Via Napoli, Silvia Salis incontra gli sfollati a Tursi: «Non vi lasceremo soli». Il 4 marzo vertice a Roma con Fabio Ciciliano sulla fragilità della città

La sindaca Silvia Salis, con gli assessori Cristina Lodi, Massimo Ferrante e Davide Patrone, ha incontrato a Palazzo Tursi alcuni abitanti evacuati del civico 72 di via Napoli dopo il cedimento del muro di contenimento nell’area dell’ex caserma Gavoglio. Confermata l’accoglienza in albergo per i nuclei senza sistemazione autonoma almeno fino al 3 marzo, in attesa dei monitoraggi

È stata Silvia Salis a prendere per prima la parola davanti agli abitanti evacuati di via Napoli, convocati questa sera a Palazzo Tursi dopo il cedimento del muro di contenimento che insiste sull’area dell’ex caserma Gavoglio. Il senso dell’incontro, nelle parole della sindaca, è stato subito chiaro: rassicurare chi ha dovuto lasciare casa in via precauzionale e ribadire che il Comune intende restare al fianco delle famiglie in questa fase di emergenza, senza scaricare il problema sulla complessità delle competenze o sulla natura privata dell’area coinvolta.

All’incontro, accanto alla sindaca, erano presenti anche l’assessora Cristina Lodi e gli assessori Massimo Ferrante e Davide Patrone, in un segnale politico e operativo di attenzione trasversale tra protezione civile, servizi sociali e gestione dell’emergenza urbana. Silvia Salis ha risposto direttamente alle preoccupazioni dei cittadini assicurando che nessuno verrà lasciato senza supporto, sottolineando che la protezione civile e i servizi sociali del Comune restano a completa disposizione delle persone coinvolte.
Sul piano concreto, la sindaca ha spiegato che al momento ci sono sei nuclei accolti in albergo perché privi di una sistemazione autonoma alternativa e che l’amministrazione è pronta a farsi carico di eventuali ulteriori fragilità che dovessero emergere nelle prossime ore o nei prossimi giorni. È il punto più immediato della risposta istituzionale, mentre prosegue la fase tecnica legata ai monitoraggi sulla stabilità dell’edificio.
Proprio in attesa dell’esito di quei monitoraggi, che richiederanno un arco temporale di circa dieci giorni, il Comune ha prolungato almeno fino al 3 marzo l’accoglienza in albergo per le persone che non dispongono di una soluzione autonoma. Una misura che prova a dare copertura alle esigenze più urgenti delle famiglie evacuate mentre resta ancora incerta la tempistica complessiva del rientro.
Ma l’intervento di Silvia Salis non si è limitato alla gestione dell’emergenza immediata. La sindaca ha annunciato di avere chiesto un incontro urgente al capo della protezione civile Fabio Ciciliano e di aver già ottenuto un appuntamento a Roma per il 4 marzo. Davanti ai cittadini ha spiegato che porterà al tavolo non solo il caso di via Napoli, ma una questione più ampia che, a suo giudizio, riguarda la struttura stessa della città: la fragilità diffusa di intere aree urbane costruite in contesti oggi ad alto rischio.
Nelle parole della sindaca, via Napoli diventa così il simbolo di un problema sistemico e non un episodio isolato. Silvia Salis ha insistito sul fatto che un terzo della città sarebbe esposto a rischi analoghi e ha contestato con forza l’idea che ci si possa fermare a uno «scaricabarile» fondato sul carattere privato della strada o delle opere coinvolte. Il ragionamento politico che ha proposto ai cittadini è netto: chi è andato a vivere in quelle zone lo ha fatto perché qualcuno aveva garantito condizioni di sicurezza e perché in passato sono state consentite costruzioni in aree e situazioni che oggi presentano il conto.
È su questo terreno che la sindaca ha pronunciato le parole più dure della serata, allargando il discorso alla responsabilità dello Stato e alla necessità di un intervento strutturale. Silvia Salis ha detto di non voler mollare la presa su questo dossier e ha sostenuto che non si può aspettare una tragedia per intervenire, perché con il passare del tempo aumenta il rischio di eventi irreparabili. Nel suo intervento ha richiamato anche immagini recenti e molto forti, usandole come monito per spiegare che a Genova esistono quartieri che convivono con pericoli simili e che non possono essere affrontati soltanto con risposte emergenziali caso per caso.
Il messaggio politico che esce dall’incontro di Tursi è quindi doppio. Da una parte c’è la gestione immediata dell’emergenza, con assistenza agli sfollati, accoglienza alberghiera e monitoraggi tecnici in corso; dall’altra c’è la volontà dichiarata della sindaca di trasformare il caso di via Napoli in una vertenza nazionale sulla fragilità urbana genovese, chiedendo alla protezione civile e allo Stato un cambio di passo prima che altri cedimenti possano trasformarsi in tragedie. Per gli abitanti evacuati, però, il passaggio decisivo resta ancora quello dei prossimi giorni: l’esito dei monitoraggi e la verifica delle condizioni di sicurezza per capire quando e se sarà possibile rientrare nelle abitazioni.
In copertina: foto di repertorio
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