Cosa fare a Genova 

Apre il Serial Killer Museum: 16 sale, audioguida “immersiva” e una sezione dedicata alla storia di Donato Bilancia

Dopo Firenze e Torino, il Serial Killer Museum apre anche a Genova in via Roccatagliata Ceccardi 14/r con il percorso più ampio annunciato finora: 16 sezioni tematiche, figure in cera a grandezza naturale e una narrazione guidata in stile “podcast in 3D”, con contenuti dedicati anche al caso di Donato Bilancia. Visita stimata in circa 45 minuti, biglietti da 15 euro con riduzioni e tariffe per gruppi

Il true crime, da tempo, non è più soltanto un genere da scaffale o da cuffie: è diventato un linguaggio culturale capace di attrarre pubblici diversi, tra serie televisive, podcast e libri che provano a raccontare, con strumenti narrativi sempre più sofisticati, il lato oscuro della cronaca e le domande che lascia dietro di sé. In questo filone si inserisce l’arrivo a Genova del Serial Killer Museum, che apre nel cuore della città, in via Roccatagliata Ceccardi 14/r, annunciando l’esposizione più ampia realizzata finora in Italia dopo le tappe di Firenze e Torino, dove gli organizzatori rivendicano un’affluenza di 30.000 persone in cinque mesi. L’impianto dichiarato è quello di un percorso strutturato in 16 sezioni tematiche, pensato per accompagnare i visitatori attraverso alcuni casi “emblematici” della criminologia moderna, con contenuti che a Genova si arricchiscono di materiali indicati come inediti rispetto alle sedi precedenti.

La caratteristica su cui il museo insiste è la forma dell’esperienza: non una semplice sequenza di pannelli, ma una visita guidata dall’audio, progettata per far scorrere la narrazione come un “podcast in tre dimensioni”, con una regia che punta a ritmo e immersione. L’audioguida, secondo quanto annunciato, è disponibile anche in inglese e spagnolo, scelta che esplicita l’ambizione di intercettare anche un pubblico internazionale, soprattutto in una città che vive di flussi turistici e di permanenze brevi. Il tempo di visita stimato è di circa 45 minuti, un formato “compatto” che rende l’esperienza facilmente inseribile in una giornata in centro.

Sul piano visivo, l’allestimento viene presentato come fortemente teatrale: figure in cera a grandezza naturale collocate in scene ricostruite con oggetti e arredi, con l’intento di rievocare contesti e ambientazioni, più che limitarsi al racconto cronologico dei fatti. È un’impostazione che gioca sul confine tra divulgazione e spettacolarizzazione, e proprio per questo chi entra in un museo del genere lo fa spesso con aspettative precise: non soltanto “sapere”, ma vivere un percorso che restituisca atmosfera e tensione narrativa. In questa cornice, la sede genovese annuncia anche una sezione dedicata a Donato Bilancia, indicato come uno dei casi italiani più studiati per la complessità del profilo psicologico e per la rapidità dell’escalation criminale, un inserimento che sposta inevitabilmente l’attenzione sul rapporto tra città, memoria e racconto mediatico della cronaca.

Il percorso, inoltre, prevede tre focus sui metodi di esecuzione negli Stati Uniti nel Novecento, con ambientazioni dedicate a sedia elettrica, camera a gas e iniezione letale, e un approfondimento su Cesare Lombroso, figura centrale nella storia della criminologia, richiamata come snodo teorico per comprendere come si sia evoluto, nel tempo, lo studio del comportamento deviante. L’idea complessiva, nelle intenzioni dichiarate, è offrire una prospettiva “globale” sul fenomeno, con un racconto che intreccia storia, cronaca e psicologia criminale, puntando sul fatto che l’interesse contemporaneo per questi temi nasce spesso dal bisogno di capire, più che dal semplice gusto per l’orrore.

Sul fronte dei biglietti, la tariffa intera annunciata è di 15 euro, con riduzione a 13 euro per chi utilizza cuffie proprie, 10 euro per gruppi da almeno dieci persone e 8 euro per i possessori di Abbonamento Musei. È un listino che colloca l’esperienza nell’area delle attrazioni cittadine “a tempo definito”, pensate per una fruizione rapida ma intensa, con un pubblico potenzialmente trasversale: curiosi del genere, appassionati di podcast e serie, turisti di passaggio, gruppi organizzati.

Resta, sullo sfondo, la questione che accompagna da sempre iniziative di questo tipo: come si racconta il male senza trasformarlo in intrattenimento puro, e come si tiene insieme il diritto alla memoria delle vittime con un linguaggio museale che punta all’impatto. È qui che la sfida si fa più delicata, soprattutto quando il racconto tocca storie italiane ancora vive nel dibattito pubblico. Genova, con questa apertura in pieno centro, diventa una nuova tappa di un fenomeno che parla di noi, del nostro modo di consumare narrazioni e di cercare spiegazioni, anche quando le spiegazioni non bastano mai davvero.


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