Oggi a Genova 

Linee Amt, Tursi frena le paure dei cittadini: «Nessun cambio prima del 2027». Ma il vero scoglio, per l’intero Tpl genovese, è il 20 febbraio

Il Comune prova a spegnere la miccia sulle “rivoluzioni” di percorso: le modifiche circolate sono quelle del progetto dei 4 Assi ereditato dalla precedente giunta e approvato dal Ministero, e non scatteranno prima dell’entrata in esercizio. Ci sarà tempo per rivederle. Intanto però incombe la scadenza delle misure protettive: senza proroga, la crisi finanziaria rischia di travolgere il servizio prima ancora di qualsiasi riorganizzazione

L’amministrazione comunale prova a rimettere ordine in una settimana in cui, tra social, comitati di quartiere e prime bozze diventate “verità” nel giro di poche ore, la parola più ricorrente è stata una sola: paura. Paura di perdere il bus sotto casa, paura di dover cambiare due o tre mezzi per fare ciò che oggi si fa con uno, paura – soprattutto nelle zone collinari e tra una popolazione con alta percentuale di anziani – di ritrovarsi improvvisamente più lontani dal centro, dai servizi, dagli ospedali. Da Tursi arriva allora una risposta che tenta di separare i piani, distinguere ciò che è imminente da ciò che è soltanto ipotizzato, e soprattutto riportare la discussione su un calendario reale. Il messaggio dell’amministrazione è netto: nessuna modifica alle linee attuali verrà applicata prima dell’entrata in esercizio degli assi di forza, quindi non prima del 2027. E le variazioni che hanno fatto discutere, quelle apparse in Commissione e finite sui media, non sono una “decisione” della nuova giunta, ma la fotografia del progetto predisposto dalla precedente amministrazione e approvato dal Ministero dei Trasporti.

È una rassicurazione che arriva, però, in un momento in cui la città sente un’altra scadenza molto più vicina del 2027, una data che non è teoria né dibattito, ma rischio concreto: il 20 febbraio. Quel giorno scadono le misure protettive ottenute nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi. Se non verranno prorogate – e la proroga, viene spiegato da chi segue il dossier, non è automatica né politica, ma legata a un piano di rientro reale e documentato – la tempesta potrebbe abbattersi sul trasporto pubblico locale prima ancora di qualsiasi “rivoluzione” dei tracciati. Prima di discutere di come saranno le linee domani, insomma, c’è da capire se e come il sistema reggerà dopodomani.

Su questo terreno, nelle ultime ore, l’amministrazione ha insistito molto sul lavoro in corso. Dopo l’incontro con Giovanni Mottura, esperto incaricato di seguire la composizione negoziata, la sindaca Silvia Salis ha parlato di progressi e di condizioni che potrebbero rendere plausibile una richiesta di proroga delle misure protettive. La linea politica – e comunicativa – è quella della responsabilità: prima far emergere la profondità della crisi, poi affrontarla senza scorciatoie, con l’obiettivo dichiarato di salvare l’azienda e rimettere in carreggiata un servizio “efficiente e di qualità”. Nel discorso pubblico, però, accanto alla parola “salvataggio” ne compare inevitabilmente un’altra: efficientamento. E qui Tursi prova a tracciare un perimetro: non si parla di interventi “contro” i lavoratori, ma di un lavoro di revisione che, per la sindaca, dovrà avvenire “nel rispetto” e nella “salvaguardia dei diritti”, pur riconoscendo che l’assetto attuale non può restare immutato e richiede studio e approfondimento.

Dentro questa cornice si inserisce il capitolo dei 4 Assi, che nei Municipi – in particolare nel Centro Ovest – ha acceso la miccia più visibile. Il 5 febbraio, nella Commissione municipale dedicata, alla presenza degli assessori Massimo Ferrante, Emilio Robotti e Tiziana Beghin e dei tecnici dei rispettivi assessorati e di Amt, è stato fatto il punto sullo stato dei cantieri e sulle ragioni di un’accelerazione che oggi appare obbligata. Il progetto è definito “ereditato”: contratti già aggiudicati, ma ritardi pesantissimi nello sviluppo dei lavori che ora costringono a correre, con inevitabili disagi. Disagi che la nuova amministrazione sostiene di voler contenere “al minimo possibile”, pur dovendo inseguire un cronoprogramma imposto dai vincoli del finanziamento e dalle scadenze legate al PNRR e alle condizioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

In quella stessa sede – e qui nasce parte della confusione successiva – è stato illustrato anche il quadro originario delle modifiche al trasporto pubblico locale previste quando il sistema degli assi di forza sarà operativo. Un passaggio che, nella versione del Comune, doveva essere letto per ciò che è: la proiezione di un progetto approvato e già impostato anni fa, non una decisione immediata, né una “tagliola” pronta a scattare. Da qui l’impegno rivendicato da Tursi: il confronto continuerà con Municipi, quartieri e categorie per individuare ipotesi migliorative di un impianto che questa amministrazione non ha scelto e su cui i cittadini, a più riprese, hanno chiesto correzioni.

La realtà, però, è che la paura corre più veloce dei chiarimenti. Le dichiarazioni di alcuni consiglieri municipali e le ricostruzioni rimbalzate sui social hanno alimentato l’idea di cambiamenti imminenti, soprattutto nelle aree più sensibili come Oregina, Lagaccio e San Teodoro alta, dove l’ipotesi di dover moltiplicare i cambi di mezzo viene percepita non come disagio, ma come barriera. Da qui l’idea di una petizione e la richiesta, ripetuta in varie forme, di un ascolto preventivo, “prima” che le linee vengano toccate.

«Come sempre ribadito, e come dimostrato anche nelle ultime ore, l’amministrazione comunale è disponibile ad ascoltare e valutare le legittime richieste e preoccupazioni provenienti dal territorio, fermo restando che qualsiasi eventuale modifica del progetto dei 4 Assi dovrà prima essere autorizzata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – recita una nota dell’Amministrazione -. Inoltre, alla luce del possibile e prossimo cambiamento degli assetti societari di Amt, necessario per la salvaguardia dell’azienda, ogni ragionamento sulle modifiche del servizio risulta allo stato attuale del tutto prematuro. La situazione di crisi di Amt renderà certamente necessario intervenire sull’organizzazione delle linee, probabilmente anche prima dell’entrata in servizio dei 4 Assi. Tuttavia, considerare come definitive modifiche legate a lavori ancora lontani dall’essere completati — anche a causa dei significativi ritardi ereditati sul progetto — rischia unicamente di generare confusione tra i cittadini e di alimentare preoccupazioni sul futuro dell’azienda. Ancora una volta, l’amministrazione comunale richiama tutti gli attori coinvolti a un atteggiamento di maggiore prudenza e responsabilità nella diffusione di informazioni non accertate e di configurazioni future non definitive del servizio che, in questa fase, potrebbero compromettere il grande lavoro in corso per salvare Amt dal fallimento».

La tirata d’orecchie è per quei consiglieri del Municipio Centro Ovest (prima uno di Avs, poi due del Pd), progressisti, che hanno illustrato o criticato alcune delle previsioni del piano (peraltro, studiato dal centrodestra), rese pubbliche durante l’assemblea di due giorni fa e che sarebbero particolarmente invise alla popolazione.

È in questo punto che la risposta del Comune prova a essere doppia: da un lato, rassicurare sui tempi e chiarire che nulla verrà modificato prima del 2027; dall’altro, riconoscere la legittimità delle preoccupazioni e promettere un lavoro di correzione e coinvolgimento. Ma la stessa amministrazione, nel farlo, sembra lanciare un avvertimento implicito: la partita che decide se il trasporto pubblico reggerà, oggi, non è quella del 2027. È quella del 20 febbraio. Perché se le misure protettive non verranno prorogate e la procedura non produrrà un argine credibile, il rischio non è discutere di nuove linee: è scoprire all’improvviso quanto possa essere fragile l’intero sistema, e quanto poco tempo resti per salvare “le linee” prima ancora di ridisegnarle.


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