Oggi a Genova 

Ponte Morandi, l’accusa di Egle Possetti ai manager: «Si sentono bistrattati e cercano scorciatoie per ottenere privilegi»

A otto anni dal crollo, la presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi torna sul giudizio di primo grado e lancia un duro monito su sicurezza, controlli e responsabilità: «Gli utili non possono essere l’unico baluardo»

Otto anni di attesa, dolore e battaglie. Ma anche la prima commemorazione del 14 agosto celebrata dopo un passaggio giudiziario che, per i familiari delle 43 vittime del Ponte Morandi, rappresenta una tappa fondamentale nel lungo cammino verso la verità. Dal palco della Radura della Memoria Egle Possetti, presidente e portavoce del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, ha pronunciato uno degli interventi più duri della giornata, tornando sulle responsabilità emerse nel processo e chiedendo che quanto accaduto serva a cambiare profondamente il modo in cui il Paese affronta sicurezza, manutenzione e prevenzione.

Per Possetti il 14 agosto 2018 è anche una ferita personale devastante: nel crollo perse la sorella, il marito di lei e i loro due figli. Prima di entrare nel cuore del suo intervento ha voluto ricordare Massimo Terrile (come già aveva fatto la sindaca Silvia Salis), uno dei pubblici ministeri che hanno lavorato all’inchiesta, scomparso poche settimane fa, e ringraziare volontari, uffici comunali e tutte le persone impegnate nell’organizzazione della commemorazione.

«Abbiamo atteso otto anni con pazienza, con trepidazione, con speranza», ha detto. Quest’anno, però, il ricordo delle vittime arriva dopo il giudizio di primo grado, definito dalla presidente del comitato «importante, qualificato, serio», perché ha individuato gravi responsabilità, omissioni e condotte ritenute inadeguate.

La presidente del Comitato ha ripercorso le ore immediatamente successive al crollo: la corsa dei soccorritori, gli ospedali messi in allerta, la speranza di trovare persone vive sotto le macerie e poi la consapevolezza, sempre più drammatica, che il numero delle vittime continuava a crescere. Quindi l’incredulità delle famiglie e di una città intera di fronte a una tragedia che appariva inconcepibile.

Poi sono arrivate le indagini. Egle Possetti ha ricordato il lavoro della guardia di Finanza e della Procura e ha sintetizzato con parole durissime quanto, a suo giudizio, sarebbe emerso negli anni successivi: «Anni di incuria, anni di colpe, anni di menzogne, anni di omissioni, anni di presunzione e di incompetenza».

Il percorso giudiziario non è concluso e saranno necessari gli ulteriori gradi di giudizio. Ma per la presidente del Comitato una cosa è già chiara: «Crediamo fermamente che questa vicenda non possa chiudersi senza colpevoli». Un’affermazione accompagnata dall’accusa verso un sistema che, secondo Possetti, avrebbe privilegiato troppo a lungo gli utili rispetto alla sicurezza e alla prevenzione.

Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata anche al dibattito sulle responsabilità dei vertici aziendali. La presidente del comitato ha parlato di una sorta di reazione di alcuni manager dopo le recenti condanne pronunciate in processi legati a grandi tragedie, criticando chi ritiene eccessivo il peso delle responsabilità attribuite a chi occupa incarichi dirigenziali.

La risposta della presidente del Comitato è stata netta: nessuno è obbligato ad assumere il ruolo di manager e proprio perché si tratta di incarichi importanti, complessi e ben remunerati, comportano responsabilità altrettanto rilevanti. Pianificare strategie, amministrare risorse e raggiungere obiettivi economici non può significare, secondo Egle Possetti, relegare sicurezza e prevenzione in secondo piano.

«Le loro certezze, le loro presunzioni di onnipotenza sono crollate con le macerie del ponte», ha affermato, sostenendo che il sistema debba cambiare e che la sicurezza debba diventare parte integrante di qualsiasi modello economico sostenibile.

L’appello è stato rivolto anche alla politica. Possetti ha chiesto che tutte le forze politiche sappiano mantenere equilibrio e indipendenza, senza piegarsi esclusivamente alle esigenze dei soggetti economicamente più forti. Allo stesso tempo ha precisato che non tutti i dirigenti d’impresa seguono la stessa logica e che esistono manager capaci di considerare sicurezza e prevenzione non semplicemente come costi, ma come investimenti destinati a produrre benefici collettivi nel lungo periodo.

Per la presidente del Comitato è proprio il lungo periodo ciò che troppo spesso manca. Servono programmazione, capacità di guardare oltre il risultato immediato e riconoscimento di chi produce un beneficio per l’interesse pubblico.

A otto anni dalla tragedia, però, il peso personale resta immutato. «Siamo qui con il nostro fardello di dolore», ha detto la presidente del Comitato, descrivendo conseguenze che continuano a riemergere anno dopo anno. «Sentiamo la grande fatica della nostra battaglia ma non molliamo. Abbiamo tanti motori nel cuore che sono tutti i nostri cari».

La memoria, dunque, deve diventare azione. Per questo Egle Possetti guarda al Memoriale del Ponte Morandi come a qualcosa di più di un luogo destinato al ricordo. Ha espresso fiducia nel nuovo percorso di gestione e nella possibilità che possa diventare un centro di studio, conoscenza e soprattutto prevenzione.

«Abbiamo tanto bisogno di memorie attive in questo Paese, ma non vogliamo più ricostruire i crolli», è stato uno dei passaggi conclusivi. L’obiettivo è trasformare il dolore in uno strumento capace di cambiare lo sguardo sul patrimonio pubblico e sulla sicurezza.

Infine la citazione di John Fitzgerald Kennedy, scelta per riassumere il rapporto tra responsabilità e potere: «Quando il potere porta l’uomo verso l’arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe la sfera di interesse dell’uomo, la poesia gli ricorda la ricchezza e la diversità dell’esistenza. Quando il potere corrompe, la poesia rigenera».

Prima della cerimonia, Possetti ha espresso amarezza per l’assenza di una rappresentanza più forte del Governo. Pur riconoscendo la vicinanza dimostrata negli anni dal viceministro Rixi (unico del Governo presente oggi), la presidente del Comitato ha spiegato che i familiari si aspettavano la presenza di un’altra figura istituzionale di primo piano, soprattutto in un anniversario che arriva dopo una sentenza che ha coinvolto anche funzionari dello Stato e che, secondo il Comitato, ha messo in evidenza pesanti errori compiuti anche sul fronte della concessione.

Un’assenza che per Egle Possetti pesa ancora di più proprio perché, a otto anni dalla tragedia, il percorso per arrivare alla piena verità non può essere considerato concluso.


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