“Borotalco”, maxi blitz tra Genova e l’Europa: sigarette di contrabbando, arresti e sequestri per milioni – VIDEO

Operazione internazionale Gdf-Adm coordinata dalla Procura europea tra Italia, Regno Unito, Polonia, Francia e Svizzera. Al centro un traffico di tabacchi lavorati esteri con base operativa nel Regno Unito e ramificazioni in più continenti

Dall’alba di oggi è scattata una vasta operazione internazionale coordinata dalla Procura europea con sede a Torino contro un’organizzazione ritenuta attiva nel contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri. In azione il Centro operativo della Direzione investigativa antimafia, il comando provinciale della guardia di Finanza di Genova e la sezione Antifrode dell’ufficio locale di Genova dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, con perquisizioni e arresti eseguiti in Italia e all’estero con il supporto delle forze di polizia di Regno Unito, Polonia, Francia e Svizzera. In Italia le attività hanno interessato Genova, Milano, Segrate, La Spezia, Trieste, Bosco Marengo e Napoli.

L’inchiesta, battezzata “Borotalco”, nasce dall’analisi dei movimenti dei container in arrivo nel porto di Genova e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe fatto emergere una struttura transnazionale con base operativa nel Regno Unito e collegamenti in Europa, Asia e Africa. Secondo gli inquirenti, il gruppo sarebbe stato diretto da soggetti ritenuti riconducibili alla mafia curda, in particolare a esponenti del gruppo criminale noto come “Bombacilar” o “Hackney Bombers”.
Le indagini avrebbero documentato una rete molto ampia, con contatti e appoggi operativi in diversi Paesi europei ed extraeuropei, tra cui Italia, Francia, Olanda, Regno Unito, Polonia, Georgia, Svizzera, Turchia, Armenia, Kenya ed Emirati Arabi Uniti. L’organizzazione, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe usato rotte di navigazione diversificate per sfuggire ai controlli doganali, si sarebbe appoggiata a persone esperte di pratiche doganali per favorire partenze e scali dei container e avrebbe acquistato direttamente il tabacco lavorato presso fabbriche in Armenia, Dubai e Spagna. I proventi illeciti, infine, sarebbero stati trasferiti anche attraverso criptovalute per cercare di nasconderne l’origine ed evitare sequestri.
Il bilancio dell’operazione è pesante. I controlli svolti nel porto di Genova e in altri scali europei hanno consentito di sequestrare circa 32 tonnellate di tabacchi lavorati esteri, con un omesso pagamento dei diritti di confine stimato in oltre 8 milioni di euro. In particolare, gli investigatori indicano sequestri per circa 12.200 chili arrivati tra giugno e settembre 2024, altri 9.800 chili tra luglio e ottobre 2024 e ulteriori 10.000 chili tra giugno e ottobre dello stesso anno. A questi si aggiungerebbe l’importazione illegale di altri 8.900 chili nel luglio 2024, con dazi, accise e imposta sul valore aggiunto non versati per oltre 2,3 milioni di euro.
Su richiesta della Procura europea, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei indagati e un decreto di sequestro beni per circa 2,5 milioni di euro, cifra ritenuta corrispondente alle imposte evase e al profitto del reato contestato. Le accuse, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata al contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri, introduzione nel territorio dello Stato di ingenti quantitativi di merce e falsità ideologica. Il comunicato segnala inoltre che altre nove spedizioni transitate nello scalo ligure tra ottobre 2023 e luglio 2024, con caratteristiche ritenute simili a quelle già accertate, sono ancora in fase di approfondimento.
Nella ricostruzione investigativa, un ruolo importante sarebbe stato svolto anche in Liguria da una società indicata come “notify” delle spedizioni, cioè come soggetto terzo al quale comunicare l’arrivo della merce oltre al destinatario formale. Secondo gli inquirenti, questa società avrebbe messo a disposizione spazi aziendali in provincia di Alessandria per scarico, stoccaggio e successivo ricarico della merce, oltre al materiale di copertura usato per occultare i carichi e ai sigilli contraffatti. La stessa ditta, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche fornito consulenze in materia doganale e strategie per evitare controlli nelle fasi di trasporto e sdoganamento. Per questo, allo stato, è ritenuta persona giuridica responsabile degli illeciti amministrativi previsti dal decreto legislativo 231 del 2001.
Gli investigatori contestano poi l’apporto di un esperto informatico, descritto nel comunicato come campano, che avrebbe creato e gestito siti internet e indirizzi mail fittizi per mascherare i destinatari reali delle spedizioni nella documentazione doganale. L’organizzazione, inoltre, si sarebbe servita di chat criptate su Signal, Telegram e Threema per mantenere i contatti tra i vari soggetti coinvolti.
L’operazione si è sviluppata anche grazie al supporto del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @On. Cinque indagati destinatari della misura cautelare in carcere, si legge ancora nel comunicato, sono stati portati nei penitenziari competenti per territorio, mentre nel carcere di Genova Marassi sono stati trasferiti i due italiani arrestati nel capoluogo ligure.
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