Movida, abbiamo comperato al supermercato vino e vodka in bottiglia di vetro

Di Monica Di Carlo
—
Hai voglia a discutere di movida, a scrivere e approvare ordinanze, a fare ragionamenti che si basano sui massimi sistemi scomodando persino i problemi sociali di una “generazione alcolica” che rovina se stessa e impedisce a interi quartieri di dormire. Dove prendono l’alcol questi giovani che vivono una vita sregolata ad alto tasso etilico? Anni fa sotto processo mediatico finirono i bar, ma ormai quasi tutti rispettano le regole. Certo, qualcuno dei titolari (ormai una netta minoranza) farà anche il furbo, ma generalmente nessuno dei giovanissimi che si spaccano di chupiti almeno tre sere la settimana ha i quattrini necessari per ubriacarsi nei bar, dove la qualità si paga. Più recentemente, nell’occhio del ciclone sono finiti i mini market e gli artigiani alimentari stranieri che, è sotto gli occhi di tutti, di regole ne rispettano pochine. Bisogna dire anche che da parte delle forze preposte non c’è tutta questa corsa alla repressione dei loro comportamenti scorretti, anche se le cose stanno cambiando: proprio ieri il titolare bengalese di un market di San Bernardo è stato scoperto a vendere alcol in bottiglia di vetro dopo le 22 e gli è stata comminata una sanzione da 350 euro. Tuttavia, ubriacarsi di alcolici o superalcolici è molto molto più semplice (e più economico) di quanto si pensi.
Ieri sera siamo andati a fare la spesa al supermercato Carrefour di Canneto il Lungo, in piena zona movida, che ora rimane aperto anche la notte. E siamo usciti con una bella bottiglia di vino, regolarmente scontrinata, senza nemmeno dover discutere. Si tratta di una bottiglia di Rosso di Montalcino, un vino tra i più cari sullo scaffale, ma potevamo tranquillamente acquistare bottiglie da 3 euro o lattine di birra che nessuno (malgrado il cartello che recita: “Non si vendono alcolici dopo le 22”) avrebbe provati a fermarci. La cassa è anche presidiata da una guardia giurata (che a volte c’è di giorno) per evitare problemi con clienti e possibili taccheggiatori.
Arrivati alla cassa con la bottiglia di vino, oltre a una confezione di polenta, una di camambert e diverse scatole di cibo per gatti, oltre a un sacco di crocchette, abbiamo pagato con il bancomat senza che alcuno degli addetti avesse ad eccepire quando ha passato il “vetro” sul lettore del codice a barre.

Ed ecco lo scontrino che indica la merce, il luogo e l’orario: le 23.19.
Non contenti, abbiamo chiesto a un amico di entrare anche lui nel supermercato e di acquistare un superalcolico. La sua scelta è caduta su una bottiglia di vodka che ha pagato (in contanti) 6,70 euro, più o meno il prezzo di un solo bicchiere in un bar di quelli che rispettano le regole e puntano alla qualità. Ed ecco lo scontrino con il nome del prodotto, l’indirizzo del supermercato e l’orario di vendita: le 23.37.

Tanto si è discusso sulle nuove norme del regolamento sulla vivibilità della movida, che sono state raffinate al massimo, perché intervengano chirurgicamente su quelle attività economiche che creano problemi senza distruggere quello che nella movida è animazione e opportunità turistica per la città. Durante la discussione, che è durata anni e nel corso della quale è stato spaccato il capello in quattro, qualcuno disse anche che non sarebbero servite nuove regole se anche quelle vecchie e più basilari non vengono fatte rispettare. Se perfino un punto vendita che porta il marchio della più grande catena di supermercati del mondo vende alcolici e superalcolici in bottiglia di vetro oltre l’orario consentito, come si fa a sperare che il negoziante bengalese rispetti le regole? Avremmo potuto stappare la bottiglia di vino, berla anche tutta e girare col vetro in mano come fanno tanti ragazzi. Il vuoto avremmo potuto usarlo come arma. L’algerino ucciso in vico dei Biscotti (a pochi metri dal supermercato) qualche settimana fa è stato ammazzato proprio così, è stato sgozzato con un coccio di bottiglia. Avremmo potuto scolare la vodka e ciondolare in pre coma etilico per tutta la zona della movida, vomitando qua e là come fanno tanti. Per acquistare, non abbiamo dovuto insistere nemmeno un secondo. Quando siamo arrivati, davanti al supermercato c’erano tre giovani che avevano appena stappato una lattina di birra. Il tutto a pochi metri dal pieno epicentro della movida fracassona e, ormai, anche pericolosa, cioè da quella via San Donato dove venerdì scorso un trentaduenne è stato massacrato da un branco di ragazzi che gli hanno portato via cellulare e portafoglio rompendogli la faccia a pugni.
È del tutto evidente che se le autorità e le forze di polizia non si metteranno in grado di far rispettare le regole, quelle vecchie e quelle nuove, ogni discorso sulla movida resterà quello che è stato fino ad ora: chiacchiere senza alcuna possibilità reale di intervenire su uno dei problemi che maggiormente contribuiscono a spingere in un buco nero di degrado il centro della città.
Ovviamente, abbiamo conservato gli scontrini e possiamo esibirli e consegnarli alle autorità che dovessero decidere di occuparsi della questione.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.