Ferraris, Salis rivendica la linea del Comune: «Stadio pubblico e iter trasparente». L’opposizione attacca: «Annunci, omissioni e concessione mascherata»

In Consiglio comunale la Sindaca difende il percorso scelto per la riqualificazione del Ferraris, rivendicando la proprietà pubblica dello stadio, la ratifica dell’interesse pubblico in giunta e un cronoprogramma per arrivare al Progetto di fattibilità tecnico-economica in tempo utile anche per la candidatura a Euro 2032. La minoranza di centrodestra replica duramente


È stata la sindaca Silvia Salis ad aprire e segnare politicamente il confronto in aula sulla riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris, rispondendo agli articoli 54 presentati dalla minoranza e rivendicando una scelta che, nelle sue parole, rompe con l’impostazione del precedente ciclo amministrativo: niente vendita ai privati, ma permanenza della proprietà pubblica in capo al Comune e quindi ai genovesi. Un passaggio che Salis ha voluto mettere subito al centro, presentandolo come il tratto distintivo dell’attuale amministrazione su un dossier simbolico per la città.
Nel ricostruire lo stato dell’iter, Silvia Salis ha spiegato che dopo mesi di interlocuzioni con le società e richieste di integrazioni da parte del Comune si è chiusa il 12 febbraio la conferenza dei servizi preliminare, che ha riconosciuto l’interesse pubblico al progetto di riqualificazione dello stadio e dell’adiacente Villa Piantelli, in coerenza con gli obiettivi di rigenerazione urbana, miglioramento funzionale e valorizzazione dell’infrastruttura sportiva e delle aree limitrofe. La sindaca ha aggiunto che la dichiarazione di pubblico interesse verrà ratificata in giunta il 26 febbraio, chiudendo così la fase preliminare prevista dalla cosiddetta legge stadi.

Nel suo intervento, Salis ha anche insistito su un punto tecnico che considera decisivo per evitare equivoci: il riconoscimento del pubblico interesse non equivale all’approvazione del progetto definitivo. Si tratta, ha chiarito, della presa d’atto che la proposta presentata da Genoa e Sampdoria risponde agli obiettivi strategici della città sotto il profilo urbanistico, economico, sportivo e infrastrutturale, nel rispetto delle prescrizioni emerse nel confronto tecnico. Il passaggio successivo sarà la presentazione, da parte delle società, del Progetto di fattibilità tecnico-economica, che dovrà recepire le osservazioni formulate in conferenza preliminare.
La sindaca ha quindi collegato il cronoprogramma della riqualificazione alla candidatura di Genova per gli Europei di calcio 2032, spiegando che, pur in assenza di termini imposti dalla normativa nazionale per il deposito del Progetto di fattibilità tecnico-economica, Genoa e Sampdoria si sono impegnate a presentare la proposta definitiva entro metà marzo. Da quel momento, ha proseguito Silvia Salis, si aprirà la conferenza dei servizi decisoria con 60 giorni per le valutazioni e, in caso di esito positivo, il progetto approvato verrà posto a base di gara pubblica, con eventuale diritto di prelazione per il proponente, fino all’aggiudicazione definitiva. La sindaca ha richiamato anche la scadenza fissata dalla Unione delle associazioni calcistiche europee, che per la candidatura agli Europei prevede l’approvazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica entro luglio 2026.
Nella parte più amministrativa e gestionale del suo intervento, Salis ha descritto il modello immaginato dal Comune per il futuro del Ferraris, parlando di un’infrastruttura pubblica moderna, sicura, sostenibile e integrata nel tessuto urbano, capace di vivere non solo nei giorni delle partite ma anche come spazio di servizi e attività per la cittadinanza. Ha poi indicato i principali numeri del percorso oggi sul tavolo: concessione di 99 anni, canone gratuito per i primi 50 anni con un mancato introito diretto stimato dagli uffici in circa 6 milioni, obbligo per le società di garantire la disponibilità dell’impianto per almeno 20 giorni all’anno per appuntamenti di interesse pubblico e, per i successivi 49 anni, un canone stimato in 1,1 milioni annui. L’investimento privato complessivo è stato quantificato in circa 100 milioni, mentre altri 19 milioni di risorse pubbliche previsti dal progetto, ha precisato la sindaca, non sarebbero a carico del Comune ma dovrebbero essere reperiti dalle società attraverso altre fonti di finanziamento.
Silvia Salis ha infine rafforzato la propria linea con un confronto diretto rispetto alla proposta di vendita ai privati discussa nel precedente ciclo amministrativo. Ha richiamato l’ultima proposta arrivata da Cds il 31 marzo 2025, che prevedeva l’acquisto dell’impianto per 14,5 milioni, cifra inferiore a una stima del valore dello stadio del 2018 pari a 18,5 milioni, e ha sottolineato che quella ipotesi avrebbe imposto al Comune costosi interventi preliminari di adeguamento antisismico e messa in sicurezza, stimati in circa 17 milioni. Nella ricostruzione della sindaca, il saldo per l’ente sarebbe stato negativo e il Comune avrebbe inoltre mantenuto disponibilità limitata dello stadio e ulteriori oneri su parcheggi, fermata Skymetro e servitù.
Alla ricostruzione della sindaca ha risposto con toni molto duri l’opposizione di centrodestra, che al termine del dibattito ha diffuso una nota congiunta firmata dai capigruppo Pietro Piciocchi per Vince Genova, Ilaria Cavo per Orgoglio Genova, Paola Bordilli per Lega, Sergio Gambino del Gruppo Misto, Alessandra Bianchi per Fratelli d’Italia (Fdi) e Mario Mascia per Forza Italia. La minoranza accusa la sindaca di avere costruito una narrazione «trionfalistica» e di aver portato avanti, sul tema Ferraris, una sequenza di inesattezze, omissioni e bugie.
Il primo punto contestato riguarda proprio il tema dell’interesse pubblico. Secondo l’opposizione, Silvia Salis avrebbe annunciato nelle scorse settimane un riconoscimento già avvenuto, mentre in aula sarebbe emerso che tale passaggio deve ancora essere formalmente ratificato. Il secondo affondo riguarda invece il livello di avanzamento effettivo della proposta: la minoranza sostiene che non ci sia ancora un progetto concreto depositato dalle due società e accusa la giunta di avere descritto un «percorso a tappe» senza una base progettuale materiale già agli atti, alimentando così aspettative nella tifoseria e nella cittadinanza.
Il terzo e più politico fronte di scontro è quello della natura dell’operazione. Per l’opposizione, parlare di concessione sarebbe fuorviante, perché la soluzione prospettata configurerebbe in realtà una concessione del diritto di superficie a titolo gratuito per 99 anni, letta dalla minoranza come una cessione di fatto senza adeguato ritorno economico per le casse comunali. Da qui l’accusa di «svendita mascherata da concessione» e la richiesta alla sindaca di spiegare perché, secondo il centrodestra, siano stati presentati come atti compiuti passaggi che restano ancora dentro un iter da completare.
La replica politica della minoranza si chiude con una promessa di vigilanza sul futuro dello stadio, chiedendo trasparenza degli atti, rispetto delle procedure e coinvolgimento del quartiere di Marassi. Ma il dato emerso dal Consiglio è soprattutto questo: sulla riqualificazione del Ferraris non c’è solo un confronto tecnico-amministrativo sui passaggi della legge stadi, c’è già uno scontro politico pieno tra la linea di Silvia Salis, che rivendica la difesa della proprietà pubblica e un percorso scandito da atti successivi, e un’opposizione che mette in discussione tempi, sostanza e convenienza dell’operazione.
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