Assegno, cambiale e perfino una chitarra: cosa è finito a gennaio all’Ufficio Oggetti Rinvenuti e come si fa a riaverlo

L’elenco degli oggetti smarriti depositati in Comune racconta una città distratta e sorprendente: non solo chiavi e borse, ma anche un assegno e una cambiale, documenti che “valgono” e che proprio per questo stupisce ritrovare tra le giacenze. Dietro quel registro c’è un ufficio che traccia, custodisce, avvisa i proprietari quando possibile e gestisce anche denaro e documenti, fino alla consegna o alle procedure previste dal regolamento

Quando si pensa a un ufficio oggetti rinvenuti vengono in mente ombrelli dimenticati, guanti spaiati e qualche telefono lasciato su un sedile. Poi si apre l’elenco delle giacenze di gennaio 2026 e la città cambia faccia: tra gli oggetti registrati e ancora non ritirati compaiono un assegno e una cambiale, cioè due pezzi di carta che non sono “cose” qualsiasi, ma strumenti che hanno un valore e una delicatezza particolari. È un dettaglio che fa sorridere amaramente, perché non è solo la distrazione quotidiana: è la prova che a volte si smarrisce proprio ciò che non ci si può permettere di perdere.
Da quell’assegno e da quella cambiale, però, il registro si allarga e restituisce un piccolo romanzo urbano. Ci sono sei borse e due borselli, come se la fretta avesse vinto su cerniere e tracolle; ci sono due cartelle, un casco, un bracciale e una collana, cioè oggetti che spesso si scoprono mancanti solo quando si arriva a casa e ci si ferma un attimo. E poi c’è la categoria che domina sempre, perché è la più facile da dimenticare e la più difficile da sostituire: le chiavi, ventuno mazzi o set diversi finiti in deposito, una cifra che da sola racconta quante porte restano “in sospeso” finché qualcuno non ritrova il proprio portachiavi.


Il capitolo più bizzarro, però, è quello che ti costringe a immaginare la scena. Una borsa termica: chi la perde di solito se ne accorge subito, e invece eccola lì, registrata come oggetto rinvenuto. Una chitarra: non è un oggetto che si infila in tasca, per cui viene spontaneo chiedersi dove sia stata dimenticata e come sia arrivata in ufficio. E poi le cuffiette bluetooth e, separatamente, le custodie delle cuffiette, come se la tecnologia confermasse la sua natura più ironica: perdi la custodia e ti resta l’auricolare, o perdi l’auricolare e ti resta la custodia, e in entrambi i casi la soluzione è un ufficio comunale che diventa il punto di raccolta di questa piccola archeologia del presente. Non manca neppure un oggetto di foto-cine-ottica e quattro dispositivi informatici tra personal computer, tablet e simili, oltre a tre capi di indumento: cose che spesso hanno dentro dati, ricordi, identità, più ancora che valore economico.
Dietro l’elenco, infatti, non c’è solo una stanza piena di scatoloni. C’è un lavoro amministrativo preciso che fa capo all’Ufficio Oggetti Rinvenuti, struttura della polizia locale di Genova che gestisce gli oggetti rinvenuti sul territorio comunale con una procedura fatta di registrazione, deposito e custodia. Quando gli oggetti sono deperibili, come alimenti o materiali che non possono essere conservati in sicurezza, esiste una regola operativa chiara: se non vengono ritirati in tempi rapidi si procede alla distruzione dopo quarantotto ore, proprio per evitare rischi igienici e problemi di conservazione.
C’è poi un altro aspetto che spesso non si conosce: le somme di denaro ritrovate non restano “in un cassetto”, ma vengono versate alla Civica Tesoreria, con una contabilizzazione puntuale sia delle somme rinvenute e versate sia dei diritti di custodia incassati. E non finisce qui, perché l’ufficio prepara anche l’elenco degli oggetti per l’affissione all’Albo Pretorio, così da rendere pubblica la presenza delle giacenze, e quando è possibile risalire all’indirizzo dell’interessato invia una comunicazione del ritrovamento.
La gestione dei documenti è un altro capitolo delicato: se viene rinvenuto un documento di una persona residente fuori città, l’ufficio provvede all’invio al Comune di residenza; se invece si tratta di documenti di cittadini stranieri non residenti a Genova, viene coinvolto il consolato competente. Per alcuni atti e strumenti “sensibili”, come assegni, libretti di risparmio e tessere bancomat, l’ufficio prende contatto con la banca che li ha emessi, perché la tutela non è solo restituire l’oggetto, ma gestire correttamente anche il rischio collegato a smarrimenti di questo tipo.
E quando qualcuno si presenta a reclamare ciò che ha perso, la restituzione avviene secondo le modalità previste dal regolamento, con le verifiche necessarie per evitare consegne sbagliate. Se invece l’oggetto non viene reclamato dal titolare, esistono i passaggi previsti per la consegna al ritrovatore, perché anche il gesto di chi lo ha trovato e consegnato viene riconosciuto dentro un percorso formale.
Per chi ha il dubbio di aver perso qualcosa, il punto di riferimento è in via Oristano 12, dove si trova l’ufficio. Per chiedere informazioni si può scrivere a ploggettirinvenuti@comune.genova.it oppure telefonare allo 010500519; gli orari indicati sono il lunedì dalle 12.00 alle 16.30, il mercoledì dalle 8.00 alle 12.30 e il venerdì dalle 8.00 alle 12.30. E magari, prima di chiamare, vale la pena controllare per bene tasche e zaini: perché perdere un mazzo di chiavi è seccante, perdere una chitarra è surreale, ma perdere un assegno o una cambiale è una di quelle distrazioni che ti fanno capire quanto, a volte, la città corra più veloce di noi.
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