Cibo, sprechi e povertà: ieri al Blue District consegnata la “bussola” per la Food Policy cittadina

Ieri pomeriggio, durante l’incontro “Verso una Food Policy per Genova” organizzato da Ricibo, Terra! e Fondazione Compagnia di San Paolo, sono state consegnate all’amministrazione le raccomandazioni nate dalle Agorà del Cibo: accesso a un’alimentazione sana per tutti, meno sprechi, più filiere corte e produttori nei mercati rionali, più cibo locale nelle mense, con una cabina di regia che tenga insieme welfare, ambiente, educazione e salute

Ieri pomeriggio, dentro il Blue District, il tema del cibo è stato trattato per quello che è: non una moda, non un’etichetta, ma un pezzo di politica pubblica che incrocia povertà, salute, scuola, lavoro e sostenibilità. L’incontro “Verso una Food Policy per Genova” ha avuto l’impianto delle cose che vogliono diventare strutturali: mettere nero su bianco un set di raccomandazioni e consegnarlo a chi governa, perché la città smetta di affrontare le emergenze alimentari a colpi di iniziative isolate e inizi a ragionare come sistema, con obiettivi e responsabilità condivise.
Il cuore della giornata è stato proprio quel documento di raccomandazioni, frutto del lavoro costruito nei mesi dai tavoli delle Agorà del Cibo, che è stato consegnato al Comune di Genova attraverso le sue rappresentanti presenti. L’idea che attraversa tutto il percorso è semplice da dire e difficile da realizzare: garantire a tutte e tutti l’accesso a un cibo nutriente e di qualità, senza lasciare indietro chi ha meno potere d’acquisto, mentre si riducono sprechi e perdite alimentari, si sostiene la produzione biologica, si valorizzano filiere corte ed economia solidale e si rafforza la presenza di cibo locale ed ecologico nei menù delle mense collettive e scolastiche e perfino nei ristoranti, spostando il baricentro dalla “riparazione” al cambiamento delle abitudini e delle scelte pubbliche.

Nel suo intervento, la sindaca Silvia Salis ha ricondotto il tema a un principio: la politica alimentare può diventare un’azione collettiva capace di tenere insieme diritto all’alimentazione e lotta alla povertà, educazione dei più giovani e sostenibilità ambientale, giustizia sociale e dignità del lavoro. La sindaca ha anche rivendicato un passaggio considerato di svolta: l’avvio di un percorso amministrativo che, per la prima volta, ha una delega specifica sul tema e una cabina di regia chiamata a coordinare educazione, ambiente, welfare, salute pubblica ed economia, perché il cibo non resti una competenza “di qualcuno”, ma diventi una chiave trasversale di governo.
Sul piano politico e di metodo, la consigliera delegata Francesca Ghio ha insistito sul valore del segnale dato dall’istituzione della delega, spiegando che senza lavoro interdisciplinare e interistituzionale, e senza un confronto stabile con terzo settore e produttori, una food policy rischia di restare slogan. La sua linea, in sostanza, è che la differenza la fanno la continuità e la capacità di far lavorare insieme pezzi dell’amministrazione che, finora, hanno spesso agito su binari paralleli.
Dal welfare, Cristina Lodi ha messo al centro un paradosso che chi opera sul territorio conosce bene: avere molte iniziative di recupero delle eccedenze non significa automaticamente riuscire a coprire il fabbisogno nutrizionale delle persone che dipendono dagli aiuti alimentari. Per questo ha indicato come prioritaria una politica che unisca alimentazione sana e contrasto allo spreco, ma anche cultura ed educazione alimentare, perché alimentarsi bene non deve essere percepito come un lusso. Nel suo ragionamento la rete del recupero diventa anche uno strumento per monitorare situazioni di fragilità, intercettare famiglie in caduta e costruire risposte più mirate.
Sul versante scuola, Rita Bruzzone ha ricordato che il cibo, soprattutto a scuola, non è solo nutrizione ma anche uguaglianza e educazione, e ha sottolineato come per alcuni bambini il pasto scolastico rappresenti la parte più stabile dell’alimentazione quotidiana. Ha portato anche un episodio simbolico, raccontato come una lezione arrivata dagli stessi alunni: la rinuncia a un gesto “premio”, trasformata in un aiuto concreto che ha generato pasti per le cucine di comunità, segno che il tema del cibo, se raccontato bene, può attivare consapevolezza e responsabilità anche tra i più giovani.
Dal punto di vista ambientale, Silvia Pericu ha evidenziato che parlare di food policy significa parlare di produzione locale, riduzione dello scarto, emergenze climatiche, governance e accesso al cibo, cioè di politica nel senso pieno della parola. Nella sua impostazione, ciò che è stato consegnato non è un documento “in più”, ma un lavoro di concertazione con sostanza e partecipazione che l’amministrazione intende raccogliere e portare avanti lavorando in squadra.
A chiudere il cerchio, per gli organizzatori, sono intervenute Silvia Cama e Roberta Massa, che hanno rivendicato la natura collettiva del percorso, nato grazie a tante cittadine e cittadini che hanno messo competenze e tempo a disposizione per costruire una bussola utilizzabile dalle istituzioni. L’obiettivo dichiarato è un sistema alimentare inclusivo e sostenibile, capace di stare dentro le sfide ambientali e sociali che stanno già cambiando la città.
Alla giornata hanno contribuito anche alcuni ospiti che hanno portato esperienze da altre realtà, a partire da Andrea Magarini del Comune di Milano, oltre a Fabio Ciconte del Consiglio del cibo di Roma e a Marco Costantino di Avanzi Popolo 2.0, in un confronto che ha fatto capire una cosa: la food policy non si improvvisa, ma si costruisce con regole, alleanze e scelte pubbliche che devono durare più di una stagione.
Ora il passaggio decisivo è quello che viene dopo gli applausi: trasformare le raccomandazioni in atti, obiettivi misurabili e scelte che cambino davvero la filiera urbana, dai mercati rionali alle mense, dalle eccedenze recuperate alle produzioni locali sostenute. Perché se il cibo è davvero una lente per leggere la città, come è stato ripetuto ieri, allora sarà anche la cartina di tornasole della capacità di governarla con giustizia e con futuro.
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