Porto, il Partito Democratico attacca su Singapore: «Decisioni lontano dal territorio, serve trasparenza e un vero confronto a Genova»

Dopo la missione a Singapore con l’incontro tra il presidente dell’Autorità di sistema portuale Matteo Paroli, il viceministro Edoardo Rixi e i vertici di Psa, il Pd alza i toni: Davide Natale e Simone D’Angelo, insieme a Francesco Tognoni e Martina Caputo, parlano di uno schiaffo alle istituzioni locali e chiedono che ogni discussione su concessioni, infrastrutture, impatti urbanistici e ambientali avvenga sul territorio, partendo dalla redazione del Piano regolatore portuale

La missione a Singapore che ha visto il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale Matteo Paroli e il viceministro Edoardo Rixi sedersi al tavolo con i vertici di Psa apre un nuovo fronte politico a Genova. Il Partito Democratico (Pd), con una doppia presa di posizione che arriva da livello regionale e cittadino, contesta non solo il merito dell’operazione ma soprattutto il metodo, giudicato incompatibile con il coinvolgimento delle istituzioni territoriali e con la trasparenza che dovrebbe accompagnare decisioni su un’infrastruttura considerata strategica per la Liguria e per il Paese.
Il segretario ligure del Partito Democratico (Pd) Davide Natale e il consigliere regionale Simone D’Angelo definiscono la trasferta un’offesa alle istituzioni locali, sostenendo che il futuro del porto non possa essere discusso a migliaia di chilometri di distanza come fosse una trattativa commerciale qualunque. Nella loro lettura, i temi sul tavolo – concessioni, infrastrutture, sostenibilità ambientale, impatti urbanistici e ricadute occupazionali – dovrebbero essere affrontati a Genova e in Liguria, in modo pubblico, con procedure ordinarie e senza percorsi paralleli. Da qui la richiesta di chiarire con quale mandato Paroli abbia partecipato all’incontro e quale sia stata la funzione di Rixi, indicato come figura priva di competenze dirette sulle concessioni portuali, soprattutto in assenza di un coinvolgimento formale delle istituzioni territoriali.

La stessa linea viene ribadita da Francesco Tognoni, segretario provinciale del Partito Democratico (Pd) di Genova, che parla di un insulto alle istituzioni chiamate a decidere con trasparenza e richiama il principio secondo cui il confronto sul futuro del porto dovrebbe avvenire in città, con il pieno coinvolgimento di Comuni, parti sociali, imprese e comunità. Anche qui torna l’interrogativo sul mandato del presidente dell’Autorità portuale e sul ruolo del viceministro in una missione che, per come viene descritta dai dem, avrebbe aggirato i normali processi istituzionali.
Sul piano amministrativo, la capogruppo del Partito Democratico (Pd) in Consiglio comunale Martina Caputo sposta l’attenzione su un passaggio che viene indicato come preliminare e ancora mancante: la redazione del Piano regolatore portuale. Secondo Caputo, è questo lo strumento in grado di tutelare l’interesse pubblico e di garantire un confronto vero e strutturato con la città e con i territori. Senza un quadro pianificatorio chiaro e condiviso, sostiene, qualsiasi trattativa rischia di risultare opaca e sbilanciata, con Genova ridotta a spettatrice di scelte che incidono direttamente su sviluppo economico e qualità della vita.
Nel quadro delle reazioni interne al partito, viene richiamato anche l’intervento in aula del consigliere comunale Claudio Chiarotti, che ha chiesto chiarimenti alla giunta e al vicesindaco e ha ribadito la contrarietà a ipotesi di espansione o ampliamento della piattaforma di Pra’, richiamando la necessità di rispettare gli accordi stratificati negli anni e le linee strategiche che regolano il rapporto tra porto e città.
La sintesi politica che il Partito Democratico (Pd) affida alle sue diverse voci segue un filo unico: sviluppo portuale e sostenibilità non possono essere separati, e ogni scelta deve essere valutata per le ricadute infrastrutturali, ambientali, sociali e occupazionali, con un percorso partecipato e leggibile. Sullo sfondo resta la richiesta, rivolta tanto all’Autorità portuale quanto al governo, di ripristinare una governance che non scavalchi i territori e che riporti le decisioni dentro il perimetro istituzionale previsto, perché sul porto – sostiene il Partito Democratico (Pd) – non può esistere una cabina di regia lontana dalla città.
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