permanenti di forze dell’ordine, che venga modificata l’ordinanza anti-movida in modo da tutelare le attività virtuose, che venga istituito l’Osservatorio come previsto dal regolamento di polizia annonaria per la convivenza tra le funzioni residenziali e commerciali e le attività di svago e che il Comune si adoperi immediatamente al fine di reperire le risorse per vivibilità e fruibilità, riqualificazione, presidio e illuminazione>. Queste le richieste che Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti, le Federazioni rappresentative dei pubblici esercizi genovesi, porteranno al Sindaco durante la manifestazione che partirà domani, martedì 8 novembre, da piazza de Ferrari alle 14 per arrivare a Palazzo Tursi alle 15 con un corteo pieno di musica e colori, un corteo di pace e apolitico (gli organizzatori tendono a sottolinearlo, ce l’hanno con Doria, non coi partiti, ai quali chiedono aiuto), per portare le migliaia di firme raccolte. Le due associazioni che rappresentano i pubblici esercizi contestano, come è noto, il provvedimento (ordinanza Sindaco di Genova n. 134/2016) con cui il Comune ha <imposto, indiscriminatamente, un orario di chiusura anticipato a tutti i pubblici esercizi del centro storico>. Le associazioni vogliono sottolineare, <ancora una volta, come molte attività commerciali del centro storico abbiano svolto e svolgano un’importante funzione di presidio e di tutela essenziale per la vivibilità del territorio>.
In corteo anche l’Arci, politicamente non ostile alla compagine di maggioranza, ma quel che è troppo è troppo: anche ai suoi circoli è stata messa la sordina mentre, tra l’altro, nessuno riesce a metterla al Nick Masaniello, un circolo senza somministrazione (qualcuno dice sia addirittura una casa privata) che ogni santa notte, fino alle 5 del mattino, riceve visitatori a decine e tiene sveglio mezzo quartiere con musica e baccano dei frequentatori. Deve avere una sorta di immunità che nessuno capisce da chi venga garantita, perché mentre sui pubblici esercizi e sui circoli è piovuta una granaiuola di sanzioni, in piazzetta dei Maruffo, in piena movida, gestori e “ospiti” possono fare quel che vogliono. Il pugno di ferro del Sindaco lì non colpisce nonostante gli esposti dei residenti e l’evidente situazione di invivibilità. E anche questa disparità di trattamento a locali e circoli non va giù,

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