Referendum sulla giustizia, in Liguria sfondano i No: Genova e La Spezia trascinano la bocciatura, Savona si allinea, Imperia resta sola

Affluenza alta e quadro politico ormai definito: la riforma viene respinta con forza nel cuore della regione e nel Levante, mentre solo a Imperia vince il Sì. Nel Tigullio fanno eccezione Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino, dove il voto si sposta sull’altro fronte

Più che una Liguria divisa, quella uscita dalle urne è una Liguria che ha preso una direzione abbastanza precisa. Il No alla riforma della giustizia ha vinto in modo netto nei territori che pesano di più sul piano demografico e politico, cioè Genova, La Spezia e Savona, mentre il Sì è rimasto in piedi soltanto a Imperia, provincia che ha votato meno del resto della regione e che alla fine appare come una controtendenza isolata più che come un vero contrappeso. Il dato nazionale, intanto, conferma la tendenza generale, con il No al 53,73 per cento e il Sì al 46,27 per cento, a fronte di un’affluenza definitiva del 58,93 per cento.

La Liguria, però, non solo si è allineata al verdetto nazionale, ma lo ha fatto con una partecipazione superiore. Alla chiusura dei seggi l’affluenza regionale si è attestata al 62,24 per cento, oltre tre punti sopra la media italiana. È un dato che pesa politicamente, perché segnala che il referendum è stato sentito e che il risultato non nasce da una mobilitazione debole o marginale. Genova ha chiuso al 63,37 per cento, La Spezia al 63,89, Savona al 62,20, mentre Imperia si è fermata al 55,91 per cento, restando l’unica provincia ligure sotto la soglia nazionale.
Se poi si guarda al voto, il quadro diventa ancora più chiaro. La Spezia è il territorio in cui il No corre di più, arrivando al 55,04 per cento contro il 44,96 del Sì. Savona segue la stessa linea, con il No al 52,53 e il Sì al 47,47. Imperia, invece, è l’unica provincia che si schiera dall’altra parte e fa vincere il Sì con il 52,76 per cento contro il 47,24 del No. È proprio questo incrocio tra bassa affluenza e vittoria del Sì a rendere politicamente più debole il dato imperiese: non il segnale di una regione spaccata davvero in due, ma l’eccezione di un territorio che resta arroccato su una posizione diversa mentre altrove la bocciatura della riforma prende corpo in modo più largo.
Il passaggio più delicato, e anche quello da leggere con maggiore precisione, riguarda il Levante dell’area metropolitana. Non è corretto raccontarlo come un blocco omogeneo, perché qui la geografia del voto si fa più frastagliata. La gran parte dei comuni si è attestata sul No, ma nel Tigullio orientale il Sì ha trovato tre sponde molto precise: Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino. Sono tre realtà che si muovono in un contesto socioeconomico diverso da quello di gran parte del resto della provincia, e proprio questo aiuta a capire la loro eccezione politica. Nel caso di Portofino il profilo è addirittura estremo: i dati fiscali più recenti continuano a collocarlo in cima alla classifica dei comuni italiani per reddito medio dichiarato.
È in questo tratto di Tigullio più benestante, con una forte presenza di seconde case e con un tessuto residenziale che, secondo una lettura politica locale, intercetta anche una quota significativa di persone arrivate dal Nord, soprattutto dalla Lombardia, che il Sì ha trovato il suo spazio più solido dentro la provincia di Genova. Ma proprio perché questo voto resta concentrato in un’area precisa, non può oscurare il dato generale: nella città metropolitana la spinta prevalente è andata al No, e a determinarla sono stati soprattutto il peso di Genova e l’orientamento di gran parte degli altri comuni.
Alla fine, quindi, la sintesi più corretta è questa: non una Liguria in equilibrio tra due fronti, ma una Liguria in cui il No ha avuto la meglio in modo netto grazie alla forza di Genova, alla spinta ancora più marcata della Spezia e all’allineamento di Savona. Imperia resta sola dalla parte del Sì e il Tigullio offre solo una piccola di resistenza, concentrata tra Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino. Il messaggio politico che esce dalle urne, però, non cambia: la regione nel suo complesso ha respinto la riforma, e l’ha fatto con una partecipazione alta, quindi con un verdetto che pesa ancora di più.
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