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Manifestazione a Genova, circa 500 in corteo. Scovato e indagato a Milano il presunto promotore del Movimento 17 ottobre

I tre punti di ritrovo annunciati non sono stati comunicati. Dopo il passaggio in centro e alcuni momenti di tensione circoscritti davanti alla Prefettura, il corteo è tornato a De Ferrari. A Milano è in corso un’indagine su Youssef Siher, trentenne perquisito e accompagnato in questura, individuato anche grazie alla collaborazione di Meta. Sullo sfondo resta lo scontento di un’intera generazione e i problemi che la attanagliano sono un’enorme nuvola nera sul futuro del paese

I concentramenti annunciati non arrivano

La manifestazione del Movimento 17 ottobre si è svolta a Genova senza gravi disordini, nonostante i timori legati agli scontri e ai saccheggi avvenuti a Milano nel fine settimana precedente. Il movimento aveva annunciato che avrebbe comunicato tre punti di ritrovo per ogni città, ma le indicazioni non sono mai state diffuse. Al momento non è stato chiarito se la mancata comunicazione sia collegata alle indagini avviate sul presunto promotore del gruppo.

In piazza De Ferrari si è formato inizialmente un piccolo gruppo. I partecipanti si sono poi raccolti sulle scale di Palazzo Ducale, dove hanno discusso su come proseguire. Poco prima delle 17 è partito il corteo, con circa 500 persone, Tra i presenti c’erano studenti e manifestanti di diverse aree.

Dal centro a Principe, poi il ritorno

Durante il presidio sulle scale di Palazzo Ducale sono stati scanditi slogan contro la guerra e contro il fascismo, tra cui “siamo tutti antifascisti” e “ora e sempre Resistenza”. Il corteo ha attraversato piazza Matteotti e via San Lorenzo, per poi dirigersi verso Caricamento e il Porto Antico. Dopo una sosta, i manifestanti hanno proseguito verso Principe e, nel percorso di rientro, sono passati da piazza Corvetto e dalla zona della Prefettura.

Proprio in prossimità della Prefettura si è verificato il momento più delicato: dopo un cambio di direzione del gruppo, la Digos è intervenuta e si sono registrate tensioni circoscritte. Le forze dell’ordine sono sempre rimaste una presenza concreta ai margini o a lato della manifestazione, pronte a intervenire senza però alzare la tensione, nel pieno stile della gestione dell’ordine pubblico a Genova da dopo il G8 che qui ha sempre dato buoni frutti. La situazione è rimasta sotto controllo e il corteo ha continuato il percorso, tornando a De Ferrari, dove si è sciolto. Non si sono verificati saccheggi né episodi di violenza grave.

Alcuni esercizi commerciali avevano scelto di chiudere per precauzione, soprattutto nelle vie del centro.

Un esercito di scontento generazionale che è una bomba pronta a esplodere

Sarebbe comunque un errore derubricare la manifestazione come il primo e ultimo atto a Genova di un’organizzazione politica antagonista. Non bisogna perdere di vista il reale problema che nella nostra città come nel resto dell’Italia aggrega lo scontento, soprattutto dei giovani: un’intera generazione che si sente abbandonata, che non trova rispondenza e valori nella politica “tradizionale” di qualsivoglia schieramento, in cui è forte l’istanza pacifista, quella antifascista, come quella climatica ed ecologica, ma senza un riferimento certo di carattere politico tradizionale a cui unirsi.

A questo si sommano problemi sociali a cui nessuno si è preoccupato di trovare soluzioni reali, l’aumento della povertà e dell’occupazione precaria e sottopagata, l’assenza di ideali positivi riconoscibili e aggreganti, l’emarginazione delle periferie sociali e non necessariamente geografiche (così come accade in centro storico). Questo mare di persone che fluttua nei social è alla ricerca di un riferimento ed è di fatto facile preda di chiunque voglia farne il proprio esercito, come avevano cominciato a fare i vertici del Movimento 17 ottobre.

Alla manifestazione di Genova l’impressione è stata quella di un’aggregazione spontanea via social e chat di persone che non sono al momento una vera e propria rete, in qualche caso anche disorientate, ma con alcuni valori comuni di fondo e una serie di problemi che tutti riconoscono, non trovando una risposta. Non un commando violento, ma un’intera generazione che chiede risposte politiche e sociali a problemi concreti che la società e le istituzioni sembrano non vedere, criminalizzando gli effetti senza fare nemmeno il più piccolo tentativo di affrontarli all’origine. Se non si troveranno soluzioni reali all’insoddisfazione e allo scoramento, il problema non potrà che ingigantirsi e non servirà a molto individuare chi di volta in volta tenterà di aggregare e usare l’esercito inquieto del malcontento attraverso la nuova piazza, quella digitale, nella quale è possibile (i fatti degli ultimi giorni lo hanno dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno) organizzare qualsiasi tipo di iniziativa positiva o negativa senza che i partecipanti si siano nemmeno mai visti in faccia.

La prova di tutto questo sta nella manifestazione di oggi, proseguita, fortunatamente senza scontri, nonostante il vertice sia stato presumibilmente decapitato e senza i suoi input nel corso del corteo.

L’inchiesta nazionale sul presunto promotore

Nella stessa giornata è emersa la notizia dell’indagine su Youssef Siher, trentenne individuato dalla polizia e ritenuto dagli investigatori il presunto gestore della pagina Instagram del Movimento 17 ottobre. È stato accompagnato in questura per essere sentito e sono state eseguite perquisizioni, con il sequestro di dispositivi informatici ora al vaglio degli inquirenti. Le ricostruzioni riferiscono di controlli nella sua abitazione nel Bresciano e in un appartamento nell’area milanese, dove è stato trovato anche grazie alla collaborazione di Meta.

La Procura di Milano lo indaga per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso di strumenti informatici. L’inchiesta è seguita dalla sezione antiterrorismo.

Il profilo di Siher e i punti ancora da chiarire

Il profilo pubblicato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale, dove Youssef Siher ha svolto un periodo di formazione nell’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa, indica una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano. La scheda riporta interessi di ricerca sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sui rapporti tra Islam e nazionalismo arabo. Elenca inoltre diversi suoi contributi pubblicati nel 2024, dedicati, tra gli altri temi, alla Siria, al Marocco e all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente.

Le cronache riferiscono anche di sue collaborazioni giornalistiche con Il Fatto Quotidiano, già interrotte. Questi elementi descrivono il suo percorso accademico e professionale, ma non costituiscono di per sé prove rispetto alle ipotesi investigative. Resta da stabilire quale ruolo abbia avuto nella gestione della pagina, quali contenuti gli siano attribuibili e se il movimento avesse una struttura organizzativa definita o fosse composto da gruppi autonomi. Anche la ragione per cui non siano stati diffusi i tre concentramenti promessi non è stata ancora chiarita.


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