L’ambulante aspirante suicida arringa la folla e pretende la restituzione del libretto del camion sequestrato. Ha collezionato 15 sanzioni in 10 mesi

(Foto di Veronica Onofri)


di Monica Di Carlo

È appena sceso dal cornicione del Monumentale l’ambulante Giuseppe Mamone, detto Pino, il “re dei panini”, genere che vende da anni davanti allo stadio ogni domenica. Ora si sta concedendo ai giornalisti come una star. Per tutto il pomeriggio la gente è rimasta col naso in su. C’era chi rideva, chi commentava, chi fotografa, chi filma, chi si prende a gomitate, chi condanna. Mancava solo chi venda le patatine e i pop corn. È il secondo “show” della settimana per Mamone. Sì, perché è la seconda volta che sale sul ponte (il 10 ottobre scorso un vigile del fuoco lo ha convinto a scendere) e la seconda volta che decine e decine di passanti si fermano nella via XX che la polizia municipale ha dovuto chiudere al traffico. In troppi hanno scambiato un gesto così drammatico per un real tv. Drammatico non vuol dire giustificato. Mamone, oggi, si è calato nella parte di tribuno del popolo. Ha detto che voleva l’assessore alla Legalità (responsabile quindi anche della polizia municipale) Elena Fiorini lì, davanti ai giornalisti. Un applauso si è alzato dalla folla. In molti pregustavano la lapidazione a mezzo stampa secondo le consuete categorie un po’ qualunquiste ma ormai tanto popolari: “Comune cattivo”, “vigili cattivi”. L’assessore ha spiegato di essere disponibili a riceverlo in ufficio. Lui pretende il libretto del camion che gli è stato sequestrato consegnato sul posto. <Sto qui ad aspettare l’assessore fino a domani, mica ho chiesto del papa> ha detto. E a quel punto la folla da real ha applaudito, come da copione.
Mamone è un ambulante e il 9 ottobre scorso gli hanno sequestrato il camion. Sono stati gli agenti del reparto Commercio della polizia municipale che lo hanno controllato in via XII Ottobre contestandogli l’ennesima infrazione. La quindicesima nel corso dell’anno, cioè in soli dieci mesi, un comportamento che fa pensare che il piccolo imprenditore usi il mancato rispetto delle norme come regola. Non è l’unico della categoria a pensare che il conto non arrivi mai. In fondo, in passato è stato spesso così. Le tre associazioni di categoria (Anva, Aval, Fiva) che chiedono, ad esempio, di smettere di tollerare che alcuni forniscano il Durc (documento unico di regolarità contributiva) e altri no, che alcuni paghino le tasse e altri no. Dicono che bisogna aiutare chi è stato “ucciso” dalla crisi, ma senza lasciare che chi non paga d’abitudine e per vizio faccia concorrenza sleale agli altri.
Qui la situazione è diversa. Si tratta di inosservanza di regole diverse. Le regole a cui tutti devono sottostare. Quindici sanzioni sono la cartina di tornasole che l’attività non viene condotta con tutti i crismi. Tollerare, significherebbe danneggiare gli altri, quelli che lavorano pagando tutto, quelli che si attengono alle norme, magari facendo carico di spese maggiori. Tollerare significa abdicare dalla legalità. Eppure la folla da “real” che assisteva, oggi, sotto il ponte monumentale ha fatto la ola quando l’ambulante ha dettato le proprie condizioni per non gettarsi giù. Tutto questo mentre decine di uomini di polizia, vigili del fuoco, polizia municipale stavano lì (e non in tutti gli altri posti dove sarebbero serviti) e il traffico di tutta la città andava in tilt. No, non è mai bello assistere a scene di disperazione. Ma ci sono tanti imprenditori, non solo ambulanti, che sono “sul filo”, che tirano a campare rispettando le regole. Se ognuno salisse sul Monumentale per non pagare le multe, la Tari o la Tasi, la fornitura della corrente elettrica o il gas, come tirerebbe avanti la città? Cosa potrebbe raccontare a tutta questa gente un assessore che rende il libretto del camion a chi sale sul ponte e fa pagare tutti gli altri? Cosa ne penserebbero tutti quelli che hanno applaudito se al loro vicino di casa fosse consentito di non pagare la spazzatura mentre a loro non fosse abbuonato nemmenoun euro? Certo, l’ambulante che minaccia il suicidio è disperato e va aiutato, ma non affrancandolo dalle leggi sotto ricatto morale. O si autorizzarà chiunque a farlo. È un discorso scomodo, ma è l’unico che può fare chi ha davvero a cuore la legalità.

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