Genova snodo sotto controllo: maxi operazione doganale fa emergere i traffici di rifiuti “travestiti” da usato e sequestri record

Nel bilancio nazionale, Genova figura tra le piazze dove sono emerse le violazioni insieme a Livorno, Venezia, Prato e Milano, attraverso l’attività degli Uffici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dei reparti territoriali della guardia di Finanza

Genova finisce dentro la mappa calda dei controlli che hanno segnato l’undicesima edizione della JCO DEMETER, l’operazione doganale congiunta pensata per stringere la rete attorno ai traffici transfrontalieri illegali di rifiuti e al commercio illecito di sostanze che riducono lo strato di ozono e dei gas fluorurati regolati dal Protocollo di Montreal. Le due fasi operative, svolte dal 6 al 26 ottobre 2025 e dal 17 al 30 novembre 2025, hanno visto un coinvolgimento senza precedenti, con 120 Paesi partecipanti sotto il coordinamento dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane, in collaborazione con l’amministrazione doganale cinese e con l’Ufficio di collegamento di intelligence regionale per l’Asia e il Pacifico. In Italia l’attività è stata guidata dalla Direzione Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli insieme al Comando Generale della guardia di Finanza, e nel bilancio nazionale Genova compare tra gli snodi dove sono state rilevate violazioni insieme ad altre piazze strategiche, a conferma di quanto i porti e le direttrici logistiche siano centrali quando si parla di flussi che cercano di oltrepassare i confini con carte in regola solo sulla carta.

Il dato che pesa di più, e che racconta da solo il salto di scala dell’operazione, è la quantità contestata nei controlli sul territorio nazionale: circa 1.037.137 chilogrammi di rifiuti intercettati in violazione, con una quota nettamente predominante costituita da rifiuti tessili, pari a 905.237 chilogrammi. È proprio qui che Genova diventa un punto d’osservazione privilegiato: il cuore della criticità emersa nell’edizione appena conclusa è la crescita del commercio illegale di merce dichiarata di seconda mano che, invece, avrebbe dovuto essere classificata come rifiuto tessile. In altre parole, il meccanismo che si prova a usare per sfuggire alle regole è quello della “maschera” burocratica, dove l’etichetta dell’usato diventa la scorciatoia per far viaggiare ciò che, per normativa, richiederebbe procedure, tracciabilità e autorizzazioni ben più stringenti. È una dinamica che si intreccia con la pressione della cosiddetta fast fashion e con le contraddizioni dell’economia circolare quando la filiera non regge o quando qualcuno tenta deliberatamente di piegare le definizioni per trasformare un rifiuto in “prodotto”.

Per una città-porta come Genova, che vive di banchine, terminal, interporti e catene di trasporto, l’attenzione su questi flussi non è un dettaglio tecnico ma un pezzo di sicurezza ambientale e di legalità economica: quando i controlli si concentrano sui rifiuti tessili, sui rifiuti derivanti da veicoli e loro componenti e sui cascami di acciaio, ciò che viene messo alla prova è la capacità del sistema di distinguere con precisione ciò che può circolare come bene da ciò che deve essere gestito come scarto, evitando che le rotte commerciali diventino corridoi per lo smaltimento opaco. Non a caso, nel resoconto dell’operazione viene evidenziato anche un incremento significativo dei sequestri rispetto alle precedenti edizioni, un segnale che, letto in controluce, racconta sia l’evoluzione delle strategie dei trafficanti sia l’aumento dell’attenzione investigativa e doganale.
Lo scenario internazionale, del resto, spiega perché DEMETER non sia un’operazione “di routine”. A livello globale, la collaborazione tra le amministrazioni dei 120 Paesi coinvolti ha portato al sequestro complessivo di 15.509 tonnellate di rifiuti, oltre a 220.716 pezzi di rifiuti non pesati, e ha fatto emergere anche interventi su 168 tonnellate di sostanze che riducono lo strato di ozono e idrofluorocarburi, su 13 tonnellate e più di 5.700 apparecchiature contenenti sostanze controllate dal Protocollo di Montreal e su 8 tonnellate e oltre 30.000 pezzi di altre sostanze chimiche pericolose, tra cui pesticidi e mercurio. È un quadro che mostra come, accanto ai rifiuti, esista un fronte parallelo fatto di sostanze e apparecchiature la cui circolazione illecita ha ricadute dirette sulla salute pubblica e sull’ambiente, e che proprio per questo richiede la stessa capacità di lettura documentale, ispezione fisica e intelligence doganale.
Nel bilancio italiano, Genova è quindi uno dei luoghi dove la rete si è stretta e dove le violazioni sono state individuate in sinergia tra gli Uffici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e i reparti territoriali della guardia di Finanza. La cornice istituzionale, inoltre, sottolinea che questa cooperazione operativa si è ulteriormente consolidata dopo la stipula del protocollo d’intesa tra le due istituzioni nel maggio 2025, un passaggio che viene indicato come leva per rendere più efficace l’azione comune proprio quando si tratta di traffici complessi, transnazionali e in continuo adattamento. In definitiva, l’operazione consegna a Genova un ruolo chiaro: essere, insieme agli altri nodi logistici del Paese, un punto di difesa avanzato contro chi prova a trasformare la globalizzazione delle merci in globalizzazione dei rifiuti, spostando costi, rischi e impatti lontano dagli occhi e dalle regole.
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