Cronaca 

Corte di Cassazione, per 13 antagonisti obbligo di dimora a Genova e “coprifuoco” notturno, cancellato l’obbligo di firma quotidiana

La Suprema Corte conferma in parte le misure decise dal Riesame dopo il corteo del 5 maggio 2024: restano l’obbligo di vivere a Genova e la permanenza in casa nelle ore notturne, ma viene eliminata la presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. L’ipotesi di “devastazione” è stata già ridimensionata a danneggiamento aggravato in concorso

Obbligo di dimora a Genova e rientro in casa nelle ore notturne, ma niente più “firma” quotidiana: è questo, in sintesi, l’esito della decisione della Corte di Cassazione che riguarda tredici manifestanti antagonisti indagati per danneggiamento aggravato in concorso in relazione al corteo del 5 maggio 2024. La Suprema Corte ha sostanzialmente tenuto in piedi l’impianto delle misure cautelari già disposto dal tribunale del Riesame di Genova, intervenendo però su uno dei punti più gravosi per gli indagati, annullando l’obbligo di presentazione ogni giorno alla polizia giudiziaria.

La vicenda giudiziaria nasce dalle contestazioni legate ai danneggiamenti avvenuti durante la manifestazione: imbrattamenti su alcune facciate del circuito dei palazzi dei Rolli, vetrine infrante e danneggiamenti alle telecamere di sorveglianza. In una prima fase la Procura aveva spinto per un’interpretazione molto più severa, chiedendo il carcere per ventisei persone e sostenendo che quanto accaduto potesse integrare il reato di devastazione, fattispecie che prevede pene particolarmente elevate.

Il percorso nelle aule di giustizia, però, aveva già cambiato direzione. Sia il giudice per le indagini preliminari sia il tribunale del Riesame avevano infatti ridimensionato la qualificazione giuridica dei fatti, escludendo la “devastazione” e ricondicendo le condotte contestate al danneggiamento aggravato, evidenziando che non vi erano stati scontri e che non si era verificata quella “grave compromissione dell’ordinato vivere civile” richiesta, secondo la giurisprudenza, per configurare la devastazione.

La decisione della Cassazione si inserisce in questo solco: da un lato conferma la necessità, secondo i giudici, di mantenere una cornice cautelare che imponga ai tredici di restare sul territorio cittadino e di rispettare le limitazioni notturne; dall’altro alleggerisce l’assetto cancellando la prescrizione della presentazione quotidiana, ritenuta non più necessaria. Resta ora il prosieguo dell’iter giudiziario sul merito delle responsabilità, mentre la misura cautelare, così “ritoccata”, continua a segnare la quotidianità dei tredici indagati in attesa dei successivi passaggi del procedimento.


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