Croce Verde di Sestri, post antifascisti contro la remigrazione e bufera social: pioggia di critiche, repliche, ban e tanti consensi

Fabio Ceraudo, presidente del municipio Medio Ponente, interviene tra i primi nei commenti ringraziando la Pubblica assistenza e richiamando Resistenza e memoria: «non è un ricordo, è un dovere»

La Croce Verde di Sestri Ponente finisce al centro di una vera tempesta sui social dopo due post ravvicinati in cui l’associazione prende una posizione senza sfumature: «è, è stata e resterà antifascista», con un no esplicito ai concetti di “reimmigrazione” e “remigrazione” e un richiamo duro contro qualsiasi narrazione che, a loro giudizio, neghi diritti civili o cerchi di mascherare come “libera manifestazione di pensiero” iniziative percepite come propaganda. Nel testo, la Pubblica assistenza lega l’accettazione silenziosa di politiche di emarginazione a “soluzioni” già viste nella storia, definite «aberranti» e coperte dalla propaganda, ribadendo che «la negazione dei diritti civili non è e non sarà mai una libera manifestazione di pensiero». A chiudere, la citazione di Sandro Pertini: «Tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no. Non è un’idea. È la morte di tutte le idee. L’unico modo di intendere il fascismo è combatterlo».

Il primo post, però, non resta confinato a un messaggio identitario: diventa miccia. Sotto, arrivano applausi e cuori, ringraziamenti ai volontari e dichiarazioni di sostegno, ma anche una raffica di critiche, con l’accusa – ripetuta in più forme – che una Pubblica assistenza “faccia politica” e dovrebbe “stare sopra le parti”. La discussione si polarizza in poche ore, si accende, deraglia in alcuni scambi e costringe l’associazione a intervenire con un secondo post, più lungo e spiegato, in cui la Croce Verde racconta di essersi trovata bersaglio di attacchi «ignoranti e decontestualizzati» e di aver visto sparire commenti a seguito della gestione della pagina.

Nel secondo intervento è Matteo Riva, presidente della Pubblica assistenza, a metterci la firma e il tono personale. Pur riconoscendo che per qualcuno parlare di fascismo possa sembrare “anacronistico”, sostiene che ciò che si vive oggi «gli assomiglia molto» e che non si può far finta di niente. Spiega poi la scelta di cancellare i post e di bannare gli autori di alcuni interventi, descritti come profili spesso fake o come persone trascinate dalla propaganda, e chiede scusa a soci e simpatizzanti che hanno visto scomparire commenti nel caos degli attacchi. La linea che rivendica è netta: la Croce Verde non vuole diventare un’arena dove si “spinge” propaganda, «nera o rossa che sia», e non intende prestarsi a sostegni o demolizioni di leader, qualunque essi siano. La frase che usa per motivare l’urgenza di non restare in silenzio è attribuita a Francesco Guccini: «spesso l’ignoranza fa paura, ma il silenzio è uguale a morte», ricordata come proveniente da “Canzone per Silvia”, nell’album “Parnassius” del cantautore modenese.
A quel punto la discussione cambia passo: non è più solo un flusso di reazioni, ma un confronto serrato sulla pagina dell’associazione, con la Croce Verde che risponde direttamente a chi contesta la scelta di esporsi. In più repliche, l’associazione insiste su due concetti: primo, «abbiamo attaccato il fascismo», non un partito; secondo, se qualcuno legge questa presa di posizione come un attacco “alla destra” contemporanea, allora il problema non è il post ma l’accostamento che viene fatto da chi commenta. È in questo contesto che la Croce Verde arriva anche a richiamare una citazione attribuita a Marina Berlusconi, usandola per sostenere che non conta “il colore” di chi pronuncia certe frasi ma il contenuto e la responsabilità civile che portano con sé.
Tra i commenti di sostegno, oltre a molti messaggi senza firma “pubblica” – semplici ringraziamenti, apprezzamenti, inviti a non arretrare – spicca quello di Loris Viari dell’ANPI, che saluta i post come un «importante comunicato» e sottolinea la fedeltà della Croce Verde «alla propria storia e alla storia di Sestri». Poco dopo interviene anche Fabio Ceraudo, presidente del municipio Medio Ponente, ringraziando apertamente la Pubblica assistenza e legando il tema all’identità del territorio: la Resistenza, scrive, non è un ricordo ma un dovere, e Genova e il Medio Ponente «non si lasciano intimidire», perché «la memoria è viva» e, finché lo resta, «nessuno potrà calpestarla».
Sul fronte opposto, alcune critiche insistono nel definire “di parte” l’antifascismo e nel ritenere improprio che un’associazione di soccorso prenda posizione. La Croce Verde replica anche su questo punto: per l’associazione l’avversione a fascismo, razzismo e discriminazioni non è un vessillo di tifoseria, ma un principio di responsabilità civica e un elemento portante della convivenza, tanto da rivendicare che la loro pagina non diventerà una bacheca per campagne contro singole figure istituzionali. In uno scambio, l’associazione chiarisce che quella regola vale a prescindere: «Non lo abbiamo concesso con Marco Bucci, non lo concediamo con Silvia Salis», facendo capire che la moderazione non è una minaccia ma una linea editoriale per impedire che la discussione diventi propaganda o insulto.
Alla fine, i due post hanno ottenuto ciò che spesso accade quando si toccano nervi scoperti: hanno acceso un riflettore. Da una parte una valanga di sostegno e di riconoscenza verso un’associazione che rivendica la propria storia; dall’altra una bufera di critiche che contesta l’opportunità di esporsi. In mezzo, la scelta della Croce Verde di Sestri Ponente di non arretrare sul contenuto e, allo stesso tempo, di irrigidire le regole del confronto, trasformando una giornata di commenti in un caso pubblico che parla non solo di un post, ma di memoria, identità e confini – sempre più fragili – tra dibattito e rissa social.
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