Ex Ilva, si allarga la protesta: «Fermare gli stabilimenti sarebbe un colpo per Genova»

Pd e Movimento 5 Stelle chiedono al Governo di intervenire prima dello stop annunciato entro il 15 novembre. Al centro le ricadute su lavoratori, indotto e futuro industriale dei territori

La fermata degli stabilimenti ex Ilva di Genova e Novi Ligure, annunciata entro il 15 novembre, provoca nuove reazioni politiche. Il Partito Democratico di Genova, i consiglieri regionali Andrea Orlando e Simone D’Angelo e il Movimento 5 Stelle chiedono al Governo di individuare rapidamente una soluzione per garantire la continuità produttiva e tutelare l’occupazione.

Per il Partito Democratico (PD) genovese, lo stop dell’impianto cittadino sarebbe «un colpo gravissimo» per la città e per il suo sistema industriale. La preoccupazione riguarda i posti di lavoro, ma anche l’indotto e la tenuta di una filiera siderurgica che il partito considera strategica. I ritardi e l’assenza di una prospettiva, si legge nella nota, non devono diventare un costo da scaricare sui dipendenti, sulle loro famiglie e sui territori. La richiesta è che l’esecutivo intervenga subito per scongiurare la fermata e garantire un futuro alla produzione di acciaio in Italia.
Orlando e D’Angelo, consiglieri regionali del PD, condividono la posizione dei sindaci di Genova e Novi Ligure e definiscono inaccettabile l’ipotesi di una fermata generale. Secondo i due esponenti, i siti liguri non possono restare sospesi nell’incertezza sul processo di vendita di Acciaierie d’Italia e sul futuro dello stabilimento di Taranto. Chiedono quindi al Governo una verifica concreta delle possibili soluzioni industriali e organizzative, per mantenere attivi gli impianti e affrontare le esigenze di sicurezza e sostenibilità del ciclo produttivo.
Il nodo di Taranto, sostengono Orlando e D’Angelo, non deve tradursi in uno stallo per gli altri stabilimenti. La decarbonizzazione, aggiungono, va accompagnata da scelte industriali, investimenti e garanzie occupazionali. I due consiglieri chiedono inoltre al Governo di lavorare con le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali per costruire una prospettiva credibile per Genova e Novi Ligure.
Dura anche la presa di posizione del Movimento 5 Stelle (M5S). Il capogruppo regionale Stefano Giordano e il capogruppo al Senato Luca Pirondini inseriscono la vicenda ex Ilva in un quadro più ampio di crisi industriali e vertenze occupazionali. Citano, oltre allo stabilimento genovese, la situazione di Ericsson in Liguria e le difficoltà di Beko, Electrolux e Stellantis in altri territori. A loro giudizio, il rischio di fermata entro novembre mette in pericolo migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto e aggraverebbe la situazione del ponente genovese, già segnato dalle crisi industriali.
Giordano e Pirondini contestano al Governo l’assenza di una strategia industriale e criticano le sue priorità, sostenendo che mentre lavoratrici e lavoratori affrontano l’incertezza occupazionale l’esecutivo si concentra sulla riforma della legge elettorale. Sulla vertenza Ericsson, i due esponenti affermano inoltre che non ci sarebbero ancora garanzie formali e vincolanti sul ritiro dei licenziamenti, nonostante gli annunci di una soluzione.
Le forze politiche convergono dunque sulla richiesta di evitare lo stop degli impianti e di impedire che le conseguenze dell’incertezza ricadano sui lavoratori. Per Genova, la posta in gioco — avvertono — riguarda anche la permanenza di una presenza produttiva e di una filiera che la città non può permettersi di perdere.
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