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Referendum Giustizia, 32 firme per il NO: «Senza fanatismi» e una conferenza per spiegare le ragioni

Un gruppo di trentadue esponenti della società civile genovese presenta mercoledì 18 febbraio l’appello “Senza fanatismi”: un invito a votare NO al referendum del 22-23 marzo, puntando su argomenti di merito e sugli effetti concreti della riforma. I firmatari: Filippo Biolè, Luca Borzani, Maurizio Castagna, Carlo Castellano, Paolo Cremonesi, Giambattista D’Aste, Gisella De Simone, Alberto Diaspro, Giuliano Doria, Marco Doria, Gilda Ferrando, Giuseppe G. Giacomini, Franco Henriquet, Gianni Martini, Bruno Morchio, Dado Moroni, Francesco Munari, Mario Pestarino, Egle Possetti, Elisabetta Pozzi, Carlo Rognoni, Giancarlo Rolla, Giacomo Ronzitti, Vincenzo Roppo, Elisabetta Rubini, Adriano Sansa, Luciano Seddaiu, Roberto Speciale, Andrea Stimamiglio, Carla Valaperta, Francesco Ventura, Stefano Zara

Trentadue voci della società civile genovese scelgono di entrare nel dibattito sul referendum del 22 e 23 marzo con un messaggio che, già dal titolo, prova a disinnescare la polarizzazione: “Senza fanatismi: cittadini genovesi per il NO al Referendum Giustizia”. L’obiettivo dichiarato è togliere la discussione dal terreno delle appartenenze e riportarla su quello dei contenuti, con una posizione che chiede di essere valutata con criteri di razionalità e coerenza con l’interesse generale, senza trasformare il voto in un regolamento di conti “pro o contro il Governo” o “pro o contro la magistratura”.

L’appello verrà presentato in conferenza stampa mercoledì 18 febbraio alle 11 nella sede dell’associazione Le Radici e le Ali, in via dei Giustiniani: saranno presenti alcuni firmatari, pronti a illustrare le ragioni della scelta. L’iniziativa, nelle intenzioni dei promotori, resta aperta anche a ulteriori adesioni.

Nel testo, la prima presa di posizione riguarda proprio il perimetro della discussione: la riforma viene letta come un progetto dell’attuale Governo, ma non sarebbe questa la ragione dirimente per cui votare NO. Il ragionamento, anzi, cerca esplicitamente di parlare anche a chi non si riconosce nell’opposizione: l’auspicio è che le motivazioni possano risultare convincenti anche per elettori di centrodestra, proprio perché fondate su una lettura dei problemi del sistema giustizia e non su schieramenti.

Da lì l’argomentazione entra nel merito individuando due “mali” principali: l’inefficienza della macchina giudiziaria, legata soprattutto a organizzazione e risorse, e una conflittualità crescente fra magistratura e Governo, descritta come un elemento che degrada il tessuto delle istituzioni democratiche. Il punto centrale, per i firmatari, è che la riforma non inciderebbe in modo sostanziale sul primo problema e, sul secondo, rischierebbe di peggiorare ulteriormente il clima.

Il passaggio successivo mette a fuoco il terreno su cui lo scontro istituzionale si sarebbe irrigidito: gli attacchi politici a magistrati autori di provvedimenti sgraditi, accusati di perseguire finalità non di giustizia ma politiche. Il testo definisce questa accusa “infamante” perché implica la violazione della separazione dei poteri; aggiunge che spesso verrebbe lanciata come invettiva, senza entrare nel merito delle norme e dei provvedimenti contestati, e proprio per questo sarebbe verosimilmente infondata nella maggior parte dei casi. In controluce, l’appello legge un rischio speculare: che l’idea di una magistratura “antigovernativa” diventi il pretesto per desiderare una magistratura “filogovernativa”, cioè non più autonoma nell’applicare le leggi ma orientata ad assecondare l’esecutivo.

Sul piano delle scelte di assetto, uno dei bersagli principali è la bandiera della separazione tra chi accusa e chi giudica. Secondo i firmatari, la narrazione per cui i giudici sarebbero “succubi” dei pubblici ministeri sarebbe priva di fondamento: richiamano l’esito di molti procedimenti per sostenere che le richieste dell’accusa vengono spesso disattese e osservano che i passaggi di funzione sarebbero già rarissimi nei fatti. Il problema reale, semmai, viene spostato su un altro piano: l’eccesso di centralità del momento delle indagini e dell’accusa rispetto al giudizio, amplificato dalla percezione pubblica e dal “processo mediatico”. In questa prospettiva, enfatizzare la separazione non correggerebbe lo squilibrio, ma lo aggraverebbe, spingendo verso una componente dell’accusa più isolata e autoreferenziale, meno legata a una cultura comune delle garanzie.

Un’altra critica riguarda l’architettura degli organi di autogoverno: l’appello contesta l’ipotesi di un Consiglio Superiore della Magistratura diviso in due, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e boccia l’idea del sorteggio al posto dell’elezione per la componente togata, perché lo considera un meccanismo che mortifica la magistratura e non garantisce davvero di eliminare influenze improprie. A questo si aggiunge la contrarietà alla creazione di una nuova Alta Corte disciplinare, letta come una moltiplicazione di enti non necessaria, con un aggravio di spesa pubblica: risorse che, secondo i firmatari, sarebbero più utili se destinate a colmare carenze strutturali e inefficienze dell’amministrazione giudiziaria.

Nell’ultima parte, l’appello torna sulla cornice culturale e politica: il rischio è che il referendum venga schiacciato su un “pro o contro la magistratura”, quindi su una scelta emotiva anziché ragionata. I firmatari rivendicano invece una logica di decisione orientata all’interesse generale, insistendo sul fatto che esistano molte ragioni concrete per giudicare la riforma sbagliata e scegliere un NO “convinto e deciso”, senza fanatismi e senza scorciatoie propagandistiche.

A sottoscrivere l’appello sono trentadue esponenti con profili diversi fra professioni, cultura, università, sanità e associazionismo cittadino: Filippo Biolè, Luca Borzani, Maurizio Castagna, Carlo Castellano, Paolo Cremonesi, Giambattista D’Aste, Gisella De Simone, Alberto Diaspro, Giuliano Doria, Marco Doria, Gilda Ferrando, Giuseppe G. Giacomini, Franco Henriquet, Gianni Martini, Bruno Morchio, Dado Moroni, Francesco Munari, Mario Pestarino, Egle Possetti, Elisabetta Pozzi, Carlo Rognoni, Giancarlo Rolla, Giacomo Ronzitti, Vincenzo Roppo, Elisabetta Rubini, Adriano Sansa, Luciano Seddaiu, Roberto Speciale, Andrea Stimamiglio, Carla Valaperta, Francesco Ventura, Stefano Zara.


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