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De Ferrari con la comunità iraniana, appello per un Iran libero: in piazza anche Silvia Salis

La comunità iraniana è tornata a riunirsi nel cuore di Genova per sostenere la fine del regime di Teheran e chiedere libertà, democrazia e pace. Sul palco anche la sindaca Silvia Salis, che ha parlato di solidarietà della città verso il popolo iraniano, con un pensiero speciale alle donne e ai giovani repressi in questi anni

Le bandiere, i cori e l’appello a un futuro diverso per l’Iran sono tornati in piazza De Ferrari, dove domenica sera la comunità iraniana si è ritrovata ancora una volta per una manifestazione pubblica dal titolo “Tutti insieme verso un Iran libero e in pace”. Al centro dell’iniziativa c’era il sostegno alla caduta del regime della Repubblica islamica, in un momento segnato dall’uccisione della guida suprema Ali Khamenei nei bombardamenti dello scorso fine settimana durante l’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Sullo sfondo resta apertissima la partita per la successione, con Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex leader, indicato da più fonti come il nome verso cui si starebbe orientando il sistema di potere di Teheran, anche se il quadro resta in evoluzione.

La mobilitazione genovese si è inserita in questo scenario drammatico, tra guerra, repressione interna e incertezza politica. In piazza si sono ritrovati esponenti della diaspora iraniana, cittadini e sostenitori della causa anti-regime, con l’idea di trasformare il presidio in un messaggio politico chiaro: la fine dell’attuale assetto di potere viene vista come il passaggio necessario per aprire una stagione nuova, fondata su libertà civili, pace e autodeterminazione del popolo iraniano. Come in altre occasioni, tra i riferimenti evocati dai manifestanti c’è stato anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi, che una parte della diaspora continua a considerare un possibile punto di riferimento per una transizione post-regime.

A dare un peso istituzionale alla serata è stata anche la presenza della sindaca Silvia Salis, intervenuta con un discorso molto netto, in cui ha legato la vicenda iraniana non solo al tema della libertà politica, ma anche a quello della repressione delle donne e delle nuove generazioni. La prima cittadina ha parlato di «decine di migliaia di giovani ammazzati per le strade perché volevano solo libertà», ricordando anche chi è stato arrestato, imprigionato e torturato. Per Silvia Salis, tutto questo mostra «quanto questo regime non solo soffocasse la speranza ma soffocasse anche la voce delle nuove generazioni», definendo quello iraniano «un regime totalmente oscurantista».

Nel suo intervento la sindaca ha voluto rivolgere un messaggio diretto alla comunità presente in piazza, insistendo sul fatto che Genova si riconosce nella loro battaglia. «A voi va la solidarietà della città di Genova», ha detto, chiedendo ai presenti di portare quel sostegno ai parenti e agli amici rimasti in Iran, in una fase in cui, ha sottolineato, il blocco delle comunicazioni rende ancora più difficile sapere che cosa stia accadendo davvero nel Paese. «E come in tutte le guerre la prima cosa che si fa è levare voce a chi sta soffrendo», ha aggiunto.

Uno dei passaggi più forti del discorso di Silvia Salis è stato quello dedicato alle donne iraniane, richiamato anche dal valore simbolico della giornata dell’8 marzo. «Un mio pensiero da donna proprio in questa giornata va a quello che hanno subito le donne a causa del regime in questi decenni. A tutto quello che gli è stato fatto. A tutto quello che gli è stato impedito di fare», ha affermato, legando la richiesta di libertà politica a quella di emancipazione, diritti e autodeterminazione femminile.

La chiusura del suo intervento è stata costruita come un augurio politico e civile, rivolto a chi in piazza chiedeva un cambiamento radicale per il proprio Paese. «Vi auguro veramente che ci sia un futuro di democrazia. Un futuro di libertà. Un futuro laico dove solo il popolo iraniano può decidere chi lo guiderà. Questo è l’augurio che vi fa la città di Genova», ha detto la sindaca. E ancora: «Qui siete i benvenuti e le benvenute. E qui c’è spazio per voi, per la vostra voce. E vi auguro che ci sia presto spazio anche nel vostro paese. Per voi e per la vostra voce».

La serata di De Ferrari, così, è diventata insieme manifestazione politica, presidio di solidarietà e atto di vicinanza istituzionale. In una fase in cui il futuro dell’Iran appare ancora sospeso tra guerra, successione e repressione, la piazza genovese ha provato a far arrivare un segnale preciso: la diaspora continua a chiedere la fine del regime e una transizione che restituisca parola, libertà e diritti a un popolo che da anni paga un prezzo altissimo.

Foto: Ivonne Torres Tacle


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