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“Notte prima degli esami” al Ducale, scontro in aula: «Qual è il criterio?». Montanari: «Sponsor privato e nessun onere per Comune e Fondazione»

Il gruppo misto attacca l’evento dedicato al film e solleva un tema di opportunità e di indirizzo culturale; la Giunta replica che non ci sono costi per Comune e Fondazione, che le spese (sotto i 3 mila euro) sono coperte da uno sponsor privato e che l’iniziativa gratuita serve ad aprire un confronto e intercettare pubblici diversi

L’interpellanza in Consiglio comunale ha trasformato una serata-evento in un caso politico, con un confronto che ha toccato due questioni: da un lato il senso di ospitare a Palazzo Ducale un appuntamento legato a un successo popolare del cinema, dall’altro la trasparenza sui costi e l’opportunità istituzionale della scelta, vista la parentela della sindaca con il regista. Il dibattito si è concentrato sul tema “Notte prima degli esami”, definito dal consigliere Sergio Gambino come un’iniziativa non neutra, perché collocata «dentro il principale contenitore culturale della città» e quindi inevitabilmente letta come segnale di indirizzo.

Nel suo intervento il consigliere del gruppo misto ha rivendicato di non aver visto il film e di non poterne riconoscere, per esperienza diretta, la portata culturale, ma ha sostenuto che proprio quella distanza personale metteva in evidenza il nodo politico: «Qual è il criterio? Il Ducale è diventato una sala eventi per successi commerciali slegati dal territorio?». La critica è stata costruita come un’alternativa secca: se la scelta è guidata dalla popolarità, allora – ha detto – il luogo sarebbe sbagliato perché Palazzo Ducale non dovrebbe “celebrare” ciò che è già mainstream; se invece il criterio è il valore culturale, allora lui lo giudica «un po’ debole» e rimette la valutazione all’assessore, evocando però un paragone che punta dritto al cuore della polemica: Genova, secondo Gambino, avrebbe figure cinematografiche più identitarie e meritevoli di essere valorizzate, e ha citato Paolo Villaggio come esempio, chiedendo perché si investa in un film di Fausto Brizzi (marito della sindaca Salis, ha ricordato Gambino in aula) e non in un’iniziativa strutturata su Villaggio.

L’intervento è salito di tono quando Gambino ha legato il criterio di scelta al successo economico, ipotizzando scenari volutamente paradossali: se contano gli incassi, «cosa ci dobbiamo aspettare? Fra qualche anno celebriamo Checco Zalone?». E poi ha chiuso sul punto più sensibile, definendolo una questione di “opportunità”: il fatto che «la sindaca sia anche la moglie del regista», secondo lui, rende necessario chiarire in modo esplicito costi, ricadute e “plus culturale” dell’iniziativa, «tra virgolette», per evitare ombre e sospetti.

La risposta dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari è stata impostata su due binari: prima ha respinto l’impostazione comparativa (“meglio questo di quello”), poi ha scelto di rispondere in modo diretto alla domanda centrale – quella sui costi – definendola «assolutamente legittima». Montanari ha tagliato corto sulle gerarchie di valore, dicendo che ragionamenti del tipo “Van Dyck vale meno di Velázquez o Bernini” non portano lontano, e ha sottolineato che non è compito del Consiglio stabilire classifiche artistiche o misurare il valore di un film «sulla base di quanto piacciono».

Il punto, per l’assessore, è un altro: «Questo evento non comporta alcun costo per l’amministrazione e per il Comune di Genova». Montanari ha precisato che la programmazione è stata gestita «in totale autonomia» da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e che non sono previsti «oneri di alcun genere» né per il bilancio comunale né per la Fondazione. Poi ha aggiunto il dettaglio economico: «I costi complessivi dell’iniziativa, inferiori di poco ai 3.000 euro, sono interamente coperti dallo sponsor Civita, di natura privata». L’iniziativa, ha proseguito, è «a ingresso gratuito» e «tutti gli ospiti partecipano senza percepire alcun cachet», modalità che – ha rimarcato – ricorre spesso proprio per garantire accessibilità.

Montanari ha anche rivendicato la qualità dell’incontro, citando i nomi degli ospiti previsti e sostenendo che non ci si debba “spaventare” se alcune proposte intercettano pubblici differenti: «Palazzo Ducale… deve avere una programmazione capace di coinvolgere anche pubblici diversi e tutte le fasce d’età». Qui l’assessore ha provato a rovesciare l’accusa di “celebrazione” commerciale: il termine stesso, ha detto, non gli piace, perché più che celebrare si intende «aprire una discussione», anche su temi cambiati in vent’anni come il rapporto tra giovani e scuola o l’esperienza dell’esame di maturità.

Ne esce un confronto che, al netto delle punte polemiche, fotografa due visioni contrapposte del ruolo di Palazzo Ducale: per l’opposizione interna che interroga, l’istituzione culturale dovrebbe presidiare soprattutto l’identità cittadina e un’idea “alta” di programmazione, evitando eventi che rischiano di essere percepiti come operazioni di immagine; per la Giunta, invece, la pluralità di linguaggi e pubblici è parte della missione del Ducale e un evento gratuito, senza costi pubblici, può legittimamente stare accanto alle grandi mostre, senza che questo implichi uno spostamento dell’asse culturale. E proprio sul terreno della trasparenza economica Montanari ha voluto chiudere il cerchio: cifre contenute, sponsor privato e nessun onere per Comune e Fondazione, come risposta secca al sospetto che la scelta potesse avere un “prezzo” per la collettività.


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