Lilith contro Sanremo: «“Per sempre sì” veicola una cultura del possesso incompatibile con il consenso»

Le organizzatrici del festival genovese criticano la premiazione del brano di Sal Da Vinci e parlano di una contraddizione con l’intervento di Gino Cecchettin contro la violenza di genere

Dal palco dell’Festival di Sanremo arriva, secondo le organizzatrici di Lilith – Festival della musica d’autrice, un messaggio profondamente contraddittorio. In una nota diffusa a Genova, dove nel 2026 la rassegna celebra la sua quindicesima edizione, cantautrici e produttrici del festival puntano il dito contro la scelta di premiare “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, ritenendo il brano distante e incompatibile con la cultura del consenso che, nello stesso contesto, è stata evocata dall’intervento di Gino Cecchettin, padre di Giulia e oggi figura pubblica nella battaglia contro la violenza di genere.
Le organizzatrici ricordano che in quindici anni Lilith ha dato spazio a centinaia di cantautrici e musiciste, collaborando con centri antiviolenza e promuovendo un’idea di relazione fondata su pari opportunità, libertà e consenso. Proprio per questo, spiegano, il titolo e il testo del brano “Per sempre sì” destano preoccupazione: l’idea di un “per sempre” assoluto, di un legame irrevocabile e totalizzante, viene considerata un messaggio problematico in un momento storico in cui il concetto di consenso è al centro del dibattito pubblico e normativo.

Secondo Lilith, un sì in amore non può essere eterno per definizione, ma deve essere libero, consapevole, rinnovato e sempre revocabile. Il timore espresso è che una narrazione fondata sull’appartenenza totale, anche quando presentata in chiave romantica, possa sovrapporsi a quell’immaginario del possesso che, in un Paese segnato da una lunga scia di femminicidi, rappresenta una delle radici culturali della violenza.
Da qui la domanda, posta in modo esplicito: è possibile commuoversi davanti a chi combatte la cultura della sopraffazione e, nello stesso tempo, premiare una canzone che propone un “per sempre” senza spazio per la libertà individuale? Le organizzatrici chiariscono che non si tratta di invocare censure, ma di richiamare una responsabilità culturale. Perché Sanremo, sottolineano, non è soltanto intrattenimento, ma anche costruzione di immaginario collettivo. E proprio per questo, oggi più che mai, servirebbe raccontare relazioni fondate su autonomia, reciprocità e consenso, non su promesse eterne che rischiano di oscurare la libertà di scegliere.
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