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Hiv, Lodi e Bruzzone: «In Liguria incidenza tra le più alte d’Italia, nuovi casi anche tra adulti eterosessuali»

Il Comune prepara iniziative di prevenzione e annuncia progetti con l’Azienda tutela della salute Liguria e il Terzo settore. Tra gli obiettivi: favorire i test, contrastare le diagnosi tardive e combattere lo stigma

Informazione, prevenzione e sensibilizzazione: il Comune di Genova sta lavorando a iniziative dedicate all’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (Hiv) e alla sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids). L’annuncio è arrivato a Palazzo Tursi durante una riunione delle commissioni consiliari seconda e settima, dedicata alle politiche di prevenzione e inclusione. I progetti saranno definiti insieme all’Azienda tutela della salute Liguria e alle associazioni del Terzo settore, anche in vista della Giornata mondiale contro l’Aids del primo dicembre.

Le assessore comunali Cristina Lodi, con delega al Sociale, e Rita Bruzzone, con delega alle Pari opportunità, hanno indicato tra le azioni da promuovere l’educazione sessuale, le campagne informative e l’accesso ai test. L’obiettivo è raggiungere anche persone adulte, oltre ai giovani, e superare la convinzione che il rischio riguardi soltanto alcuni gruppi. Le diagnosi tardive, hanno osservato, rendono più difficile intervenire tempestivamente e contribuiscono a mantenere lo stigma nei confronti di chi vive con l’Hiv.

Hiv e Aids non sono sinonimi: l’Hiv è il virus che colpisce il sistema immunitario, mentre l’Aids è uno stadio clinico avanzato dell’infezione. Le terapie antiretrovirali oggi disponibili permettono di controllare il virus e di proteggere la salute; non si tratta però di una guarigione definitiva. Se la terapia mantiene la carica virale non rilevabile per almeno sei mesi, il virus non viene trasmesso per via sessuale.

Le assessore hanno definito tra i più alti in Italia il tasso di crescita delle nuove diagnosi registrato in Liguria negli ultimi anni, segnalando molti casi tardivi e diagnosi tra adulti eterosessuali. Il rapporto nazionale più recente disponibile, riferito al 2024, registra 2.379 nuove diagnosi in Italia, pari a un’incidenza di 4 casi ogni 100mila residenti. Indica inoltre che le incidenze regionali più alte sono state osservate in Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna. Il dato citato dalle assessore riguarda la crescita nel tempo e non coincide necessariamente con la classifica dell’incidenza annuale. Nel 2024, a livello nazionale, il 40,3% delle persone con una nuova diagnosi aveva meno di 200 linfociti CD4 per microlitro, indicatore di diagnosi tardiva.

«La prevenzione è fondamentale e dobbiamo aiutare chi è colpito dalla patologia a combattere lo stigma», hanno dichiarato Lodi e Bruzzone, aggiungendo che informazione e accesso ai test sono strumenti centrali per promuovere comportamenti consapevoli e tutelare la salute.

I dati nazionali sono consultabili sul sito dell’Istituto superiore di sanità: https://www.epicentro.iss.it/aids/epidemiologia-italia.


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