La Lega di Piacenza pronta a ricominciare la guerra dell’acqua con Genova. Rifiuti a rischio.

di Monica Di Carlo ————- trattori Quanto sono lontane le “guerre” tra Genova e Piacenza per la “briglia sul Cassingheno” nel giorno in cui i presidenti di Liguria, Giovanni Toti (Forza Italia), e dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (Pd) firmano l’accordo per il rilascio dalla diga del Brugneto di una quantità di acqua in più per le siccitose campagne padane. Insomma, la versione 2015 delle “convergenze parallele”. Erano gli anni ’90 e gli agricoltori emiliani facevano i picchetti per scongiurare che venisse portato a termine il progetto del Comune di Genova: prelevare l’acqua del Cassingheno prima che valicasse il confine per mettere rimedio al razionamento dell’acqua nel capoluogo genovese. Molti di voi ricorderanno l’invaso del Brugneto desolantemente vuoto, il divieto di bagnare l’orto e il giardino e di lavare la macchina, i rubinetti a singhiozzo. La briglia sul Cassingheno, stoppata dall’allora assessore all’ambiente Piero Villa, ambientalista volitivo che certo durante il suo mandato non ha lavorato per la ri candidatura, ma ha, anzi, preso una serie di provvedimenti “scomodi” che, visti col senno di poi, bisogna riconoscere per lo più giusti. Sulla briglia i progettisti si erano concentrati per ben 25 anni e il mandato di costruirla era stato dato all’Amga, l’allora Azienda municipalizzata gas e acqua, poi venduta a Iren dal sindaco Giuseppe Pericu che ha ceduto quasi tutti i gioielli di famiglia della Genova Superba per far quadrare il bilancio a seguito delle prime strette di Roma sui trasferimenti, I lavori per la costruzione della briglia erano iniziati nel maggio 1993, per poi essere interrotti in seguito all’occupazione del cantiere da parte di manifestanti piacentini oppositori del progetto, per le conseguenze ambientali e dunque turistiche, economiche e sociali. Erano i tempi in cui i cronisti chiamavano il guardiano della diga due volte al giorno per sapere a che tacca stava il livello e siccome questi era un po’ “ruvido” (verosimilmente per la quantità di telefonate ricevute), qualche volta prendevano l’auto e andavano di persona a vedere come stavano le cose e magari intravedere affiorare dalle acque i due paesi sommersi quando la diga artificiale ha creato il lago: Frinti e Molini di Brugneto. Ogni tanto, qualcuno telefonava in redazione annunciando di aver visto emergere la croce della chiesa di Frinti, circostanza improbabile visto che Frinti una chiesa non l’ha mai avuta e che le rovine dei due paesi stanno talmente in basso che se emergessero saremmo tutti alla sete. Franco Marenco, allora deputato di Alleanza Nazionale, nel 1995 racconta in una sua interpellanza di <scontri con le forze dell’ordine, arresti, con relative cause penali ed il rinvio a giudizio di alcuni manifestanti> e sottolinea che la gran parte dei problemi si sarebbe potuta risolvere riducendo i sistemi medioevali di distribuzione dell’acqua, quelli “a luce tarata” o “a bocca tassata” che fanno disperdere nelle fogne l’acqua che scorreva continuamente e non viene utilizzata. Con l’aumento del costo dell’acqua molti cittadini (soprattutto nel centro storico) hanno fatto a realizzare a loro carico sistemi “a consumo”. Inoltre sono stati realizzati la briglia sul torrente Laccio, il rifacimento ed il potenziamento della presa di Bargagli sul torrente Bisagno, il rifacimento ed il potenziamento dei pozzi della falda del torrente Bisagno in Corso Sardegna; tutti provvedimenti che permettono di non intaccare le riserve dei laghi fino a quando vi è abbondanza di acqua. Oggi, le regioni Liguria ed Emilia Romagna hanno firmato un accordo per il rilascio all’area piacentina di 600 mila metri cubi d’acqua dalla Diga del Brugneto. Secondo i giornali piacentini <Soddisfazione è stata espressa sia dal presidente della Regione Liguria, il quale sostiene che la “collaborazione fra le Regioni è un esempio dell’Italia che funziona”, sia da quello dell’Emilia Romagna, che ritiene questo accordo importate per dare una mano all’agricoltura piacentina>. Siccome, però, per dirla con Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, il cronista maligno (deformazione professionale) non può reprimere l’insano istinto di pensare che un significativo ruolo nella “reciproca soddisfazione” lo giochi, quantomeno al di qua dell’Appennino, il fatto che Piacenza abbia accettato i nostri rifiuti, quelli che il Comune di Genova non può più smaltire nella discarica chiusa di Scarpino. A conforto del sospetto del cronista malpensante arrivano le dichiarazioni del Dipartimento agricoltura della Lega piacentina che al giornale “il Piacenza” ha detto senza mezze misure che si tratta di un «Rilascio insignificante», «Una goccia nel mare>. A fare polemica è il consigliere regionale emiliano leghista Matteo Rancan che, insieme all’ex consigliere provinciale Giampaolo Maloberti, qualche giorno fa, durante la trattativa, aveva detto: «Se non rilasciano l’acqua possibili ripercussioni per i rifiuti liguri>.
<Attenzione – avevano detto Rancan e Maloberti – perché se è vero che a scherzare con il fuoco ci si brucia lo stesso rischia di accadere con l’acqua del Brugneto. Non vorremmo, infatti, che stanchi di essere presi in giro dal comune di Genova, dal Pd e dalla Regione Emilia Romagna, gli agricoltori piacentini dovessero decidere di scendere in strada a bordo dei loro trattori e di bloccare l’ingresso all’inceneritore dove dovrebbero confluire i rifiuti liguri>. Sempre qualche giorno fa, il segretario provinciale della Lega Nord di Piacenza Pietro Pisani, da settimane in contatto con la vicepresidente della giunta ligure Sonia Viale, segretaria del Carroccio della Liguria, ha detto: <L’intesa sui rifiuti non è a perdere, ma prevede compensazioni economiche e un maggiore rilascio di acqua dalla diga genovese, per “dissetare” la nostra Valtrebbia. Se le paratie non si apriranno è solo per l’ostruzionismo del Pd, che, per il tramite del sindaco Marco Doria, sta frenando un accordo che garantirebbe ai nostri agricoltori acqua per i campi. Vergognoso che il Pd anteponga le bandierine di partito alla risoluzione di un problema urgente e drammatico come quello della siccità>. Ora, pare proprio che la Lega piacentina non sia affatto soddisfatta delle quantità che saranno rilasciate. Così recita una nota del dipartimento agricoltura della Lega di Piacenza: <La diga è praticamente al massimo della sua capacità di contenimento, ovvero 25 milioni di metri cubi. Uno studio dice che l’esigenza idrica della vallata varia dai 15 ai 18 milioni di metri cubi d’ acqua, a seconda delle condizioni climatiche. Quest’anno siamo sicuramente vicino ai valori massimi . E loro pensano che aggiungendo 600 mila metri cubi ai 4 milioni rilasciati in precedenza si riesca a risolvere il problema? È questa semplice considerazione che fa sorgere in noi il dubbio che il vostro accordo, cari governatori, sia una presa in giro>. Li sentite anche voi i motori dei trattori e il rumore dei cingoli che si avvicinano all’inceneritore?

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