Giordano Bruschi, il partigiano Giotto, ai seggi a 100 anni e 183 giorni. Ha votato per il referendum

Accompagnato da Giuseppe Pezzoni del Circolo Sertoli, si è presentato alle urne confermando ancora una volta il suo legame profondo con la vita democratica della città e del Paese


Ci sono immagini che raccontano più di molte parole, e quella di Giordano Bruschi al seggio per il referendum è una di queste. Il partigiano “Giotto”, figura storica dell’antifascismo, ha votato a 100 anni e 183 giorni, accompagnato da Giuseppe Pezzoni del Circolo Sertoli. Un gesto semplice solo in apparenza, perché dentro quella presenza alle urne c’è un intero secolo di storia italiana attraversato in prima persona: la dittatura, la guerra, la Resistenza, le lotte operaie, l’impegno politico, la memoria civile.

Per Genova, Giordano Bruschi non è soltanto un nome legato alla stagione partigiana, ma uno dei volti più riconoscibili di una tradizione antifascista che non ha mai smesso di farsi testimonianza pubblica. Vederlo ancora una volta al voto significa vedere in piedi, davanti alla scheda elettorale, una biografia che ha incrociato alcuni dei passaggi più duri e più decisivi del Novecento italiano. E significa anche ricordare che la partecipazione democratica, per chi ha conosciuto davvero cosa vuol dire non averla, non è mai un dettaglio.
La storia di Giordano Bruschi comincia a Pistoia, dove nacque il 20 settembre 1925, ma si intreccia presto con Genova, città in cui si trasferì con la famiglia nel 1937. Il padre, ferroviere antifascista, era finito nel mirino del regime, e quel trasferimento fu già il segno di una vita segnata dalla scelta di non piegarsi. Da ragazzo Bruschi si avvicinò agli ambienti socialisti e comunisti e, dopo l’8 settembre, entrò nella Resistenza. Fu staffetta partigiana, poi combattente, e assunse il nome di battaglia “Giotto”, quello con cui sarebbe rimasto conosciuto per tutta la vita.
Dopo la Liberazione tornò a Genova e legò il proprio destino a quello del movimento operaio e sindacale. Entrò nella Cgil e ne divenne dirigente, lavorando in particolare nel settore dei marittimi e partecipando a battaglie sindacali che hanno lasciato un segno nella storia del lavoro cittadino. Il suo nome è stato associato negli anni a una lunga stagione di vertenze, mobilitazioni e conflitti sociali, vissuti sempre dalla parte dei lavoratori. In seguito il suo impegno si allargò anche alla politica istituzionale, fino all’esperienza nel Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu segretario provinciale, membro del comitato politico nazionale e consigliere comunale a Genova. Nel 1997 fu anche candidato sindaco.
Negli ultimi decenni, però, Giordano Bruschi è diventato soprattutto uno dei testimoni più autorevoli della memoria resistenziale e popolare genovese. E ora è ormai uno dei pochi ancora in vita e con la piena lucidità che gli consente di raccontare quanto ha visto e vissuto. Ha parlato nelle scuole, nei circoli, nelle manifestazioni pubbliche, ha scritto e raccontato, sempre con la stessa lucidità, la stessa passione e la stessa idea di giustizia sociale. La città lo ha riconosciuto come una figura simbolica, capace di tenere insieme memoria storica e presenza civile, passato e presente.
Per questo il voto di oggi pesa ben oltre il gesto individuale. Non è soltanto la notizia di un uomo molto anziano che si reca alle urne, ma il segno di una continuità morale e civile rarissima. Giordano Bruschi si è presentato al seggio come hanno fatto milioni di italiani, ma con sulle spalle un secolo di storia e una vita intera spesa a difendere i diritti, la democrazia e la dignità delle persone. Anche per questo la sua presenza alle urne ha qualcosa che va oltre la cronaca: è una lezione silenziosa, ma fortissima.
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