Sede svelata all’ultimo e clima rovente: stasera a Genova la “remigrazione” trasloca a Sestri Ponente. Iniziative di protesta in largo Pertini e nel quartiere del ponente

Il Comitato Remigrazione e Riconquista presenta oggi alle 19, al Tower Genova Airport Hotel, la sua proposta di legge. Alle 17 è annunciato un presidio in largo Pertini promosso da Cgil e Anpi, con varie adesioni politiche. Iniziative di protesta anche a Sestri Ponente. Giornata ad alta tensione, con spiegamento di forze dell’ordine. Contrari i partiti progressisti, Anpi, Cgil e Genova Antifascista

La sede è stata comunicata solo a ridosso dell’appuntamento, ma la presentazione resta confermata: oggi, venerdì 13 febbraio, alle 19, il Comitato Remigrazione e Riconquista porterà a Genova la propria proposta di legge sulla “remigrazione”, annunciando come luogo il Tower Genova Airport Hotel & Conference Center, in via Pionieri e Aviatori d’Italia 44, a pochi passi dall’aeroporto, A fare da volti principali dell’iniziativa, spiegano gli organizzatori, saranno il presidente Luca Marsella e il vicepresidente Salvatore Ferrara, affiancati da esponenti locali: sono loro, come rivendica la nota diffusa in giornata, i promotori che stanno “lanciando” e presentando il testo, tappa dopo tappa, come proposta politica da portare all’attenzione nazionale. Il comitato è stato fondato principalmente da realtà neofasciste e identitarie: Brescia ai Bresciani, CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads.

La scelta di non indicare subito la sala viene motivata dal comitato con una ricostruzione che parla di pressioni e tentativi di far saltare l’evento: nella loro versione, due strutture private regolarmente prenotate sarebbero finite nel mirino di “minacce, pressioni e intimidazioni”, attribuite a una galassia che viene descritta come sinistra indistinta, «tra istituzionale e antagonista», oltre che a realtà di centri sociali. È un passaggio che alza ulteriormente la temperatura di una giornata già carica di tensione, perché la presentazione non arriva nel vuoto: da giorni, infatti, è stata annunciata una contro-mobilitazione, con un presidio previsto alle 17 e con messaggi contrapposti che in queste ore corrono sui canali social e nei comunicati.
Sicuramente la manifestazione di Sestri Ponente, in particolare quella di Sestri Ponente, sarà blindata

Sul fronte opposto, la rete Genova Antifascista ha pubblicato un testo in cui rivendica la retromarcia di strutture che inizialmente sarebbero state individuate come sede dell’incontro e interpreta il trasloco come il risultato della pressione politica e sociale. Nel messaggio compare anche una lettura ironica e provocatoria della nuova collocazione con l’idea di un evento “blindato” e sorvegliato: il riferimento, in quel racconto, è a un contesto di sicurezza particolarmente marcato, con la presenza evocata di camionette e la vicinanza a presidi delle forze dell’ordine, in un tono che alterna sberleffo e invito ai promotori a rinunciare. È la fotografia di uno scontro verbale che corre in parallelo alla logistica: da una parte chi sostiene di essere stato costretto a spostarsi per non subire boicottaggi, dall’altra chi considera lo spostamento una vittoria della protesta.
Nel pomeriggio, intanto, la partita si gioca in piazza. La mobilitazione annunciata alle 17 è stata promossa da Cgil e Anpi e ha raccolto adesioni anche dai partiti Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, e Movimento 5 Stelle. Il punto politico, ribadito da chi convoca il presidio, è la critica di merito alla “remigrazione”, definita come una proposta incompatibile con principi costituzionali e con la storia di una città che, per la sua identità portuale e industriale, ha intrecciato da sempre lavoro e migrazioni. Nella stessa cornice si inserisce anche l’annuncio di un presidio a Sestri Ponente, con l’adesione di AVS Medio Ponente: Giorgia Parodi, co portavoce di Europa Verde-Verdi parla di un quartiere “costruito dal lavoro e dalle migrazioni” e rivendica una risposta senza ambiguità, mentre il consigliere comunale di Avs Massimo Romeo inquadra la “remigrazione” come uno slogan dell’estrema destra europea orientato, nella loro lettura, a esclusione e discriminazione, rivendicando una presenza «pacifica ma ferma».
Intanto proprio ieri Il Tribunale di Bari ha chiuso in primo grado il processo che ruotava attorno all’aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà, infliggendo dodici condanne a militanti di CasaPound per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, con la privazione dei diritti politici per cinque anni. Le pene, in base a quanto disposto dai giudici, arrivano fino a 2 anni e 6 mesi di reclusione: cinque imputati sono stati condannati a 1 anno e 6 mesi, altri sette a 2 anni e 6 mesi; per sette di loro è stata riconosciuta anche la responsabilità per lesioni. Il procedimento nasce dai fatti avvenuti al termine di una manifestazione antifascista organizzata, secondo la ricostruzione, otto giorni dopo la visita in città dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Le persone aggredite hanno raccontato che stavano rientrando verso casa in piccoli gruppi, e che nelle vicinanze ci fosse anche una madre con un bambino nel passeggino, quando sarebbero state raggiunte da militanti di CasaPound con un atteggiamento subito minaccioso, mostrando catene e oggetti ritenuti atti a offendere, fino all’attacco vero e proprio nonostante i tentativi di evitare lo scontro. L’episodio sarebbe avvenuto a pochi passi dal circolo Kraken, indicato come sede barese del movimento, e la scena risulta documentata dalle telecamere di videosorveglianza.
Sul fronte processuale, i giudici hanno escluso per tutti l’aggravante della premeditazione e hanno assolto altri cinque imputati dall’accusa di riorganizzazione del partito fascista «per non aver commesso il fatto». In sentenza è stato disposto anche il risarcimento a favore delle parti civili: tra queste figurano le vittime dell’aggressione, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, il Comune di Bari e la Regione Puglia, oltre ad alcuni soggetti politici (Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana) e associativi. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni e il procuratore Roberto Rossi si è limitato a sottolineare che «il dispositivo è quello che conta» e che sarà decisivo leggere le ragioni della decisione.
La difesa, invece, ha annunciato ricorso in appello e ha rimarcato un punto tecnico centrale: secondo gli avvocati, nessuno degli imputati sarebbe stato condannato per il delitto di “ricostituzione del partito fascista” previsto dall’articolo 2 della legge Scelba, mentre la contestazione riguardava la violazione dell’articolo 5, che punisce le “manifestazioni usuali” del disciolto partito fascista in riunioni pubbliche, come gesti, saluti o simboli riconducibili al fascismo o al nazismo, precisando che il richiamo ad altri articoli sarebbe stato solo descrittivo. CasaPound non ha rilasciato dichiarazioni.
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