Oggi a Genova 

Bagni Mangini, otto condanne per la scalata contestata: cosa c’è dietro il caso

Il tribunale ha inflitto pene fino a due anni per riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita. La vicenda, nata da denunce sui fatti del 2016, si è intrecciata con la gestione dello stabilimento di corso Italia e con la nuova concessione balneare

Otto condanne chiudono, almeno in primo grado, il processo sulla presunta scalata ai Bagni Mangini di corso Italia. Il tribunale ha inflitto due anni a Giampaolo Scagliola, già coordinatore nazionale dell’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo Silb, e a Ettore Bocciardo, ex presidente genovese della stessa associazione e titolare di discoteche. La medesima pena è stata stabilita per Gian Paolo Clemente, Gian Michele Clemente, Emiliano Pagano e Marco De Ferrari. Mario Tasca è stato condannato a un anno e dieci mesi, Giuseppe Cantatore a un anno e sei mesi. Le contestazioni riguardavano, a vario titolo, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.

La vicenda giudiziaria si concentra su operazioni avvenute intorno al 2016 e sulle denunce presentate da Paola Brancaccio e Placido Napoli, che erano alla guida dello stabilimento e si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Ferdinando Stucci. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, il tentativo di acquisire il controllo dei Bagni Mangini sarebbe passato attraverso una rete di società e rapporti aziendali, con quote schermate o intestate a terzi. La procura ha ipotizzato che statuti costruiti ad hoc, assegni e bonifici fossero serviti a far circolare denaro e a creare nuove imprese, con l’obiettivo di rilevare lo stabilimento a condizioni vantaggiose. Si tratta della tesi accusatoria ricostruita nel processo, non di una descrizione da attribuire indistintamente a tutti gli imputati.

Nella denuncia, Napoli avrebbe riferito di essere stato estromesso dalla gestione e di aver visto entrare nella società persone vicine a Scagliola, alle quali sarebbe stata affidata anche l’organizzazione delle serate. L’accusa contestava inoltre che parte del denaro movimentato fosse stata reinvestita in altre attività. Alcuni reati, legati a fatti risalenti a quasi dieci anni prima, erano intanto prescritti; il processo era proseguito sulle contestazioni finanziarie rimaste in piedi.

Le condanne arrivano dopo una requisitoria in cui la pubblico ministero Paola Calleri aveva chiesto pene complessivamente superiori ai vent’anni. Per Scagliola e Bocciardo la richiesta era di sei anni ciascuno; per gli altri imputati erano state sollecitate pene inferiori. La procura aveva anche chiesto di trasmettere gli atti per valutare la posizione di un’avvocata civilista ascoltata come testimone, ipotizzando una falsa testimonianza: un’iniziativa distinta dalle condanne per la vicenda dei Bagni Mangini.

Gli imputati sono stati assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Paolo Scovazzi, Marco De Benedictis, Paolo Costa, Aldo Nappi, Federico Ricci e Nicola Scodnik. Nelle fasi precedenti del processo le difese non avevano ammesso operazioni illecite né condotte prevaricatorie.

Intanto, sul piano amministrativo, lo stabilimento è stato coinvolto nella procedura comunale per l’assegnazione delle concessioni balneari. Nel 2025 il Comune di Genova ha concluso l’iter per l’affidamento dei Bagni Mangini; le cronache avevano riferito che la concessione era stata assegnata ai gestori uscenti mentre il procedimento penale era ancora aperto. La vicenda ha così intrecciato per anni la gestione societaria dello stabilimento, le denunce dei titolari e la competizione per la concessione demaniale.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts