Senza categoria 

“Fuori dal Comune”, Genova porta la rigenerazione nei quartieri: cinque spazi da ripensare insieme tra sport, cultura e presidio sociale

Il Comune avvia un percorso strutturato di partecipazione “sul posto” per decidere con cittadini e associazioni il futuro di aree strategiche, dal centro storico al Ponente, affiancando ai lavori finanziati da PNRR e PINQuA un metodo di co-progettazione e gestione condivisa: «Non più opere calate dall’alto», rivendicano gli assessori Francesca Coppola e Davide Patrone

Genova prova a cambiare passo su un terreno dove spesso le polemiche arrivano dopo: quello delle trasformazioni urbane. Con “Fuori dal Comune – Spazi pubblici, scelte condivise”, presentato in piazza delle Marinelle, l’amministrazione lancia un programma di rigenerazione urbana ad impatto sociale che non si limita a disegnare interventi e cantieri, ma punta a decidere prima, insieme, che cosa diventeranno alcuni luoghi della città e come potranno essere vissuti nel tempo. Il cuore dell’operazione è un metodo dichiaratamente “fuori dagli uffici”: incontrare le comunità direttamente nei punti destinati a cambiare, aprire ascolto e confronto, costruire processi di co-design e arrivare a scelte condivise sulla destinazione d’uso e sulle modalità di gestione degli spazi pubblici.

Il progetto nasce con il supporto tecnico di LAMA Impresa Sociale e si presenta come l’evoluzione di una sperimentazione avviata nell’ottobre 2025 nel centro storico, quando il Comune, insieme al Municipio, aveva testato un modello di raccolta di idee e manifestazioni di interesse per rifunzionalizzare immobili pubblici. Quella prima fase, concentrata su due indirizzi simbolo come vico Vegetti e via San Bernardo, viene oggi rivendicata come prova generale di un approccio diverso: il coinvolgimento preliminare del territorio può orientare in modo più consapevole le scelte, migliorare la qualità delle funzioni insediate e rendere più sostenibile la gestione nel tempo, evitando che i luoghi riqualificati restino vuoti o si trasformino in spazi “di passaggio” senza presidio.

La cornice finanziaria, come spesso accade, passa anche dai fondi strutturali: l’iniziativa si colloca nelle politiche di rigenerazione urbana dell’amministrazione e dialoga con interventi sostenuti da PNRR e PINQuA. Ma il messaggio politico che accompagna “Fuori dal Comune” è un altro: la sola riqualificazione fisica non basta, genera valore duraturo soltanto se viene accompagnata da un’attivazione sociale organizzata, capace di trasformare un’opera in un luogo. È su questo punto che insiste l’assessora all’Urbanistica, Centri storici e Città dei 15 minuti Francesca Coppola, che definisce il progetto «di grande impatto sociale ed urbanistico» e lo descrive come un percorso partecipato che punta a rendere il tessuto sociale parte integrante della rigenerazione, «rafforzando le reti di relazioni, offrendo nuovi servizi e mettendo a disposizione della comunità spazi più accoglienti, vivibili, sicuri e accessibili». Nella stessa direzione va l’assessore alla Partecipazione dei cittadini alle scelte dell’Amministrazione e Patrimonio Davide Patrone, che parla di una scelta «di rottura rispetto al passato» e rivendica la volontà di superare «opere calate dall’alto» per costruire progettualità con un’interlocuzione costante fin dall’inizio dell’iter.

L’idea di “uscire” dal palazzo comunale, in questa impostazione, non è solo logistica. Il confronto nei quartieri viene presentato come un riconoscimento del valore delle competenze diffuse e come un modo per costruire decisioni più radicate, quindi più solide. Per questo il percorso non si limita a un singolo incontro di presentazione: l’amministrazione prevede attività di ascolto e partecipazione realizzate direttamente nei luoghi, con momenti pubblici e laboratori pensati per far emergere potenzialità, bisogni e visioni. L’obiettivo, nelle parole del Comune, è arrivare a definire non soltanto che cosa “mettere” in uno spazio, ma anche come farlo funzionare nel tempo, con modelli di gestione condivisa e sostenibile, e con forme di presidio sociale che incidano anche sulla qualità della vita e sulla sicurezza urbana intesa come presenza, attività, uso quotidiano.

Nel nuovo programma vengono coinvolti cinque ambiti considerati strategici, quattro nel centro storico e uno a Ponente, scelti perché in ciascuno di essi spazio aperto e spazio costruito dialogano e possono diventare nuovi poli civici. Nel centro storico il primo asse riguarda il sistema di piazze Tenedo, Marinelle e Monachette, dove si punta a rifunzionalizzare gli spazi aperti in chiave sportiva e aggregativa, con l’idea di favorire la partecipazione intergenerazionale e contrastare marginalità e isolamento. Sempre nel cuore della città rientrano gli ex Ruderi di Santa Sabina, immaginati come una “piazza verticale” dedicata all’arrampicata, pensata come spazio inclusivo e come presidio sociale in un’area delicata. Un terzo tassello è Palazzo Rebuffo Serra, dove l’attenzione si concentra su un ambiente polivalente al piano terra orientato a creatività giovanile e innovazione, in continuità con la vocazione culturale della zona di via del Campo. Il quarto ambito è via Prè 100r, che viene indicato come banco di prova per la riattivazione civica del patrimonio comunale, con funzioni di quartiere e servizi di prossimità costruiti insieme al territorio per rafforzare la dimensione di presidio e rigenerazione. Fuori dal centro storico, il quinto luogo è il complesso sportivo di via Novella, nell’area CEP del Municipio VII Ponente, dove il focus è sul potenziamento delle infrastrutture sportive e sociali per aumentare senso di appartenenza e qualità della vita nei quartieri decentrati.

Sul significato di questo passaggio intervengono anche i Municipi. La presidente del Municipio I Centro Est Simona Cosso rivendica il valore della sperimentazione già fatta e guarda alla nuova fase come a un’estensione più strutturata del modello, legando la co-progettazione anche alla domanda di sicurezza che attraversa il centro storico e sostenendo che una sicurezza reale non può prescindere dalla presenza e dal presidio continuo di associazioni e attività capaci di “riempire” i luoghi. Dal Ponente, il presidente del Municipio VII Matteo Frulio sottolinea l’impostazione innovativa del progetto e mette l’accento su via Novella come spazio di pregio da valorizzare con un lavoro fianco a fianco con cittadini e associazioni, nel segno di partecipazione, socialità e aggregazione.

Dopo la presentazione in piazza delle Marinelle, il Comune annuncia un secondo appuntamento nel mese di marzo, dedicato proprio al complesso di via Novella, con l’idea di avviare sul campo un calendario di incontri e attività che accompagni le scelte. L’elemento più rilevante, però, resta la promessa di metodo: la partecipazione non come passaggio ornamentale, ma come componente strutturale della rigenerazione, utile a produrre un supporto conoscitivo e strategico per gli atti amministrativi e per le future assegnazioni e gestioni. In sostanza, l’ambizione è trasformare spazi in luoghi e luoghi in comunità, ribaltando la sequenza tradizionale: non prima il progetto e poi l’ascolto, ma prima l’ascolto per costruire un progetto che abbia radici, e quindi possibilità di durare.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts