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Marocchino pregiudicato, clandestino, arrestato a dicembre dai carabinieri, da mesi perseguita una donna. Arrestato di nuovo dalla polizia

L’ incubo senza fine per una trentasettenne, in capo a pochi mesi è riuscito a tornare libero. Nessuno, fino ad ora, è riuscito a impedire a un soggetto così pericoloso di devastare la vita della donna. Il timore è che, appena uscirà dalla galera, ricomincerò la persecuzione. È urgente intervenire in maniera definitiva per fare cessare le molestie, prima che la genovese diventi un altro nome sulla lunga lista delle donne uccise dalla mano di uomini ossessionati ed ossessivi

La seguiva, insultava e minacciava da mesi ed era già stato arrestato una volta dai carabinieri per resistenza e denunciato per atti persecutori. Appena tornato in libertà ha ricominciato a rendere la vita della donna impossibile. Ieri è stato nuovamente arrestato dalla polizia. L’incubo di una trentasettenne ha il volto di un trentunenne marocchino, irregolare in Italia, spesso ubriaco, che nessuno, almeno fino ad ora, è riuscito a fermare definitivamente. La continua attività persecutoria del nordafricano ha costrettola donna a vivere in un perenne stato d’ansia e di paura per la propria incolumità, costringendola a cambiare orari di lavoro e abitudini di vita, a farsi accompagnare da amici e colleghi, fino a pensare di lasciare il lavoro.

stalking
(Immagine d’archivio)


Nel dicembre scorso, B. N, che è anche pregiudicato, era entrato in una sala giochi di via Avio con la sigaretta accesa. Una dipendente della sala lo ha affrontato chiedendogi  di uscire. Lui l’ha prima insultata e minacciata di morte, poi è uscito e ha preso a calci e pugni l’auto della donna, parcheggiata in strada nelle vicinanze. Sul posto era arrivato un equipaggio del Nucleo Radiomobile il cui intervento era stato richiesto dall’addetta della sala slot. I militari avevano fermato l’uomo che, mentre lo stavano identificando, ha colpito al volto un carabiniere e ha tentato in ogni modo di ostacolare l’attività delle “divise” con ripetuti spintoni. Bloccato e accompagnato in caserma, ha continuato a dare in escandescenze. Era stato stato arrestato per “resistenza a pubblico ufficiale, minacce e resistenza” nonché denunciato per “ingresso e soggiorno illegale sul territorio dello Stato e “danneggiamento aggravato” dell’auto della donna. La trentaseienne, che già diverse volte aveva dovuto chiedere l’intervento delle forze di polizia a causa delle molestie dell’uomo, in quell’occasione aveva trovato la forza di denunciarlo. Sperava che il suo incubo fosse terminato, ma non era così. Nonostante fosse pregiudicato, clandestino e avesse, quel giorno, picchiato un militare, il marocchino in poco tempo era già fuori dalle patrie galere, libero di continuare a farle del male, ad avvelenarle la vita, a tenerla prigioniera della sua violenza. Un altro episodio simile era accaduto, infatti, nel febbraio scorso.

Ieri pomeriggio, un nuovo episodio. Questa volta sono intervenute le volanti della polizia, di turno sul territorio. Il marocchino si è di nuovo presentato presso il luogo di lavoro della donna, un’altra volta completamente ubriaco. La povera donna ha di nuovo chiamato il 113, disperata. Gli agenti hanno sorpreso l’uomo in strada mentre inveiva contro qualcuno all’interno dell’esercizio, sputando ripetutamente contro la vetrata. Immediatamente lo hanno fermato, quindi sono andati a parlare con la trentasettenne, che ha raccontato anche a loro la sua vita di paure, prigioniera di quello straniero che da almeno sei mesi le rende la vita impossibile. Ha raccontato anche di quanto era accaduto pochi mesi fa e di come quell’uomo violento era tornato a intossicarle la vita. La donna vive in un continuo stato d’ansia e di paura per la propria incolumità, è stata costretta a cambiare orari di lavoro e abitudini di vita, a farsi accompagnare da amici e colleghi e ha addirittura pensato di lasciare il lavoro. Ora il marocchino è di nuovo stato portato a Marassi, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Se non si riuscirà a farlo smettere, se uscirò di nuovo, libero di continuare a perseguitare la donna nonostante il “curriculum” di denunce e condanne messo assieme e nonostante sia irregolare in Italia, la vita della trentasettenne genovese sarà di nuovo suo ostaggio, ostaggio degli insulti, dei calci contro le vetrine del suo luogo di lavoro, dei danneggiamenti all’auto, delle minacce. La violenza potrebbe subire un’escalation. La donna potrebbe persino diventare l’ennesima vittima di femminicidio, un brutto neologismo inventato dalla società per dare un nome a comportamenti che sono sempre esistiti e troppo spesso accettati come reati minori, peccati veniali rispetto ad altri. Chi non ha subito lo stalking non può capire cosa significa, come vive una donna nell’eterna paura di essere insultata e picchiata. Non può capire la schiavitù di chi non è in grado di opporsi con la propria forza alla forza bruta di un uomo violento, di chi esce di casa ogni mattina guardandosi alle spalle, nel timore di scorgere il proprio aguzzino. Su questa, come su molte altre situazioni, si deve intervenire con tutti i mezzi a disposizione. Due mesi di galera (quelli trascorsi dal marocchino arrestato ieri in carcere l’ultima volta che è stato arrestato) non bastano per chi riduce una donna così.

 

 

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