Rivarolo, scarica mobili in strada e scatta il colpo di scena: identificato per i rifiuti, finisce in carcere per una precedente condanna

Le telecamere di piazza Pallavicini incastrano lo scarico illecito di mobili: la polizia locale risale al responsabile e durante gli accertamenti emerge un ordine di carcerazione definitivo


Un’operazione nata dal contrasto al degrado urbano si è conclusa con un arresto: la polizia locale, dopo aver ricostruito tramite videosorveglianza l’abbandono di rifiuti ingombranti in piazza Pallavicini, ha individuato il presunto responsabile e lo ha convocato per le contestazioni ambientali. In sede di identificazione, però, gli accertamenti fotodattiloscopici hanno fatto emergere un ordine di carcerazione definitivo per una pena complessiva di cinque mesi, rendendo immediato il trasferimento in istituto penitenziario, mentre restano in piedi denunce e sanzioni per l’illecito legato ai rifiuti.
Dalle immagini delle telecamere al carcere: è la traiettoria, inattesa ma netta, di un’indagine della polizia locale partita dal contrasto all’abbandono illecito di rifiuti e finita con un arresto. L’episodio che accende l’attenzione degli agenti risale all’11 febbraio, quando i sistemi di videosorveglianza di piazza Pallavicini, a Rivarolo, hanno ripreso un autocarro fermarsi e scaricare illegalmente mobili e rifiuti ingombranti, contribuendo a un quadro di degrado che da tempo è sotto osservazione in Valpolcevera. Quelle immagini, analizzate con cura, hanno permesso agli investigatori di risalire all’identità del conducente e di costruire un percorso di accertamento che doveva portare, in prima battuta, alla contestazione dei reati previsti dal Testo Unico dell’Ambiente.

Una volta identificato, l’uomo è stato convocato presso gli uffici della Sezione Valpolcevera per la notifica degli atti. È in questa fase, però, che la vicenda cambia tono: durante le procedure di identificazione e gli accertamenti fotodattiloscopici effettuati nella sede di via Ortiz con il supporto del Nucleo di Polizia Giudiziaria, emerge che a suo carico non c’è soltanto la contestazione legata ai rifiuti. Risulta infatti un ordine di carcerazione definitivo, collegato all’unificazione di pene concorrenti per un totale di cinque mesi di reclusione, divenuto esecutivo dopo il rigetto di una richiesta di misura alternativa da parte del Tribunale di Sorveglianza.
A quel punto, concluse le formalità di rito, l’uomo è stato dichiarato in arresto e tradotto alla casa circondariale competente per l’espiazione della pena. Sul piano amministrativo e penale, però, la partita dell’abbandono illecito non si chiude: restano a suo carico le denunce e le sanzioni previste per l’illecito ambientale commesso pochi giorni prima, in un’operazione che il Comune presenta come segnale concreto della volontà di colpire chi alimenta degrado e abbandoni, anche grazie all’uso sistematico dei sistemi di videosorveglianza.
In copertina: foto di repertorio
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