Bronchiolite, in Liguria crollano ricoveri e casi: immunizzati oltre nove bambini su dieci

La campagna contro il virus respiratorio sinciziale supera il 90 per cento di copertura e riduce in modo netto l’impatto della malattia. Intanto la Regione firma il nuovo accordo con i pediatri per garantire più flessibilità organizzativa e continuità assistenziale sul territorio

La campagna di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale in Liguria sta producendo risultati che la Regione definisce molto positivi, sia sul piano clinico sia su quello organizzativo. Nella stagione 2025-2026 le coperture hanno superato il 90 per cento e, parallelamente, il tasso di incidenza dei casi e dei ricoveri per bronchiolite è sceso in modo marcato. Un risultato che arriva mentre l’amministrazione regionale prova anche a rafforzare l’assistenza sul territorio con la firma del nuovo Accordo integrativo regionale per la pediatria di libera scelta.
A tracciare il quadro è l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, che rivendica la partenza anticipata della campagna già dal primo ottobre 2025 e lega i risultati ottenuti a un lavoro condiviso tra pediatri, Istituto Giannina Gaslini e famiglie. «La Regione Liguria si è attivata tempestivamente avviando la campagna di immunizzazione già dal 1° ottobre 2025», sottolinea Massimo Nicolò, aggiungendo che i numeri raggiunti sono il frutto di «un importante lavoro di squadra» che ha consentito di ridurre non solo il numero dei casi, ma anche le ospedalizzazioni, proteggendo in particolare i neonati, fascia in cui il virus può provocare forme anche gravi di polmonite.
La Regione evidenzia di essersi mossa per tempo anche sul piano normativo, con una specifica legge regionale finalizzata a garantire la disponibilità del farmaco e quindi a far partire la campagna nel momento ritenuto più utile. Un passaggio che viene richiamato anche dalla direttrice delle Politiche del farmaco di Regione Liguria Barbara Rebesco, che mette l’accento sulla differenza rispetto alla stagione precedente. «Quest’anno, a differenza della campagna precedente in cui avevamo dovuto confrontarci con una carenza nazionale del farmaco, la disponibilità delle dosi e l’efficace attività di programmazione e distribuzione hanno consentito di offrire una copertura quasi totale dei bambini interessati», spiega Barbara Rebesco. Secondo la dirigente, proprio questo elemento avrebbe inciso in modo determinante soprattutto sul calo dei ricoveri ospedalieri.
I dati clinici sono stati illustrati dall’Istituto Giannina Gaslini, che lega il risultato all’integrazione tra l’anticorpo Nirsevimab e il modello territoriale del “Gaslini Diffuso”. Il vicedirettore sanitario e direttore del Governo clinico Giuseppe Spiga ricorda che nella stagione 2024-2025 il tasso di incidenza dei ricoveri totali per bronchiolite era già sceso da 41,7 a 17,3 ogni mille ricoveri. «L’efficacia del Nirsevimab, l’anno scorso, nel prevenire l’ospedalizzazione è stata calcolata al 65 per cento, un dato da considerare tuttavia conservativo», osserva Giuseppe Spiga, spiegando che quella campagna era partita quando la stagione epidemica era già in corso. Per l’annata attuale, invece, il quadro appare ancora più incoraggiante, perché la copertura farmacologica è stata completa fin dall’inizio della circolazione virale. «Ad oggi, non si registrano pazienti immunizzati che abbiano necessitato di ventilazione meccanica invasiva», evidenzia Giuseppe Spiga, aggiungendo che si osserva anche un innalzamento dell’età media dei soggetti ospedalizzati, elemento che viene letto come una conferma della protezione offerta alla fascia neonatale tra 0 e 3 mesi, storicamente la più esposta al rischio di insufficienza respiratoria acuta.
Molto alti anche i numeri della partecipazione sul territorio. Il segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri Michele Fiore sottolinea che «la quasi totalità dei pediatri di famiglia ha aderito alla campagna» e che le coperture immunitarie sono risultate molto elevate. In particolare, spiega, è stato immunizzato il 91 per cento dei bambini coinvolti nel cosiddetto catch-up di recupero, cioè i nati prima della stagione epidemica tra aprile e ottobre, mentre tra i nati durante la stagione, quindi da ottobre in poi, la copertura ha raggiunto il 96 per cento. Michele Fiore parla anche di «drastico calo dei casi di bronchiolite nella fascia di età immunizzabile» e segnala che i pochi ricoveri e i rari casi seguiti a domicilio riguardano soprattutto bambini nati prima di aprile 2025, quindi fuori dalla campagna o comunque con età superiore ai dodici mesi. Dati che, precisa, emergono da un monitoraggio interno realizzato dalla federazione attraverso un questionario rivolto ai pediatri liguri e che confermano sia l’adesione delle famiglie sia l’effetto positivo dell’immunizzazione territoriale nella prevenzione delle forme più rilevanti di infezione respiratoria nei primi mesi di vita.
Il monitoraggio, spiegano i promotori della campagna, continuerà attraverso il Registro regionale delle bronchioliti, considerato uno strumento fondamentale per seguire l’andamento epidemiologico e reagire rapidamente a eventuali variazioni nella circolazione del virus.
Accanto ai dati sulla bronchiolite, la Regione ha annunciato anche la firma del nuovo Accordo integrativo regionale con le organizzazioni sindacali dei pediatri di libera scelta, sottoscritto il 10 febbraio 2026 con Federazione italiana medici pediatri, Federazione Confederazione italiana pediatri – Società italiana pediatria preventiva e sociale – Sindacato italiano nazionale specialisti pediatrici e Sindacato medici pediatri di famiglia. L’intesa recepisce il nuovo Accordo collettivo nazionale e viene presentata come un primo tassello di una riforma più ampia dell’assistenza pediatrica ligure.
Per Massimo Nicolò si tratta di «un primo passo nel percorso di aggiornamento della disciplina regionale della pediatria di libera scelta», con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza territoriale e garantire continuità e qualità delle cure. L’assessore regionale sottolinea che l’accordo introduce strumenti di maggiore flessibilità organizzativa per rispondere meglio ai bisogni delle famiglie e dei bambini.
Nel merito, uno dei punti centrali riguarda il cosiddetto rapporto ottimale, cioè il parametro utilizzato per definire quanti pediatri siano necessari in ciascun territorio in base alla popolazione pediatrica residente. Con il nuovo accordo, questo parametro potrà essere differenziato anche per singoli ambiti territoriali, tenendo conto delle caratteristiche demografiche, delle peculiarità geografiche e delle specifiche esigenze assistenziali locali. Un altro punto rilevante è il mantenimento in servizio dei pediatri fino a 72 anni, su base volontaria, come misura transitoria pensata per evitare aree scoperte e garantire continuità ai piccoli pazienti in attesa di nuovi inserimenti.
L’intesa disciplina anche la governance del sistema, definendo il ruolo del Comitato regionale, organismo paritetico tra Regione e sindacati chiamato a monitorare la qualità delle cure e a orientare le scelte strategiche della pediatria ligure. Infine, vengono regolati anche i compensi per i professionisti che, pur aderendo al diritto di sciopero, assicurano i servizi minimi essenziali, così da garantire la sicurezza delle cure anche durante le mobilitazioni sindacali.
Il messaggio politico che la Regione prova a far passare è quello di una doppia linea d’azione: da una parte la prevenzione che, nel caso del virus respiratorio sinciziale, avrebbe già portato a una netta riduzione dei ricoveri e dell’impatto ospedaliero; dall’altra il rafforzamento dell’assistenza territoriale, considerata decisiva per rendere più stabile e omogenea la risposta pediatrica su tutto il territorio ligure.
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