Commercio Economia 

Black Friday, sconti sotto accusa: Bruxelles dà ragione a Francesca Recine e riapre il caso delle promozioni online

L’indagine della Commissione europea sui grandi sconti online conferma molte delle anomalie denunciate da Francesca Recine e da Confesercenti: in circa un caso su tre i ribassi risultano indicati in modo irregolare. Ora, secondo l’associazione, serve un nuovo intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per difendere consumatori e negozi di vicinato

Le promozioni del Black Friday tornano nel mirino e questa volta a mettere nero su bianco le irregolarità è la Commissione europea. Il controllo coordinato con le autorità nazionali per la tutela dei consumatori ha riguardato 314 operatori online e ha fatto emergere che il 30 per cento dei siti verificati indicava gli sconti in modo scorretto. In sostanza, quasi un caso su tre. Un dato che dà nuova forza alle denunce avanzate da Confesercenti e rilanciate ora da Francesca Recine, da poco eletta presidente nazionale della Federazione italiana settore moda di Confesercenti.

Il punto centrale riguarda il modo in cui viene presentato il prezzo ribassato. Le regole europee stabiliscono che, quando un’azienda annuncia una riduzione, il prezzo di riferimento debba essere quello più basso applicato nei trenta giorni precedenti. È proprio su questo terreno che i controlli hanno riscontrato le principali criticità. Ma non solo. L’indagine ha rilevato anche altre pratiche potenzialmente scorrette: nel 36 per cento dei casi venivano aggiunti prodotti opzionali nel carrello, e in quattro casi su dieci questo avveniva senza una richiesta di consenso chiara; nel 34 per cento dei casi comparivano confronti di prezzo, ma sei operatori su dieci non spiegavano bene quale fosse il parametro usato; inoltre il 18 per cento dei siti utilizzava tecniche di pressione commerciale come i conti alla rovescia o i falsi avvisi di scarsità del prodotto, mentre il 10 per cento ricorreva al cosiddetto “drip pricing”, cioè all’aggiunta di costi extra solo nelle ultime fasi dell’acquisto.

Per Francesca Recine tutto questo rappresenta una conferma piena delle contestazioni già sollevate dall’associazione. In una nota diffusa da Confesercenti, la presidente sottolinea che i negozi tradizionali aspettavano da tempo un riscontro del genere, perché lavorano rispettando regole che invece, sul versante digitale, troppo spesso risultano aggirate o applicate in modo opaco. Secondo l’associazione, il commercio online continua infatti a presentare “zone d’ombra” difficili da cogliere per i cittadini ma molto pesanti per chi opera nel commercio di vicinato.

Il passaggio più politico della presa di posizione riguarda però l’esposto presentato nel novembre 2024 all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Confesercenti ricorda che quella segnalazione era stata archiviata, ma sostiene che alla luce dei risultati emersi dall’indagine europea non sia più rinviabile una nuova presa di posizione del Garante. Francesca Recine osserva che il fatto di avere trovato irregolarità sugli sconti in circa un caso su tre dimostra che la denuncia dell’associazione era fondata e che il tema della trasparenza dei prezzi, soprattutto durante le grandi campagne promozionali, non può più essere considerato secondario.

La linea di Confesercenti è netta: non si tratta di ostacolare il commercio online, ma di pretendere le stesse regole per tutti, senza lasciare che il costo di una concorrenza distorta ricada sui negozi fisici. E la stessa Commissione europea, del resto, ha chiarito che dopo il controllo potranno scattare iniziative da parte delle autorità nazionali contro le imprese coinvolte. È su questo che adesso si concentra la richiesta dell’associazione: più vigilanza, più controlli e un quadro davvero equilibrato tra digitale e commercio tradizionale. Perché se le promozioni diventano poco trasparenti, il danno non è solo per chi vende correttamente, ma anche per chi compra convinto di fare un affare che, in realtà, spesso non esiste.


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