Morte di Francesca Tuscano dopo AstraZeneca, stop all’archiviazione: la gip dispone 5 mesi di nuove indagini

La giudice per le indagini preliminari Angela Maria Nutini respinge la richiesta di archiviazione e ordina ulteriori accertamenti, ampliando il focus anche su profili organizzativi e decisionali legati alle scelte sull’uso del vaccino

Il Tribunale di Genova, con ordinanza del giudice per le indagini preliminari Angela Maria Nutini, ha respinto allo stato la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico ministero e ha disposto la prosecuzione delle indagini per cinque mesi sul procedimento relativo alla morte di Francesca Tuscano, deceduta tra il 3 e il 4 aprile 2021 all’ospedale San Martino dopo un coma conseguente a una vasta emorragia cerebrale associata a trombosi dei seni venosi durali, insorta a distanza di giorni dalla prima dose di vaccino anti Sars-Cov-2 AstraZeneca somministrata il 22 marzo 2021.
Nel 2002 le perizie del medico legale Luca Tajana e dell’ematologo Franco Piovella avevano stabilito che che «il decesso della paziente è ragionevolmente da riferirsi a effetti avversi da somministrazione di vaccino anti Covid- 19». Francesca Tuscano, al momento della morte, aveva solo 32 anni e tutta la vita davanti quando, nell’aprile 2021, è stata vittima di una trombosi celebrale, secondo le perizie dovuta alla somministrazione di Astrazeneca, vaccino poi evitato soprattutto alle donne giovani alla luce dell’incidenza di complicanze. La famiglia è assistita dai legali dei Federico Bertorello e Tatiana Massara.

Nel provvedimento si prende atto che, secondo le consulenze richiamate negli atti, il decesso è “ragionevolmente da riferirsi” a un effetto avverso da vaccinazione e che, parallelamente, non emergono criticità nell’operato sanitario “in senso stretto” nella fase prevaccinale, vaccinale e immediatamente successiva; tuttavia, il giudice evidenzia che l’oggetto delle indagini non deve necessariamente fermarsi al personale sanitario intervenuto, ma va esteso alla catena organizzativa e decisionale che, nel periodo pandemico, ha condotto alle scelte sull’impiego di AstraZeneca e, in particolare, alla sua somministrazione anche a fasce più giovani.
La decisione di non archiviare, come motivato, si fonda soprattutto su elementi prodotti con l’opposizione della persona offesa, tra cui materiali relativi a riunioni del Comitato tecnico scientifico, dai quali emergerebbero discussioni e valutazioni critiche successive ai decessi, ma che rendono necessario chiarire un punto: se dubbi e perplessità sulla sicurezza e sul bilanciamento rischi-benefici per la popolazione più giovane fossero maturati solo “dopo”, oppure se segnali e allarmi fossero già disponibili prima della vaccinazione di Francesca Tuscano, anche in relazione alle evidenze e alle decisioni cautelative assunte in ambito europeo nel marzo 2021.
L’ordinanza insiste inoltre su un ulteriore profilo di approfondimento: quali fossero, in concreto, gli elementi valutativi nella disponibilità dell’Agenzia italiana del farmaco nel momento in cui venne revocata la sospensione precauzionale del vaccino, e se – alla luce dei fattori predisponenti individuali indicati negli atti, come l’assunzione di estro-progestinici dichiarata nel modulo di consenso – fosse esigibile un diverso livello di cautela o una diversa scelta di opportunità, quantomeno per soggetti con specifici fattori di rischio. Sullo sfondo, il giudice richiama anche il tema dell’informativa e del consenso, osservando che un’informazione che non facesse cenno al rischio trombotico nei limiti allora già noti potrebbe non essere sufficiente a un consenso realmente informato, richiamando sul punto un precedente della Cassazione in materia.
In conclusione, la giudice dispone la restituzione immediata degli atti al Pubblico ministero e fissa un termine di cinque mesi per nuove indagini, lasciando aperta la possibilità di ulteriori attività istruttorie ritenute necessarie o opportune, con l’obiettivo esplicito di verificare eventuali responsabilità organizzative e decisionali che possano avere causalmente contribuito, in ipotesi colposa, all’evento.
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