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Ponte Morandi, Silvia Salis annuncia richiesta di maxi risarcimento: «Genova ha subito danni patrimoniali e d’immagine»

Nell’ottavo anniversario della tragedia, la sindaca Silvia Salis annuncia dal palco che il Comune chiederà un risarcimento «molto molto importante». Le eventuali somme ottenute saranno destinate a manutenzione, decoro e sicurezza della città

Otto anni dopo il crollo del Ponte Morandi, Genova non chiede soltanto memoria e verità. Chiederà anche un risarcimento per le conseguenze che quella tragedia ha lasciato sull’intera città. L’annuncio è arrivato dalla sindaca Silvia Salis durante la commemorazione del 14 agosto, davanti ai familiari delle 43 vittime e alle autorità riunite nella Radura della Memoria.

«Il Comune di Genova chiederà un risarcimento molto molto importante per i danni patrimoniali e d’immagine che ha subito», ha annunciato la sindaca, indicando già anche la destinazione delle eventuali risorse che arriveranno: saranno utilizzate integralmente per un programma dedicato alla cura, alla manutenzione, al decoro e alla messa in sicurezza della città.

È questo il passaggio politicamente più significativo del discorso pronunciato nell’ottavo anniversario della tragedia. Salis ha spiegato che il dolore vissuto dalle famiglie resta qualcosa di incomparabile, ma ha sottolineato come anche Genova abbia pagato e continui a pagare un prezzo molto alto per quanto accaduto il 14 agosto 2018.

La sindaca ha richiamato i cantieri, le incertezze e quella che ha definito l’onda lunga del crollo, ancora oggi percepibile soprattutto nei quartieri direttamente coinvolti. Da qui la scelta di chiedere che anche il danno subito dalla città venga formalmente riconosciuto.

«Quest’anno sento un dovere altrettanto forte, che è quello di difendere Genova», ha detto la sindaca ricordando una città che dopo il crollo è riuscita a reagire e rialzarsi, ma che continua a portare le conseguenze di quella ferita. Secondo la sindaca, quanto emerso nel percorso giudiziario rafforza il diritto di Genova a chiedere il riconoscimento dei danni subiti.

Il discorso si è aperto con il ricordo di quella mattina di otto anni fa. La pioggia, i telefoni rimasti senza risposta, le famiglie che non avrebbero più potuto riabbracciare i propri cari e una città improvvisamente colpita nel suo cuore. Nella Radura della Memoria, ora nella sua configurazione definitiva, i 43 alberi dedicati alle vittime sono diventati per la sindaca il simbolo di una memoria che non deve limitarsi alla commemorazione.

«Le loro radici nella terra ci devono insegnare quello che è l’utilità e lo scopo della memoria: non solo non dimenticare, ma continuare a cercare la verità», ha affermato.

Silvia Salis ha ricordato anche il valore delle iniziative organizzate in questi giorni, dalla mostra fotografica ospitata a Palazzo Tursi agli appuntamenti artistici dedicati alla tragedia. Parole, fotografie, teatro e cultura, ha spiegato, sono strumenti indispensabili per impedire che il trascorrere del tempo cancelli quanto accaduto.

Ma per la sindaca questo anniversario presenta anche un elemento diverso rispetto ai precedenti. Dopo anni di attesa, ha detto, si comincia a intravedere una risposta alla richiesta di verità arrivata incessantemente dai familiari delle vittime.

Ribadendo il principio secondo cui nessuno può essere considerato colpevole prima di una condanna definitiva, Salis ha richiamato quanto emerso nell’aula giudiziaria e ha sostenuto che oggi sia stato compiuto un passo importante nel riconoscimento delle responsabilità legate alla tragedia. «Quello che è successo non è stata una fatalità imprevedibile», ha detto, parlando di omissioni e incurie e ribadendo che il profitto non può mai prevalere sulla manutenzione e sulla sicurezza delle persone.

La sindaca ha ricordato anche le scuse pronunciate un anno fa a nome delle istituzioni e ha rilanciato il principio della responsabilità pubblica: chi rappresenta le istituzioni, ha spiegato, deve assumersi il peso di ciò che è avvenuto e soprattutto costruire condizioni perché tragedie simili non possano ripetersi.

Da qui la scelta di destinare l’eventuale risarcimento non ad altre voci di bilancio, ma direttamente alla città. «Qualsiasi risorsa riusciremo ad ottenere verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città».

Il messaggio finale è stato rivolto soprattutto ai più giovani che visiteranno la Radura della Memoria. Quel luogo, secondo la sindaca, dovrà insegnare alle nuove generazioni a pretendere dalle istituzioni verità, programmazione e responsabilità. E alle istituzioni resterà il compito più difficile: dimostrare ogni giorno di meritare quella fiducia.

A margine della commemorazione, Silvia Salis è tornata anche sul futuro dell’area del Ponte Morandi e sul Parco della Memoria. La sindaca ha spiegato che nelle ultime settimane si sono svolti tavoli e interlocuzioni formali e che con il viceministro Edoardo Rixi è stato concordato un nuovo punto della situazione a settembre, quando sono attese novità per la città.

Salis ha sottolineato che nel quartiere ci sono ancora persone che attendono il riconoscimento dei danni subiti e che l’intera area ha pagato conseguenze pesantissime dopo il crollo. Senza entrare nelle polemiche sulla destinazione delle risorse, la sindaca ha ribadito che i fondi devono esserci e devono andare innanzitutto a chi ha subito direttamente i danni. Sul percorso da seguire ha condiviso l’impostazione del viceministro Rixi: prima occorre utilizzare integralmente le somme già disponibili e, qualora non fossero sufficienti, sarà necessario reperire ulteriori risorse.


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