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Morte sul lavoro a Bolzaneto, il dolore della città e la rabbia dei sindacati: «Mai più una vita spezzata in fabbrica»

Dopo la tragedia di via Sardorella arrivano il cordoglio della sindaca Silvia Salis, del presidente della Regione Marco Bucci e della politica e le dure prese di posizione di Cisl, Cgil e Uil. Al centro delle reazioni ci sono sicurezza, controlli, prevenzione e responsabilità

La morte dell’operaio rimasto vittima dell’incidente sul lavoro avvenuto a Bolzaneto, in via Sardorella, scuote Genova e riapre con forza il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dopo le prime notizie sulla tragedia, che ha strappato la vita a un lavoratore di 61 anni all’interno di un capannone produttivo, dalla politica e dal mondo sindacale è arrivata una raffica di reazioni segnate da dolore, cordoglio e richieste precise perché quanto accaduto non venga archiviato come una fatalità.

A intervenire per prima è stata la sindaca di Genova Silvia Salis, che ha parlato di una ferita profonda per tutta la città. Nelle sue parole c’è il peso umano della tragedia, ma anche il richiamo a una responsabilità collettiva che chiama in causa istituzioni, imprese e controlli. Il punto, nel ragionamento della sindaca, è che il lavoro non può e non deve trasformarsi in un luogo di pericolo. Deve restare uno spazio di dignità, tutela e garanzia, non una soglia oltre la quale si rischia di non tornare. Silvia Salis ha quindi espresso, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera città, il cordoglio alla famiglia dell’operaio, ai colleghi e a tutte le persone che gli erano vicine.

Arriva anche il messaggio del presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che ha espresso vicinanza ai familiari e ai colleghi della vittima a nome dell’intera giunta regionale. Marco Bucci ha sottolineato il dolore per quanto accaduto in un’azienda di Bolzaneto e ha ribadito che, in attesa di chiarire la dinamica dell’incidente, la Regione resta disponibile al confronto con le parti sociali, stringendosi attorno a chi è stato colpito da una tragedia che, ha osservato, ferisce tutta la Liguria.

Ma accanto al dolore, nelle ore successive, si è alzata anche la voce durissima dei sindacati. Luca Maestripieri, segretario generale della Cisl Liguria, ha scelto parole nette, rifiutando l’idea di un cordoglio rituale e insistendo sulla necessità di affrontare la questione in modo diretto. Per la Cisl, chi perde la vita mentre lavora non può essere liquidato come vittima della sfortuna. Al contrario, ogni morte in fabbrica o in cantiere diventa il segnale di un sistema che continua a non proteggere a sufficienza chi lavora ogni giorno. Da qui la richiesta di più controlli, più formazione, investimenti obbligatori in prevenzione e una manutenzione costante dei macchinari, in modo da non lasciare spazio a leggerezze, ritardi o sottovalutazioni.

Nel ragionamento di Luca Maestripieri c’è anche una critica più ampia, che tocca il rapporto tra sicurezza e produttività. Quando la tutela delle persone finisce schiacciata sotto la pressione dei costi e dei tempi, sostiene il sindacato, il lavoro smette di essere un diritto e diventa un rischio. Per questo, secondo la Cisl, bisogna attendere gli accertamenti ma senza permettere che tutto si chiuda con la formula della tragica fatalità. La richiesta è di andare fino in fondo nell’accertare responsabilità e omissioni.

Sulla stessa linea si muove anche la Cgil Genova, che parla apertamente di una situazione non più tollerabile. Nel messaggio diffuso dopo la tragedia, il sindacato sottolinea che la dinamica dell’infortunio dovrà certamente essere chiarita, ma che nessuna ricostruzione restituirà la vita al lavoratore morto. Da qui l’insistenza su un concetto preciso: salute e sicurezza devono diventare la priorità assoluta delle aziende. Per la Cgil, il problema è sistemico e non può essere affrontato con interventi di facciata. Occorrono risorse, personale, strumenti adeguati e un rafforzamento degli organici degli enti chiamati a vigilare, troppo spesso sotto pressione e in difficoltà nel garantire controlli efficaci.

Ancora più dura la presa di posizione della Uil Liguria e della Uiltucs Liguria, che esprimono insieme dolore e rabbia e parlano senza mezzi termini di una morte che si poteva e si doveva evitare. Giuseppe Gulli e Marco Callegari collocano la tragedia di Bolzaneto dentro un quadro più ampio, fatto di costi compressi, sicurezza sacrificata, controlli giudicati inadeguati e logiche di profitto che finiscono per pesare sulla pelle dei lavoratori. Nelle loro parole c’è anche un elemento simbolico forte: a 61 anni, osservano, si dovrebbe guardare alla pensione e non essere ancora esposti a rischi mortali sul posto di lavoro.

Le tre sigle sindacali, pur con toni diversi, convergono tutte su un punto: la sicurezza non può restare uno slogan. Deve tradursi in formazione continua, verifiche serrate, manutenzione reale dei macchinari e presenza costante degli organismi di vigilanza. Perché ogni volta che un lavoratore muore, il dolore privato della famiglia diventa una questione pubblica che riguarda tutti.

La morte di Bolzaneto, quindi, non è soltanto una notizia di cronaca. È una scossa che attraversa la città e interroga in profondità il sistema del lavoro, delle imprese e dei controlli. Mentre gli accertamenti tecnici dovranno chiarire che cosa sia accaduto in quel capannone di via Sardorella, il messaggio che arriva da Palazzo Tursi e dalle organizzazioni sindacali è uno solo: Genova non può più permettersi di piangere lavoratori morti mentre fanno il proprio dovere.

In coda alle reazioni si aggiunge anche quella delle senatrici di Italia Viva Iv Raffaella Paita e Annamaria Furlan, che esprimono cordoglio alla famiglia, ai colleghi e agli amici dell’operaio morto a Bolzaneto. Le due parlamentari riportano l’attenzione sulla necessità di fermare quella che definiscono una strage quotidiana e insistono su un punto preciso: la sicurezza deve stare al primo posto. Per Raffaella Paita e Annamaria Furlan non bastano più le frasi di circostanza, ma servono responsabilità, cultura della prevenzione, rispetto rigoroso delle regole e controlli concreti, perché di lavoro non si può morire.

n fondo al quadro delle reazioni si inserisce anche il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente e rappresentante di Linea Condivisa, che lega la tragedia di Bolzaneto a un problema strutturale di prevenzione ancora troppo debole rispetto ai rischi reali presenti nei luoghi di lavoro. Pastorino richiama in particolare la necessità di rafforzare le unità operative delle aziende sanitarie locali che si occupano di sicurezza e prevenzione negli ambienti di lavoro, sostenendo che troppo spesso si trovano ad agire con organici insufficienti. Il punto, nel suo intervento, è che dopo ogni morte non ci si può fermare alla ricostruzione dell’incidente, ma bisogna domandarsi che cosa non sia stato fatto prima per impedirlo.

Si aggiunge infine anche la presa di posizione del capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano, che parla di un’ennesima tragedia capace di colpire profondamente tutta la comunità ligure. Giordano osserva che non basta intervenire dopo le tragedie con misure di sostegno economico alle famiglie, perché il vero nodo sta a monte, nella prevenzione, nei controlli e nella sicurezza quotidiana nei luoghi di lavoro. Il MoVimento 5 Stelle rilancia così la richiesta di strumenti più incisivi sia sul piano nazionale, con la proposta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro e una Procura nazionale dedicata, sia sul piano regionale, con un piano strategico triennale, un osservatorio, una banca dati delle imprese inadempienti, incentivi per le aziende virtuose e un fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime. Per il capogruppo pentastellato, in sostanza, la sicurezza deve smettere di essere un tema che torna soltanto dopo l’ennesima morte e diventare finalmente una priorità reale.

A chiudere il quadro arrivano poi anche le prese di posizione di Giorgia Parodi, coportavoce di Europa Verde Genova, e di Simona Cosso, segretaria di Sinistra Italiana Genova, che parlano di una tragedia inaccettabile e tornano a mettere l’accento sul fatto che non si può considerare normale morire di lavoro nel 2026. Entrambe insistono sulla necessità di rafforzare controlli, prevenzione e investimenti sulla sicurezza, mentre Simona Cosso richiama anche il tema della precarietà, degli appalti e dei subappalti, indicati come fattori che possono aumentare il rischio di incidenti e infortuni. Alla loro voce si aggiunge quella della capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Avs Selena Candia, che definisce inaccettabile perdere la vita mentre si lavora e chiede un impegno più forte da parte della Regione, con più formazione anti-infortunistica, più ispezioni, meno subappalti e meno contratti precari. Per tutte queste posizioni il punto resta lo stesso: l’obiettivo deve essere zero morti sul lavoro e non ci si può rassegnare all’idea che una persona esca di casa al mattino per lavorare e non faccia più ritorno.


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