Referendum, Silvia Salis esulta per il No e attacca la destra, Marco Bucci abbassa i toni: «La scelta dei cittadini va sempre ascoltata e rispettata»

La sindaca parla di risultato “netto e inequivocabile”, rivendica l’alta affluenza di Genova e sostiene che gli italiani abbiano difeso la Costituzione. Più misurata la replica del presidente della Regione, che invita a rispettare il verdetto uscito dalle urne

Il giorno dopo il referendum costituzionale sulla giustizia, la politica ligure si ritrova già divisa nell’interpretazione del risultato. Da una parte c’è la lettura fortemente politica della sindaca di Genova Silvia Salis, che rivendica la vittoria del No come una bocciatura piena della riforma e insieme della strategia della destra. Dall’altra quella molto più prudente del presidente della Regione Marco Bucci, che sceglie invece il registro istituzionale e si limita a prendere atto del voto espresso dagli italiani.

Per Silvia Salis il significato del referendum è chiarissimo e non lascia spazio ad ambiguità. La sindaca parla di «vittoria del no netta e inequivocabile» e la lega a una partecipazione che considera particolarmente significativa, soprattutto a Genova. Secondo la sua lettura, il voto non ha soltanto respinto una riforma, ma ha premiato chi ha voluto difendere la Costituzione e ha smentito il tentativo, da lei attribuito alle destre, di trasformare la consultazione in uno scontro politico aggressivo e populista.
Nelle parole della sindaca c’è anche un attacco molto diretto al modo in cui, a suo giudizio, la campagna referendaria sarebbe stata condotta. Silvia Salis sostiene infatti che gli italiani non si siano fatti trascinare dal “pensiero semplice” e non abbiano creduto a chi ha provato a creare confusione attorno al quesito, arrivando, afferma, perfino a evocare scenari estremi e ad agitare paure legate a stupratori, spacciatori e immigrati irregolari. Il messaggio politico che la sindaca prova a far passare è netto: il risultato non sarebbe soltanto una sconfitta della riforma, ma anche un rigetto di una certa impostazione della destra.
Nella sua analisi Silvia Salis insiste poi con forza sul dato genovese, che considera particolarmente significativo. Ricorda che in città ha votato oltre il 63 per cento degli aventi diritto e definisce la vittoria del No “schiacciante”, addirittura oltre il dato nazionale. Per la sindaca quel numero conferma che a Genova esiste una voglia di partecipazione molto forte e che la città, dopo avere scelto di cambiare rotta, continua a mostrare attenzione verso la vita democratica e verso le scelte di fondo che riguardano il Paese. È un passaggio che la sindaca usa anche per saldare il referendum alla dimensione amministrativa locale, quasi a dire che il risveglio della partecipazione non riguarda solo il livello nazionale, ma anche il rapporto nuovo tra cittadini e città.
C’è poi il merito della riforma, che Silvia Salis contesta in modo altrettanto esplicito. Secondo la sindaca, gli italiani avrebbero capito che il quesito non affrontava i problemi veri della giustizia, come la lentezza dei processi o la carenza di organico, ma puntava piuttosto a indebolire la magistratura, sottoponendola alla politica e modificando gli equilibri tra chi governa e chi controlla la legalità. È qui che la sua lettura si fa ancora più politica, perché il referendum viene presentato come uno scontro tra due idee di Stato e di democrazia, non come una semplice consultazione tecnica.
Il finale del ragionamento della sindaca è quasi un messaggio rivolto al campo progressista. Silvia Salis auspica infatti che questo risultato diventi uno sprone per il centrosinistra e per tutte le forze progressiste, chiamate, a suo dire, a superare divisioni e frammentazioni per rispondere in modo più unitario alla domanda di pragmatismo che arriva dai territori. La sindaca sostiene che i cittadini non chiedano soltanto la difesa dei principi, ma soluzioni concrete sui problemi quotidiani, a partire da sicurezza, sanità, lavoro e pressione fiscale. In altre parole, usa il referendum per allargare subito il discorso a ciò che potrà accadere politicamente nei prossimi mesi.
Di tono completamente diverso è invece la dichiarazione di Marco Bucci. Il presidente della Regione evita la lettura polemica e sceglie una formula molto più sobria. Dice di prendere atto con rispetto del voto espresso dagli italiani sulla riforma della giustizia e sottolinea che la scelta dei cittadini va sempre ascoltata e rispettata, tanto più in presenza di una larga partecipazione. Nessuna rivendicazione, nessuna controffensiva, nessun commento di merito sulla campagna o sulla riforma: soltanto il riconoscimento del risultato e del ritorno di una forte presenza alle urne.
Ed è proprio questo il dato politico che emerge con più chiarezza dalle due dichiarazioni. Il referendum produce non solo un esito, ma anche due narrazioni opposte. Silvia Salis legge il voto come una sconfitta piena della destra e come un segnale di rilancio per il fronte progressista. Marco Bucci, al contrario, sceglie di non trasformare il risultato in una battaglia verbale e si rifugia in un profilo istituzionale. La distanza tra i due, insomma, non sta soltanto nel giudizio sul referendum, ma nel modo stesso di stare dentro il dopo-voto: offensivo e politico quello della sindaca, prudente e contenuto quello del presidente della Regione.
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