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Antonio Uccelli vince il testa a testa: è il nuovo rettore dell’Università di Genova

Ballottaggio serrato per la guida dell’ateneo genovese: decisivi i voti pesati, con il medico Antonio Uccelli davanti a Michele Piana

Antonio Uccelli è il nuovo rettore dell’Università di Genova per il sessennio 2026-2032. Il risultato è arrivato al termine del ballottaggio concluso alle 14 di oggi, venerdì 3 luglio 2026, con una partecipazione molto alta: hanno votato 2.546 elettori, pari all’89,96 per cento degli aventi diritto.

La sfida finale ha visto contrapposti Antonio Uccelli, medico e ricercatore, già direttore scientifico del Policlinico San Martino e figura di primo piano nel campo delle neuroscienze, e Michele Piana (professore ordinario di Analisi Numerica presso l’Università di Genova e Ricercatore Associato presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica).

, arrivati al ballottaggio dopo il primo turno. A spostare gli equilibri nella fase decisiva è stata anche l’alleanza costruita da Antonio Uccelli con le candidate Emanuela Sasso e Nicoletta Dacrema, che dopo la prima votazione gli avevano garantito il proprio sostegno.

Il voto è stato calcolato secondo il sistema previsto dall’ateneo, con peso unitario per docenti e studenti rappresentanti negli organi universitari e voto pesato per il personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e sociosanitario. Nel dettaglio, hanno votato 1.019 appartenenti a quest’ultima componente, per un totale di 297,548 voti pesati, e 1.527 tra docenti e studenti rappresentanti, pari a 1.527 voti. I voti espressi pesati sono stati quindi 1.824,548, troncati a 1.824,54.

Il risultato finale ha assegnato 942,21 voti ad Antonio Uccelli e 844,82 a Michele Piana, mentre le schede bianche sono state 37,51. Un margine netto ma non larghissimo, che chiude una competizione interna molto seguita e apre ora una nuova fase per l’Università di Genova.

Nel profilo personale pubblicato durante la campagna, Antonio Uccelli ha scelto di raccontarsi partendo dalla vita privata. Ha 61 anni, è sposato con Michele, che definisce una donna fantastica, sempre al suo fianco nei momenti difficili e anche nella scelta di candidarsi. Racconta anche l’orgoglio per il figlio Cesar, cresciuto attraverso un percorso complesso che, nelle sue parole, lo ha reso più forte e felice. Tra gli affetti di casa ci sono anche i cani: Antonio Uccelli dice di amare in particolare i boxer, presenti nella sua vita da trent’anni.

Il cuore del suo autoritratto resta però il lavoro. Antonio Uccelli si definisce prima di tutto medico e neurologo, un mestiere esercitato per molti anni con passione, occupandosi soprattutto di malattie degenerative come la sclerosi multipla. Nel descrivere il proprio modo di intendere la medicina insiste su competenza, umanità ed empatia, qualità che dice di avere cercato di mettere al centro del rapporto con i pazienti.

Alla medicina ha sempre affiancato la ricerca, spinto dalla curiosità di capire le cause delle malattie neurologiche e di trovare strade per curarle. Il lavoro con molte persone, racconta, gli ha insegnato il metodo, la collaborazione e la capacità di costruire gruppi. Rivendica anche il ruolo di maestro nei confronti degli allievi ai quali ha trasmesso la passione per medicina e ricerca, vedendoli poi crescere come medici e ricercatori.

Negli ultimi anni, spiega ancora Antonio Uccelli, l’esperienza nella gestione di organizzazioni complesse gli ha fatto scoprire una nuova dimensione del lavoro: quella di costruire condizioni perché il sistema funzioni e perché gli altri possano avere successo. Da qui l’immagine che qualcuno gli ha attribuito e che lui stesso riprende: «Sono un buon enzima», capace di tirare fuori il meglio dalle persone.

Nel suo racconto personale trovano spazio anche passioni e interessi. Antonio Uccelli dice di mettere nella vita curiosità, entusiasmo e attenzione alle relazioni umane, partendo dall’idea che ogni persona abbia talenti da mettere non solo al servizio dei propri obiettivi, ma anche della famiglia e della comunità. Ama la natura, soprattutto la montagna, che esplora in mountain bike, oggi anche con pedalata assistita. Apprezza la buona cucina e il buon vino, con una predilezione dichiarata per la barbera e per i bianchi friulani.

La musica progressive, in particolare i Genesis, e quella della west coast hanno accompagnato la sua giovinezza, mentre negli anni successivi sono arrivati i R.E.M. e David Sylvian. C’è poi il calcio, praticato da ragazzo con risultati che lui stesso definisce modesti, e seguito con una fede calcistica non dichiarata apertamente ma, dice, facilmente intuibile per chi lo riconosce la domenica a Marassi. Una passione che, precisa, non lo ha mai portato a godere delle sconfitte altrui, anche perché in famiglia ci sono un fratello e una sorella che tifano per un’altra bandiera.


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