Facce de Zena Politica 

Cisgiordania, arrestata una volontaria ligure durante la raccolta delle olive: è Giorgia Lombardi

La consigliera comunale Avs della Spezia è tra i 14 volontari internazionali fermati dalle autorità israeliane nei pressi di Kafr Ni’ma. Il Partito Democratico ligure chiede al Governo di attivarsi per tutelare le persone coinvolte

Tra i 14 volontari internazionali arrestati in Cisgiordania mentre affiancavano contadini palestinesi nella raccolta delle olive c’è Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde. Il fermo sarebbe avvenuto nei pressi di Kafr Ni’ma, a circa 23 chilometri da Ramallah. La notizia è stata diffusa dal co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, che ha riferito di aver ricevuto dalla consigliera un messaggio vocale e di aver informato il ministero degli Esteri. Al momento, le informazioni disponibili non chiariscono la posizione delle autorità israeliane né l’esito del fermo.

Secondo la ricostruzione resa pubblica da Bonelli, l’intervento delle forze israeliane sarebbe avvenuto dopo un’aggressione ai contadini palestinesi da parte di coloni. I volontari, che si trovavano sul posto per assistere nella raccolta, sarebbero stati a loro volta aggrediti e poi arrestati da esercito e polizia israeliani; ai fermati sarebbero stati ritirati i passaporti. Si tratta della versione riportata dal portavoce, in attesa di ulteriori informazioni ufficiali sull’accaduto.

Sulla vicenda sono intervenuti il segretario regionale del PD, Davide Natale, e il segretario provinciale spezzino Marco Baruzzo, che hanno espresso solidarietà a Lombardi e agli altri volontari, chiedendo al Governo di intervenire per garantire la loro sicurezza. Nella loro nota definiscono il fermo «un atto grave» e sottolineano che la presenza degli attivisti era legata alla solidarietà e al sostegno alla comunità palestinese.

Il nuovo episodio si inserisce in una serie di fermi avvenuti durante la stagione della raccolta delle olive. Il 29 ottobre, nei pressi di Al-Lubban al-Gharbiyye, le autorità israeliane avevano fermato cinque attivisti italiani insieme ad altri volontari stranieri. La Farnesina aveva chiesto il rilascio immediato e attivato l’assistenza consolare.

Quella vicenda era stata preceduta, il 22 ottobre, dal fermo di quattro cittadine italiane nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, dopo un’operazione che aveva coinvolto anche numerosi altri attivisti. Le cinque italiane erano state rimpatriate il 24 ottobre.

Un ulteriore gruppo di 14 volontari era stato arrestato il 29 ottobre ad al-Lubban al-Gharbiyye: fra loro c’erano cinque italiani. Nei giorni successivi, quattro connazionali erano stati avviati all’espulsione amministrativa, mentre un quinto aveva scelto di attendere la procedura giudiziaria in Israele. È un caso distinto da quello che coinvolge Giorgia Lombardi, avvenuto in un’altra località e riferito il 6 novembre.

La raccolta delle olive è una stagione importante per le famiglie palestinesi e negli ultimi anni ha visto la presenza di volontari internazionali che affiancano i contadini e osservano le attività nei campi. Lombardi aveva già raccontato nel 2025 la propria esperienza di volontaria in Cisgiordania, descrivendo le difficoltà incontrate durante la raccolta e gli attacchi subiti dal gruppo da parte di coloni.

Aggiornamento: «Esprimiamo la nostra solidarietà a Giorgia Lombardi, consigliera comunale spezzina, arrestata in Cisgiordania mentre raccoglieva olive, insieme agli altri attivisti impegnati in una scelta di pace e di solidarietà con il popolo palestinese. È quanto dichiarano in una nota Jacopo Ricciardi, Luca Marchi e Matteo d’Imporzano, rispettivamente segretario regionale ligure, segretario provinciale spezzino di Rifondazione Comunista e il consigliere comunale di Spezia Bene Comune/Rifondazione Comunista «L’iniziativa di Giorgia rappresenta un gesto di responsabilità e di coraggio, che si inserisce nella tradizione dell’internazionalismo e della solidarietà tra i popoli. Essere presenti, mobilitarsi e prendere posizione contro l’occupazione e il genocidio in Palestina significa non accettare l’indifferenza di fronte a ciò che continua a subire la popolazione palestinese», concludono gli esponenti di Rifondazione Comunista.


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