Ambiente 

Stop alla cisterna Stolt Argon, il Tar dà ragione alla Capitaneria: fermo confermato per irregolarità sulle emissioni di ossidi di azoto

Per il Tribunale amministrativo regionale la presenza su più motori di componenti non conformi al fascicolo tecnico NOx approvato, in violazione delle regole internazionali sulle emissioni, è un motivo sufficiente per trattenere l’unità fino al ripristino della piena regolarità, senza che l’autorità debba svolgere test tecnici approfonditi sull’equivalenza dei pezzi

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha confermato la piena legittimità del fermo disposto dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Genova nei confronti della nave cisterna Stolt Argon, respingendo il ricorso contro il provvedimento adottato durante un controllo di Port State Control. Al centro della vicenda, la violazione della MARPOL Annesso VI, Regola 13, e del Codice Tecnico NOx: durante l’ispezione sarebbero state riscontrate gravi deficienze legate all’installazione, su più motori diesel marini, di pompe di iniezione prive della marcatura identificativa IMO prevista dal Technical File NOx approvato, circostanza ritenuta sufficiente per configurare un motivo valido di detenzione fino al ripristino della conformità.

La linea della Capitaneria di Porto di Genova incassa una conferma giudiziaria su un tema che, in un porto a ridosso della città, pesa quanto e più di molte altre partite ambientali: le emissioni atmosferiche prodotte dalle navi. Con sentenza del 14 gennaio 2026, il TAR Liguria ha rigettato il ricorso contro il fermo della nave cisterna Stolt Argon e ha riconosciuto la correttezza del provvedimento adottato dalla Guardia Costiera nell’ambito dei controlli di Port State Control, l’attività ispettiva che, sulla base della normativa europea e nazionale, consente di verificare in porto la conformità delle unità alle regole internazionali di sicurezza e tutela dell’ambiente.

Il fermo era scattato dopo l’accertamento di gravi carenze legate al mancato rispetto della MARPOL Annesso VI – Regola 13, che disciplina i limiti sulle emissioni di ossidi di azoto, e del relativo Codice Tecnico NOx. In sostanza, durante l’ispezione sarebbe emerso che su più motori diesel marini erano state installate pompe di iniezione non corredate dalla marcatura identificativa IMO indicata nel fascicolo tecnico NOx approvato. Ed è proprio qui che si innesta il passaggio cruciale: secondo la normativa applicabile, la difformità rispetto al Technical File e al NOx Technical Code 2008 determina la non conformità del motore e rappresenta un “ground for detention”, cioè un presupposto sufficiente a giustificare il fermo della nave fino a quando non venga ripristinata la piena rispondenza ai requisiti.

Il TAR, nella sua valutazione, chiarisce anche un punto che incide direttamente sul modo in cui vengono condotti questi controlli: all’autorità marittima non è richiesto spingersi in verifiche funzionali approfondite sull’eventuale equivalenza tecnica dei componenti installati. In altre parole, ai fini del Port State Control basta la non conformità documentale e tecnica rispetto al fascicolo approvato e alle prescrizioni internazionali per far scattare la misura, perché quella difformità configura già un potenziale rischio ambientale e, quindi, una condizione che la normativa considera non tollerabile.

Dietro la sentenza si legge anche il peso specifico del contesto genovese, dove porto e tessuto urbano convivono a distanza ravvicinata e la prevenzione dell’inquinamento atmosferico diventa una priorità operativa. La Capitaneria di Porto di Genova sottolinea che proprio per questa interazione stretta l’attività ispettiva viene condotta con particolare attenzione alla conformità dei motori ai certificati EIAPP/IAPP, alla corrispondenza tra componenti installati e fascicolo tecnico approvato, alla corretta tenuta dei registri parametrici del motore e al rispetto dei limiti emissivi previsti dalle regole internazionali. E rivendica anche un dato che fotografa l’intensità dei controlli: negli ultimi due anni sarebbero state fermate oltre dieci navi per violazioni collegate alla MARPOL Annesso VI e al Codice NOx, segnale di un’azione descritta come rigorosa e sistematica contro le irregolarità sulle emissioni.

La Guardia Costiera, in una nota, lega la decisione del TAR a un principio di fondo: la conformità ai requisiti tecnici non è un dettaglio burocratico, ma un presidio di tutela dell’ambiente marino e dell’aria. È su questo asse che la sentenza del 14 gennaio 2026 viene letta come un rafforzamento della linea “zero sconti” sulle emissioni in porto: se la nave non è in regola con quanto certificato e previsto dal suo fascicolo tecnico, la detenzione resta uno strumento legittimo e immediato per riportare l’unità dentro i confini della normativa.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts