Genova riscopre il ritrattista delle dame: a Palazzo Lomellino la prima mostra su Giovanni Bernardo Carbone

Dal 10 ottobre al 24 gennaio circa trenta opere raccontano l’artista che ha ritratto l’aristocrazia genovese del Seicento. Accanto ai dipinti, un percorso sulla moda, un’installazione multimediale, visite e incontri con studiosi

Abiti di seta, merletti, gioielli, acconciature e sguardi che restituiscono il carattere dei loro proprietari: Palazzo Nicolosio Lomellino dedica la prima mostra monografica a Giovanni Bernardo Carbone, tra i ritrattisti più richiesti dalla nobiltà genovese del Seicento. L’esposizione, intitolata “Giovanni Bernardo Carbone 1616-1683. Un ritrattista ‘alla moda’ nella Genova di metà Seicento”, sarà visitabile dal 10 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 nelle sale del piano nobile del palazzo, in via Garibaldi 7.

Il percorso riunisce circa trenta dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private, alcuni dei quali inediti, e propone due letture intrecciate: l’evoluzione artistica di Carbone e il cambiamento della moda nella società genovese. I ritratti non documentano soltanto l’aspetto dei committenti, ma anche il loro rango, il gusto e le strategie con cui le famiglie aristocratiche costruivano e comunicavano il proprio prestigio. La mostra dedica particolare attenzione alla resa delle stoffe, dei pizzi, delle parure, degli accessori e degli ornamenti, elementi che nei dipinti diventano parte essenziale della rappresentazione sociale.
Nato nel 1616, figlio del notaio Pantaleo, Carbone entrò probabilmente poco dopo il 1630 nella bottega di Giovanni Andrea De Ferrari. Dalla fine degli anni Quaranta la sua attività si sviluppò tra ritratti, pale d’altare e dipinti destinati alle quadrerie. La scheda scientifica lo colloca in una stagione di passaggio: dalla matrice naturalistica affermatasi all’inizio del secolo verso le soluzioni più scenografiche del Barocco. Nel suo linguaggio confluiscono le esperienze di De Ferrari e Domenico Fiasella, la lezione di Anton van Dyck e Jan Roos, oltre ai modi di Valerio Castello e Domenico Piola.
Il confronto con Van Dyck fu particolarmente importante per la ritrattistica di Carbone, ma non si tradusse in una semplice imitazione. Nei suoi dipinti, l’impianto solenne e la cura della posa si accompagnano a una forte attenzione alla psicologia dei soggetti. Gli sguardi e le espressioni, più o meno marcati, restituiscono la personalità dei ritrattati e superano l’immagine stereotipata. Secondo il curatore Daniele Sanguineti, proprio questa capacità di unire precisione naturalistica e intensità psicologica costituisce uno dei tratti distintivi del pittore.
Un plausibile riferimento per l’avvio della sua attività è il busto di Marco Antonio Viccino inserito nel “Compianto sul Cristo morto”, dipinto datato 1641 e conservato nella parrocchiale di Zoagli. Tra il 1652 e il 1657 Carbone soggiornò a Venezia: in quegli anni poté osservare da vicino le opere di Bernardo Strozzi e i dipinti dei grandi ritrattisti veneziani del Rinascimento, Tiziano e Tintoretto. Il rientro a Genova è collocato entro il 1657. Tra le opere richiamate nella ricostruzione del suo percorso figurano il ritratto di Lucrezia Pallavicini Brignole, costruito attorno alla figura della nobildonna in una loggia e a una sontuosa cortina di velluto, e quello di una giovane gentildonna con un rametto di ciliegie, utile a documentare i cambiamenti del gusto nei primi anni Cinquanta.
La moda è il secondo protagonista della mostra. Per circa mezzo secolo, tra il 1580 e il 1630, Genova aveva guardato alla Spagna come modello di riferimento non solo nell’economia e nella finanza, ma anche nell’abbigliamento. In seguito, le difficoltà finanziarie spagnole e il mancato rispetto delle scadenze dei pagamenti degli interessi contribuirono a incrinare quella centralità. I commerci e i rapporti internazionali favorirono allora l’arrivo di influenze diverse, provenienti soprattutto da Francia, Inghilterra e Paesi Bassi.
Il cambiamento si legge anche nei vestiti dipinti da Carbone. Alla foggia spagnola, più austera e caratterizzata negli uomini dal nero, si affiancano modelli femminili sempre più ricchi e mutevoli, con gonne sostenute da ampi guardinfanti, casacche dalle baschine allargate, colletti di pizzo, gioielli e acconciature elaborate. Le rare testimonianze di tessuti e merletti presenti nel percorso aiutano a confrontare la materia reale con la sua traduzione pittorica. I dipinti offrono così una finestra sulle competenze di tessitori, ricamatori, orafi e merlettaie, il cui lavoro sosteneva la cultura del lusso nella Genova barocca.
La mostra è curata da Daniele Sanguineti, docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Genova e autore della monografia su Carbone pubblicata da Sagep nel 2020. Per gli approfondimenti sulla storia della moda e del costume collaborano Marzia Cataldi Gallo, Thessy Schoenholzer Nichols e Loredana Pessa. Ad arricchire la visita è prevista un’installazione audiovisiva realizzata da Opera Laboratori con ToonTaun, per la regia di Federico Basso. Tre grandi pareti a schermo avvolgeranno il pubblico con immagini dei dipinti, dei volti e dei dettagli degli abiti, proponendo un racconto immersivo sulla moda, i tessuti e i rituali di bellezza del Seicento.
Il calendario delle attività comincia l’11 novembre, alle 16, a Palazzo Lomellino con “Specchi di tela: la società genovese del Seicento tra status, carattere e moda”, incontro di Marzia Cataldi Gallo seguito da una visita guidata. Il pacchetto conferenza e visita costa 14 euro; la prenotazione è obbligatoria scrivendo a lomellino@studiobc.it. Il 18 novembre Daniele Sanguineti parlerà del ritratto del committente nelle pale d’altare con “Carbone e il sacro”. Il 25 novembre Loredana Pessa approfondirà le stoffe preziose nell’incontro “Fiori di seta, d’oro e d’argento”.
Il 2 dicembre Camilla Ruffini proporrà una riflessione su fiocchi e nastri come espressione della crisi e del desiderio di cambiamento nel Seicento; il 9 dicembre Daniele Sanguineti tornerà sul soggiorno veneziano del pittore con “Carbone a Venezia: suggestioni e riflessioni”. Il 15 dicembre Valentina Borniotto e Luigi Trucchi ripercorreranno l’evoluzione del ritratto dall’antichità a oggi.
Il progetto si estende anche ai Musei Nazionali di Genova. Il 12 novembre, alle 16, a Palazzo Spinola Gianluca Zanelli guiderà una visita dedicata ai ritratti seicenteschi di Fiasella, Grechetto, Gaulli e Casa Piola. Il 19 novembre, sempre alle 16, a Palazzo Reale Luca Leoncini presenterà i ritratti genovesi conservati nelle collezioni del museo. I posti sono limitati e la prenotazione va richiesta rispettivamente a palazzospinola@cultura.gov.it e palazzoreale@cultura.gov.it. Il biglietto dei Musei Nazionali, che comprende l’ingresso sia a Palazzo Spinola sia a Palazzo Reale, costa 12 euro intero e 2 euro per i giovani tra 18 e 25 anni; l’ingresso è gratuito per i minori, le categorie aventi diritto e i titolari della Card dei Musei Nazionali di Genova.
Il 21 gennaio 2027, all’Aula Magna della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, in via Balbi 2, si terrà il convegno “Pittura di ritratto 1640-1680. Genova a confronto con alcuni centri italiani”, curato da Daniele Sanguineti. Una prima sessione sarà dedicata a Carbone e al contesto genovese; una seconda allargherà il confronto a Torino, Milano, Bologna, Venezia, Firenze e Napoli, con interventi di studiosi, docenti e specialisti della ritrattistica del XVII secolo. Sono inoltre in preparazione quattro appuntamenti sull’artigianalità del lusso a Genova e in Liguria, con laboratori, interviste e conversazioni con gli artigiani, in collaborazione con la Camera di Commercio, Confcommercio e la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa. Per questo ciclo il calendario è ancora in via di definizione.
La mostra è promossa dall’Associazione Palazzo Nicolosio Lomellino di Strada Nuova, associazione di promozione sociale. Matteo Luigi Bruzzo, presidente dell’associazione, ha ricordato nel catalogo il lavoro condiviso con studiosi, restauratori, istituzioni e prestatori pubblici e privati. Il catalogo è dedicato anche a Giovanna Rotondi Terminiello, studiosa e già presidente del Premio Rotondi ai salvatori dell’arte.
Palazzo Nicolosio Lomellino si trova in via Garibaldi 7. Durante il periodo della mostra sarà aperto giovedì e venerdì dalle 15 alle 18, sabato, domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 18. Per informazioni è disponibile il numero 393 8246228 e il sito www.palazzolomellino.org.
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