Spettacoli 

All’Ortica va in scena lo spettacolo che spacca i pregiudizi: “Auguri e figli maschi” mette sotto accusa i cliché sulla prostituzione

Un lavoro duro e provocatorio, che usa il teatro per smontare parole, etichette e doppi standard cuciti addosso alle donne. Sabato 22 marzo appuntamento con la stagione “DeclinAzioni”

Sabato 22 marzo alle 18.30 il Teatro dell’Ortica di Genova ospita un nuovo appuntamento della stagione “DeclinAzioni” con “Auguri e figli maschi”, spettacolo scritto da Valeria Banchero, interpretato da Silvia Bargi e diretto da Fiammetta Bellone. È un lavoro che affonda le mani in uno dei territori più scomodi del linguaggio quotidiano, quello dei luoghi comuni che circondano la prostituzione e, più in generale, il modo in cui la società guarda, giudica e marchia il corpo femminile.

Il cuore dello spettacolo sta tutto nelle domande che porta in scena, domande taglienti, destinate a lasciare un segno anche nello spettatore: «Cosa vuol dire “essere una troia”? Quali immagini passano per la nostra testa quando utilizziamo luoghi comuni cotti e mangiati, e cuciamo addosso a quella ragazza la nomea di “una facile”?». Da qui parte un’indagine teatrale che non cerca scorciatoie né consolazioni, ma prova a smontare il meccanismo quasi automatico con cui certi termini vengono usati per colpire, semplificare e ridurre una persona a un’etichetta.

In scena scorrono testimonianze reali di clienti e prende forma la figura di una prostituta che tenta di sottrarsi a una condizione che sembra non lasciare vie d’uscita. È proprio in questo intreccio tra parola, esperienza e giudizio sociale che lo spettacolo costruisce la sua forza, perché non si limita a raccontare una marginalità, ma interroga direttamente chi guarda. Il punto non è solo che cosa pensiamo di una donna definita “facile”, ma perché la stessa immagine, se trasferita su un uomo, perda improvvisamente il suo peso negativo o venga perfino letta con indulgenza. È lì che il testo colpisce, nel doppio standard, nell’ipocrisia e nella comodità con cui si sceglie di giudicare invece di comprendere.

Nelle note di presentazione una frase sintetizza bene l’impianto dell’opera: «Nessuno conosce un popolo meglio di una prostituta». È una chiave di lettura potente, perché sposta lo sguardo dal margine al centro, da chi viene osservato a chi osserva, da chi subisce il marchio a chi quel marchio lo impone. Le parole riportate in scena diventano così, come suggerisce il progetto, veri e propri “sassi concreti”, capaci di pesare sulla coscienza del pubblico.

L’appuntamento si inserisce nella trentesima stagione del Teatro dell’Ortica, intitolata “DeclinAzioni”, un cartellone che punta a raccontare la complessità del presente evitando letture facili e polarizzazioni. Una linea ribadita anche dal direttore artistico Giancarlo Mariottini, che lega il senso della stagione proprio alla necessità di attraversare le sfaccettature del reale e di renderne visibili gli strati più profondi.

“Auguri e figli maschi” andrà in scena al Teatro dell’Ortica, in via delle Gavette 103, sabato 22 marzo alle 18.30. Sul palco ci sarà Silvia Bargi, con un testo di Valeria Banchero e la regia di Fiammetta Bellone. Più che uno spettacolo, si annuncia come una provocazione diretta al pubblico, chiamato a fare i conti non soltanto con il tema della prostituzione, ma con tutto ciò che si nasconde dietro il lessico del giudizio.


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