Cronaca 

Esplosivi, armi e droga: nell’operazione “Last Delivery” dei CC un arresto in Liguria e oltre cinque chili di materiale esplodente sequestrato

Blitz su scala nazionale coordinato dalla Dda dell’Aquila: misure cautelari per sette indagati e perquisizioni in tutta Italia. In Liguria, a Chiavari, i carabinieri fermano un uomo e trovano esplosivo e armi. Altri arresti in flagranza e sequestri imponenti in diverse regioni

Un’operazione nata lontano dalla Liguria, ma che ieri ha toccato anche il nostro territorio con un episodio destinato a far discutere: nel Tigullio, durante una perquisizione, i carabinieri hanno arrestato un uomo trovato – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – con un quantitativo significativo di materiale esplodente e diversi oggetti ritenuti di interesse penale. È uno dei passaggi più delicati dell’operazione “Last Delivery”, un’inchiesta ampia e complessa che intreccia presunto traffico di stupefacenti, compravendita di esplosivi e armi e spedizioni attraverso la rete dei corrieri.

La cornice è quella di un intervento su scala nazionale, scattato nelle prime ore del 10 febbraio, con oltre 250 militari impiegati e il coinvolgimento di più comandi provinciali, tra cui quello di Genova, a supporto delle attività disposte dall’autorità giudiziaria. Il coordinamento, sul piano investigativo, è attribuito alla Direzione distrettuale antimafia del tribunale dell’Aquila, con il sostituto procuratore Roberta D’Avolio.

Il provvedimento principale eseguito nelle stesse ore riguarda un’ordinanza di misure cautelari emessa dal giudice per le indagini preliminari: sette persone sono ritenute gravemente indiziate – in questa fase – di far parte di un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Nei loro confronti sono state disposte cinque custodie cautelari in carcere e due misure degli arresti domiciliari. Parallelamente, sono state effettuate ventiquattro perquisizioni nei confronti di altri indagati, distribuiti in varie parti d’Italia.

È in questo contesto che emerge la “traccia ligure”, con l’azione condotta a Chiavari. I Carabinieri della locale Compagnia, insieme a personale artificieri e antisabotaggio dell’Arma, hanno tratto in arresto un cinquantunenne, sequestrando oltre cinque chilogrammi di materiale esplosivo, un taser da 80000 volt, una bomboletta contenente gas CS e un pugnale bifilare. Un passaggio che, per la natura del materiale recuperato, ha richiesto cautele e competenze specifiche e che accende i riflettori su un punto: l’inchiesta non si muove soltanto sul terreno dello spaccio, ma intercetta anche circuiti di reperimento e circolazione di strumenti offensivi che, per quantità e tipologia, possono rappresentare un rischio serio per la sicurezza.

Gli arresti in flagranza eseguiti durante le perquisizioni, infatti, non si limitano alla Liguria. In altre regioni sono stati sequestrati quantitativi ancora più consistenti di materiale esplodente, con la scoperta – sempre secondo gli investigatori – di veri e propri contesti artigianali per la preparazione o lo stoccaggio. In un caso sono stati trovati oltre duecento chilogrammi di esplosivo confezionato in migliaia di ordigni; in un altro, in un garage, sono stati recuperati centinaia di chilogrammi di manufatti ad alto potenziale offensivo. Altrove, un giovane è stato arrestato con droga e contanti ritenuti provento di spaccio. Nel complesso, la giornata operativa ha portato a dodici arresti tra misure cautelari e flagranze, un dato che dà la misura dell’estensione del quadro investigativo.

Il cuore dell’indagine, battezzata “Last Delivery”, sarebbe stato avviato nel maggio 2024 e avrebbe permesso, nel tempo, di ricostruire l’operatività di un gruppo ritenuto stabile, con ruoli distinti e una continuità di azione. L’organizzazione, per quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe garantito approvvigionamento e distribuzione di sostanze stupefacenti, con un sistema in grado di raggiungere un’area ampia e di reggere nel tempo. Un filone, poi, si sarebbe spinto anche dentro un istituto penitenziario, con l’ipotesi di introduzione clandestina di telefoni e sostanze, e l’uso di contatti a distanza per mantenere i collegamenti tra l’interno e l’esterno.

Accanto allo spaccio, gli investigatori descrivono un secondo livello ancora più insidioso: la compravendita e la spedizione di materiale esplodente su scala nazionale. La ricostruzione parla di canali in chat e sul web, di transazioni mascherate e di pacchi movimentati tramite corrieri con indirizzi e intestazioni fittizie, un meccanismo che – se confermato – avrebbe aggiunto un fattore di pericolo ulteriore: la possibilità che materiali altamente rischiosi viaggiassero nella logistica ordinaria, esponendo anche operatori e trasporti a conseguenze imprevedibili. Nell’inchiesta vengono richiamati anche due episodi intimidatori avvenuti nel 2023 in altre città italiane, nei quali alcuni ordigni acquistati attraverso quella rete sarebbero stati utilizzati per danneggiamenti mirati.

Per la Liguria, il dato che resta sul tavolo è la concretezza dell’intervento di Chiavari: un arresto, un sequestro importante di esplosivo e una conferma, almeno sul piano investigativo, che le “rotte” di questi traffici non sono astratte né lontane, ma possono attraversare anche il nostro territorio. È un elemento che rende la vicenda ancora più sensibile in una regione già abituata a misurarsi con i temi della sicurezza urbana, dei reati predatori e delle tensioni legate alla microcriminalità, perché qui il quadro si sposta su un livello diverso: quello della disponibilità di materiale esplodente e di strumenti offensivi che nulla hanno a che vedere con la quotidianità dei piccoli reati.


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