Lavoro povero e fuga dei giovani, la Uil lancia l’allarme: «Stop ai contratti pirata, serve un election day»

Al convegno genovese con PierPaolo Bombardieri i numeri della Liguria raccontano un mercato del lavoro sempre più anziano e maschile: cala l’occupazione tra i 40 e i 44 anni, soprattutto femminile, mentre crescono precarietà e part time involontario

A Genova la UIL ha portato sul tavolo, con toni netti, un’idea di “buon lavoro” che oggi in Liguria sembra sempre più distante: meno dumping retributivo, meno diritti “a geometria variabile”, più stabilità e salari dignitosi. Il convegno organizzato da UIL Liguria – dedicato ai nuovi percorsi occupazionali tra mismatch e migrazione dei giovani – è diventato soprattutto una fotografia impietosa dei cambiamenti in atto: giovani che faticano a trovare un ingresso qualificato, donne schiacciate da salari e carriere più fragili, contratti brevi che avanzano in settori chiave, e un territorio che invecchia anche sul lavoro.

Il segretario generale della UIL PierPaolo Bombardieri ha scelto di partire dal tema della rappresentanza sindacale, legandolo alle distorsioni del mercato del lavoro. Ha sostenuto che per evitare “vergogne” come il contratto dei rider siglato dall’Ugl è indispensabile fissare regole chiare su chi può firmare i contratti. Da qui la proposta: un “election day” anche nel privato, sul modello del pubblico, per permettere a lavoratrici e lavoratori di scegliersi i rappresentanti, con contratti sottoscritti solo da organizzazioni davvero rappresentative. Nella sua lettura, il problema non è solo la quantità di occupazione, ma la qualità: contratti pirata che proliferano, sigle che spuntano “come funghi” e un lavoro che resta troppo spesso instabile e poco pagato. Ha rivendicato inoltre un confronto in corso con associazioni datoriali come Confindustria e Confcommercio, indicando quel tavolo come uno dei passaggi per arginare la deriva.

Il quadro ligure presentato dalla UIL mette insieme diversi indicatori che, letti assieme, raccontano una regione dove “il lavoro è over 60 e a prevalenza maschile”, come ha sintetizzato la segretaria confederale Roberta Cavicchioli. Nel post-pandemia cresce soprattutto l’occupazione degli over 50, che rappresentano ormai una quota rilevante del totale, mentre gli under 30 restano una minoranza. È un ribaltamento silenzioso che non riguarda solo la demografia: è anche un segnale sulla difficoltà, per chi è giovane, di immaginare qui un percorso di vita e di carriera.
Uno dei dati più significativi citati dalla UIL riguarda la fascia 40-44 anni, dove l’occupazione in Liguria risulta in calo di circa un quinto: un arretramento che, secondo quanto evidenziato, colpisce in larghissima parte le donne. Un passaggio che nel racconto del sindacato parla di un nodo strutturale: il lavoro di cura che grava sulle lavoratrici, tra figli e anziani, in un contesto in cui il welfare pubblico fatica a reggere. Ma parla anche di scelte “forzate” o di disinvestimento sulla carriera, perché le condizioni non consentono continuità.
Sul fronte salariale, la UIL ha insistito su una doppia frattura. Da un lato c’è un differenziale legato all’età: tra under e over 40 il gap retributivo indicato è molto ampio, e pesa in particolare sui giovani – compresi quelli stranieri. Dall’altro, c’è il divario di genere: nel settore privato, la forbice resta marcata e viene alimentata soprattutto dal part time involontario e dalla concentrazione femminile nei lavori meno stabili. Il dato citato sul part time è emblematico: oltre la metà delle donne lavora con orario ridotto, mentre tra gli uomini la quota è molto più bassa. Tradotto: per molte lavoratrici il part time non è una scelta, ma una condizione.
Il tema della precarietà emerge anche dai numeri sulla composizione del lavoro dipendente nel privato non agricolo. La UIL ha mostrato un aumento dei dipendenti complessivi nell’arco di dieci anni, ma con una crescita significativa dei contratti a termine e stagionali. E insieme crescono forme di lavoro “laterali” che diventano sempre meno marginali: somministrati e intermittenti aumentano sensibilmente. È una dinamica che, nelle letture sindacali, impoverisce la qualità del lavoro e rende più fragile la prospettiva di stabilità, soprattutto per chi entra oggi nel mercato.
Per rendere l’idea di come sia cambiata la struttura occupazionale, sono stati richiamati i settori dove l’incidenza di stagionalità e tempo determinato è più alta, come alloggio e ristorazione, e il fatto che nel 2024 la quota di lavoro a tempo indeterminato risulti più bassa rispetto al 2014 in diversi comparti. È un segnale che il sindacato collega alla “eccessiva flessibilizzazione” degli ultimi anni: più ingressi, ma spesso con contratti brevi e meno tutele.
Sul capitolo giovani e “fuga”, il riferimento è al Rapporto Italiani nel Mondo: in vent’anni, è stato ricordato, il numero di liguri espatriati è molto alto e anche l’ultimo anno registra ulteriori partenze. Una dinamica nazionale, certo, ma che in una regione anziana e con una base di attivi ridotta pesa più che altrove, perché ogni uscita si traduce in un doppio vuoto: di competenze e di futuro.
In chiusura, il segretario generale UIL Liguria Riccardo Serri ha provato a trasformare l’analisi in agenda: legalità come premessa per combattere dumping e “cattivo lavoro”, contrattazione come leva per valorizzare il personale, formazione come ponte tra competenze e ingresso stabile, e soprattutto un percorso condiviso con politica e parti datoriali. La proposta è quella di un “Laboratorio per il buon lavoro e la buona economia”, per uscire dalla narrazione emergenziale e ragionare di sviluppo vero: terziario, industria, logistica, blue economy, infrastrutture tecnologiche e – punto cruciale – recupero di aree dismesse o semi abbandonate, descritte come “città nella città” che potrebbero diventare spazi per un rilancio che resti sul territorio.
Il messaggio complessivo che esce dal convegno è una domanda che non riguarda solo i numeri: quale lavoro può trattenere i giovani e non espellere le donne? Per la UIL la risposta passa da regole sulla rappresentanza, stop ai contratti pirata, salari più giusti e una strategia che smetta di inseguire la quantità e ricominci a misurare la qualità.
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