Enti Pubblici e Politica 

Remigrazione, tappa a Genova e contro-mobilitazione antifascista annunciata: «Qui non si passa in silenzio»

Il “Comitato Remigrazione e Riconquista” annuncia la presentazione della proposta di legge e rivendica il diritto di parlare dopo lo stop alla conferenza stampa alla Camera promossa da un deputato leghista, da Casapound e altri gruppi di estrema destra. Nella capitale i deputati Pd, M5S e Avs avevano occupato tutti i posti disponibili della sala dichiarando «I fascisti non possono entrare nelle istituzioni democratiche perché la nostra Costituzione è antifascista». Genova Antifascista replica con toni durissimi e preannuncia presìdi di protesta

Il Comitato Remigrazione e Riconquista annuncia che la prossima presentazione a Genova della sua proposta di legge si terrà a Genova, venerdì 13 febbraio, e lo fa con una frase destinata a riaccendere lo scontro: «Non possono esistere città dove non ci è consentito parlare». L’iniziativa, spiegano, arriva dopo le polemiche seguite al divieto di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Le opposizioni avevano occupato la sala stampa e impedito l’evento organizzato dal leghista Domenico Furgiuele con Casapound e altri gruppi di estrema destra. Il 30 gennaio scorso erano state “annullate per ordine pubblico tutte le conferenze stampa di oggi, così come deciso e confermato dalla Presidenza della Camera”. Lo aveva annunciato, in una nota, Montecitorio. I deputati di Pd, M5S e Avs avevano occupato tutti i posti disponibili. «Non ci alzeremo da qui – avevano dichiarato -. I fascisti non possono entrare nelle istituzioni democratiche perché la nostra Costituzione è antifascista».



A Genova la presentazione vedrà la partecipazione del presidente Luca Marsella, del vicepresidente Salvatore Ferrara e di esponenti locali. Il Comitato sostiene che la proposta sia «attuabile, concreta, legittima» e rivendica una spinta popolare già misurabile nei numeri: secondo Luca Marsella, la raccolta firme online avrebbe superato in pochi giorni quota 100mila sottoscrizioni, «doppiando» la soglia necessaria per portare il testo in Parlamento. Nel messaggio di lancio, il Comitato annuncia anche l’avvio di gazebo “da nord a sud” e un corteo a Bolzano il 28 febbraio, presentando la tappa genovese come parte di una mobilitazione nazionale più ampia. Un dettaglio, però, resta volutamente in sospeso: il luogo dell’evento, che verrà comunicato «nei prossimi giorni».

È proprio su questa contraddizione che si innesta la risposta di Genova Antifascista, che non si limita a una contestazione politica ma mette a fuoco il metodo, attaccando la “segretezza”, le informazioni fatte circolare “in privato” e i comunicati costruiti per generare aspettative di scontri e allarme. Nel messaggio, la controparte ribalta l’immagine evocata dal Comitato: non una città in cui sarebbe “vietato parlare”, ma un contesto in cui chi sostiene di voler esercitare un diritto dovrebbe farlo alla luce del sole, senza trasformare l’appuntamento in una partita a nascondino e senza rifugiarsi, come viene insinuato, in luoghi protetti e distanti dalla vita quotidiana dei quartieri. Il bersaglio, oltre all’iniziativa in sé, diventa la costruzione di una narrazione che, secondo Genova Antifascista, serve a ottenere titoli e a far montare un clima di “tensione” utile a spostare il dibattito sul terreno dell’ordine pubblico, invece che sui contenuti reali.

In sostanza, mentre il Comitato prova a presentare Genova come una città “interdetta” e a mettere al centro la libertà di espressione, la replica antifascista insiste su un punto che pesa nel modo in cui l’opinione pubblica percepisce la vicenda: la coerenza tra ciò che si proclama e ciò che si fa. Se l’obiettivo dichiarato è parlare apertamente, la scelta di non indicare subito il luogo, di affidarsi a comunicazioni riservate e di muoversi in una cornice che evoca sicurezza e blindature finisce per raccontare l’opposto, cioè la ricerca di un palcoscenico controllato e di una promozione dell’iniziativa che di per sé avrebbe poco risalto più che di uno spazio reale di confronto con la città. Ed è qui che la polemica, senza bisogno di dirlo esplicitamente, sposta l’ago della bilancia: tra chi grida al “divieto” e chi mette sotto accusa la strategia dell’annuncio, il tema non diventa più la libertà di parola in astratto, ma la trasparenza con cui la si esercita davanti alla città.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts