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Lungomare Canepa, il Comitato incalza il Comune: «Mitigazione acustica e ambientale, un’urgenza non più rinviabile»

Dopo il recente incontro istituzionale, il Comitato di Lungomare Canepa torna a chiedere interventi strutturali contro rumore e inquinamento: «Qui siamo nel cuore dell’abitato storico», «le barriere acustiche non servono», «serve almeno una semigalleria». Nel mirino soprattutto l’incognita fondi e tempi: «Nel 2025 ancora non si sa se e quando la situazione sarà risolta»

Il tema non è nuovo, ma il tono sì: nel post diffuso sulla propria pagina il Comitato di Lungomare Canepa parla di «un’urgenza non più rinviabile», rimette al centro la salute e chiede una risposta che vada oltre annunci, progetti parziali e tempi indefiniti. Il punto di partenza è una scelta precisa: «Abbiamo atteso qualche giorno dall’incontro istituzionale prima di esprimerci» su un problema che, scrive il Comitato, grava su Sampierdarena «sin dalla nascita della tangenziale omonima», la cosiddetta «gronda a mare».

Il Comitato chiarisce subito che la questione non può essere ridotta a un dibattito tecnico sulle “barriere acustiche”. Anzi, definisce questa impostazione già sbagliata alla radice: «Chiunque sa che parlare di “barriere acustiche” non solo è un errore grave in questo specifico contesto urbano, ma anche fuorviante rispetto al vero tema». E il vero tema, per chi vive affacciato sul tracciato, è duplice: rumore e pressione ambientale, dentro un quartiere densamente abitato. «Qui non siamo in una zona periferica, lontana dalle abitazioni, ma nel cuore dell’abitato storico di Sampierdarena, tra edifici che esistono da oltre due secoli».

Nel post c’è anche una risposta netta a una narrazione che, secondo il Comitato, viene riproposta ciclicamente: l’idea che chi abita in zona “sapesse” a cosa andava incontro. «Qualcuno, non solo estraneo alla vicenda, ma talvolta anche politico, afferma che chi vive qui sapeva bene dell’esistenza del porto e della tangenziale. Sbagliato». La ragione sta nella storia recente dell’area: «Qui vivono famiglie storiche, che hanno visto la progressiva trasformazione del territorio fino alla deriva dei giorni nostri».

Il Comitato insiste su un punto: l’inefficacia delle barriere in un contesto come quello di Lungomare Canepa non sarebbe una posizione “di pancia”, ma qualcosa di già dimostrato. «Che le barriere acustiche non servano in questo contesto non lo diciamo noi semplici cittadini, ma tutti gli studi acustici condotti negli anni». E rilancia con una domanda retorica che mira a far emergere l’assurdità, secondo i residenti, di alcune soluzioni: «Potrebbe davvero una barriera “stile Ponte San Giorgio” mitigare il rumore in edifici così vicini alla strada e alti oltre trenta metri?».

Dal confronto con l’amministrazione, il Comitato riferisce una serie di elementi concreti e, insieme, allarmanti per chi attende risposte: «Durante l’incontro del 3 novembre 2025, l’assessore Massimo Ferrante ci ha riferito che mancano i fondi per la mitigazione acustica, che il progetto prevede barriere alte 8 metri e verticali, e che non si conoscono né i tempi di avvio né quelli di conclusione dei lavori». In altre parole, una cornice progettuale che, agli occhi del Comitato, resta insufficiente e che per di più rischia di restare sulla carta.

A quel punto arriva il nodo della proposta alternativa, già rivendicata in passato e ripetuta nel post con chiarezza: «Abbiamo spiegato che serve almeno una semigalleria». E viene aggiunto un dettaglio politico-amministrativo che, per il Comitato, rappresenta uno spiraglio ma non una garanzia: «Su questo l’assessore ai Lavori Pubblici si è detto disponibile a modificare il progetto». Nelle righe successive compare anche un riferimento a un’altra interlocuzione precedente: «Abbiamo riscontrato una volontà di collaborazione, così come già avevamo percepito a settembre con l’assessore al Verde Urbano, Francesca Coppola». Ma ogni apertura, secondo i residenti, si schianta contro il punto che definiscono “essenziale”: «non ci sono più fondi».

È qui che il post cambia passo e diventa un atto d’accusa verso verso le passate stagioni di scelte e rinvii. Il Comitato mette in fila una sequenza che considera inaccettabile: «La politica ha progettato una tangenziale iniziata nel 2016, non ha risolto il problema negli anni successivi e, oggi, nel 2026, ancora non sa se e quando la situazione sarà risolta». E per evitare che il discorso venga letto come un attacco “di parte”, sottolinea che la responsabilità è trasversale: «Parliamo di “politica” in senso generale: le giunte si sono alternate, prima la sinistra, poi la destra, ora di nuovo la sinistra, ma il risultato non cambia».

Nel racconto del Comitato c’è anche lo stato d’animo di chi partecipa alle riunioni istituzionali con la sensazione di essere ascoltato ma non davvero risolto: «Agli incontri istituzionali noi cittadini ascoltiamo. A volte ci arrabbiamo, a volte ci irritiamo, altre volte fingiamo di sorridere». Poi la frase che sintetizza la richiesta di svolta: «L’unica vera soluzione sarebbe alzarsi, battere i pugni sul tavolo e pretendere che si trovino i fondi per chiudere definitivamente questa vicenda».

Il motivo di tanta insistenza, rivendica il Comitato, non è un disagio generico: è un problema di salute pubblica. «Una vicenda che non riguarda qualcosa di astratto, ma la salute». E viene precisato cosa significa, nella vita quotidiana: «La perdita di salute di chi respira e vive in un inquinamento costante, la perdita patrimoniale delle nostre case, la perdita di serenità». Da qui la richiesta politica più diretta: «A oggi, ai cittadini non interessa come e quando si troveranno i fondi: il Comune di Genova e il Sindaco sono responsabili della salute pubblica».

Il Comitato chiede coerenza anche a chi, nei mesi precedenti, stava su altri banchi. «Ci sono priorità evidenti, e auspichiamo che chi fino a pochi mesi fa era all’opposizione e lottava con noi per la mitigazione acustica e ambientale, oggi, con la stessa fermezza, si impegni davvero a realizzarla». E fissa un orizzonte temporale legato a un appuntamento già annunciato: «Faremo il punto: mancano quattro mesi all’inaugurazione del nuovo parco lineare, e in questo tempo va trovata la soluzione definitiva».

Nelle righe finali, il Comitato prova a tenere insieme due registri: disponibilità al confronto e richiesta di decisioni. «Come sempre, noi cittadini mettiamo a disposizione collaborazione, studio, senso civico e volontà di dialogo per l’interesse pubblico». Ma la chiusura torna sulla parola chiave: determinazione. «Chiediamo che la politica sia finalmente risoluta nel trovare, una volta per tutte, la soluzione mitigatoria più efficace».


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