Contratto fermo e stipendi bloccati, i lavoratori delle fondazioni liriche scendono in piazza

Presidio oggi sotto la Prefettura per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, più risorse e lo stop a precarietà e blocco del turnover nel settore delle fondazioni lirico-sinfoniche

Anche Genova si unisce alla mobilitazione nazionale dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche. Questa mattina è andato in scena un presidio davanti alla Prefettura nell’ambito della protesta promossa dai sindacati di categoria, che denunciano il mancato rinnovo del contratto nazionale, retribuzioni ferme da anni e l’assenza di un confronto concreto con il ministero della Cultura.
Al centro della protesta c’è innanzitutto la parte economica del contratto, scaduta nel 2021 e ancora senza rinnovo. Secondo le organizzazioni sindacali, il settore continua a scontare un pesante ritardo sia sul fronte salariale sia su quello della riforma complessiva di cui le fondazioni hanno bisogno. La richiesta è quella di stanziare risorse adeguate per sbloccare il rinnovo economico e di arrivare in tempi rapidi anche a quello normativo.
I sindacati chiedono inoltre che le fondazioni possano partecipare in maniera attiva alla riforma del Codice dello spettacolo, considerata un passaggio decisivo per il futuro del comparto. Accanto a questo, viene sollecitato anche lo stop alla precarietà e al blocco del turnover, due nodi che da tempo pesano sull’organizzazione del lavoro e sulla tenuta artistica e produttiva delle strutture.
La mobilitazione riguarda un mondo che coinvolge migliaia di lavoratori tra artisti, tecnici e amministrativi, impegnati ogni giorno nella produzione e nella diffusione della cultura lirica, sinfonica e del balletto. Per i rappresentanti sindacali, il silenzio del ministero non colpisce soltanto chi opera nel settore, ma finisce per svalutare anche il ruolo culturale ed economico che queste realtà continuano ad avere nei territori.
Netta la posizione espressa nel corso della protesta: la dignità del lavoro nelle fondazioni lirico-sinfoniche, ribadiscono i sindacati, non può essere messa in discussione.
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