Sì della Regione al falò in spiaggia del legname accumulato con le mareggiate. Polemica di Agostini di Legambiente

mareggiata-prino-10Non serve più un’ ordinanza della Protezione civile nazionale per consentire ai Comuni liguri di bruciare il legname che si è accumulato sulle spiagge, a seguito del maltempo. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone, ha approvato una regolamentazione per sveltire le procedure e andare incontro alle esigenze dei Comuni: sarà possibile bruciare il legname sulle spiagge o prelevarlo direttamente, a fronte del riconoscimento di uno stato di emergenza per calamità, indipendentemente da un’ordinanza della Protezione civile nazinale. Le linee guida approvate consentono infatti ai privati di prelevare direttamente il materiale dalle spiagge e di bruciarlo in impianti termici civili, prevedere il trasferimento in impianti autorizzati al trattamento di biomasse oppure bruciarlo direttamente sulla spiaggia, a patto che non siano cumuli superiori a 3 metri cubi. <Tutti i Comuni liguri – dice Giampedrone – poossono provvedere agli abbruciamenti del materiale ligneo sul posto e ripulire così le spiagge e non saranno più costretti ad attendere l’ordinanza della protezione civile nazionale”.
Ma il provvedimento non piace ad Andrea Agostini di Legambiente.
<Come spesso succede, troppo spesso, i nostri amministratori mettono la polvere sotto i tappeti perchè cosi’ si fa prima e costa meno fatica e non da responsabili del bene pubblico del benessere del territorio e della salute dei cittadini – accusa Agostini -. Bruciare legna in roghi sulla spiaggia è un processo che non puo’ che portare danni. La legna che invade le nostre spiagge dopo le intese mareggiate è legna impregnata di sale , a volte mista a plastica, a volte sottoposta a trattamenti – vernici ed altro -. Permettere di bruciarla sulle spiagge è molto pericoloso in primis perchè quel fuoco produce diossine che inesorabilmente sulle ali del ento finiranno nei polmoni dei cittadini che risiedono fronte mare , ma anche perchè qualunque rediduo di incendio è molto, ma molto più nocivo del prodotto bruciato e quei residui contaminati resterebbero sulle spiagge sugli argini dove poi i cittadini andrebbero a prendere il sole, a fare il bagno a giocare con la sabbia. Come ben sa ogni tecnico non esiste diossina non nociva a qualunque livello , esistono dei parametri legali – molto opinabili invero, ma legali – che stabiliscono le quantità minime legalmente accettabili. Ma qui non stiamo parlando di strutture industriali , parliamo di spiagge , parliamo di ovvi e prevedibili accumuli negli anni e di abitanti che farebbero il bagno e si tufferebbero in un mare con presenza di polveri nocive. Non si puo’ raccontare nemmeno la favola che tutto sarà sotto controllo. Prevedere una analisi sistematica delle diossine e dei residui tossici degli incendi è molto costoso , non certo una procedura standardizzabile con le esigue risorte finanziarie di arpal o assessorati all’igene>.
<Cosi’ diciamo ai “ragionieri” prosegue Agostini -. Avete idea di quanto costerebbe l’analisi delle ceneri e la portata a discarica speciale dei residui tossici? No, miei cari ragionieri. Ma se volete fare le cose a modo questi conti vanno fatti e vedrete che se si vuol rispettare la legge costa meno portare la legna e le plastiche in discarica coi camion. Certo se semplificare , liberare, risparmiare, vuol dire liberi tutti, di fare quel che vogliono, allora è un altro discorso. Ma di questo miei cari amministratori vi troverete a rispondere in altre sedi>.

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