Quartieri 

Piazza Remondini pedonale, sono arrivati i paletti: stop agli abusi e “cuore” restituito al quartiere

Lo annuncia in un post social il consigliere comunale del Partito Democratico Edoardo Marangoni. I paletti sono un passaggio considerato decisivo nel percorso di pedonalizzazione e utile a impedire accessi impropri e soste non autorizzate

Tre paletti. Pochi, in apparenza. Ma sufficienti – nelle intenzioni – a cambiare il volto quotidiano di una piazza e a chiudere una stagione fatta di mezze regole e abitudini difficili da scardinare. In piazza Remondini, nel quartiere di San Martino (Medio Levante) sono comparsi i nuovi dissuasori che segnano un ulteriore passo nel percorso di pedonalizzazione: un intervento semplice, immediato, e proprio per questo simbolico. Perché quando una piazza è dichiarata pedonale, spesso il problema non è la targa o il divieto: è far sì che quella pedonalità diventi reale, rispettata, protetta.

A cosa servono i paletti: un gesto piccolo, un effetto concreto

L’obiettivo è chiaro: impedire accessi impropri e abusi, evitando che auto e mezzi utilizzino la piazza come scorciatoia, area di sosta di fortuna o “parcheggio veloce”. I dissuasori diventano così una barriera fisica che rende molto più difficile violare le regole e restituisce coerenza a una scelta urbana: se lo spazio è pensato per le persone, deve poter funzionare davvero come spazio per le persone.

Non si tratta soltanto di ordine o disciplina. In una piazza pedonale la differenza la fanno i dettagli: la percezione di sicurezza, la vivibilità, la possibilità per chi attraversa – famiglie, anziani, bambini, residenti – di muoversi senza dover negoziare ogni volta con il traffico e con l’imprevisto.

“Un punto cruciale”: la pedonalizzazione come percorso

Nel post che accompagna l’annuncio, il tono è quello di chi vede in questi tre elementi un passaggio che va oltre la manutenzione ordinaria. La posa dei paletti viene descritta come «un punto cruciale del percorso di pedonalizzazione», un “tassello” che rende la piazza più vicina alla sua funzione originaria: essere un cuore di quartiere, un luogo di incontro e non un’area contesa.

Ed è proprio questo il senso politico rivendicato: non l’opera monumentale, ma il risultato concreto, visibile, che incide sulle abitudini e sul modo in cui uno spazio pubblico viene usato. A volte l’urbanistica non si misura in grandi cantieri, ma in scelte puntuali che cambiano l’equilibrio tra auto e persone.

Un lavoro lungo: richieste, mozioni e ripartenza

Il post di Edoardo Marangoni, che della questione si è occupato come consigliere prima di Municipio e poi comunale) ricostruisce anche un filo temporale: la pedonalizzazione come idea nata anni fa, portata avanti nel tempo (durante la giunta Doria, ad avviare la pedonalizzazione era stata l’assessora Anna Maria Dagnino con la collaborazione dell’allora presidente di Municipio Alessandro Morgante) e riproposta più volte, anche quando sembrava non esserci ascolto. Una storia che viene raccontata come una somma di passaggi: progettualità iniziale, continuità nelle richieste, pressione politica in consiglio e in municipio, fino al momento in cui l’istanza torna ad avere priorità.

L’ultimo capitolo, quello attuale, è stato reso possibile dagli assessori Emilio Robotti (Mobilità), Francesca Coppola (Urbanistica) e Massimo Ferrante (Lavori pubblici) e messo in atto dall’intervento di Aster.

In questo racconto trovano spazio ringraziamenti a chi, secondo l’autore, ha sostenuto il percorso: realtà politiche e amministrative, rappresentanti locali, persone e gruppi che hanno mantenuto viva la richiesta e, sul piano operativo, chi ha materialmente eseguito l’intervento. L’idea di fondo è che la pedonalizzazione non sia un “atto singolo”, ma una catena di scelte, atti e decisioni che, passo dopo passo, diventano realtà.

Ora la sfida è farla funzionare davvero

Se i paletti sono il segnale visibile, il punto successivo è quello che conta di più: far rispettare e consolidare l’uso pedonale della piazza. Perché ogni intervento di questo tipo funziona davvero quando diventa normalità: quando la piazza smette di essere “una pedonale teorica” e diventa un luogo dove l’auto non ha più spazio né alibi.

Ecco perché quei tre paletti, per chi li aspettava da tempo, non sono solo arredo urbano. Sono un confine chiaro, una promessa di ordine e vivibilità, e – soprattutto – un modo per dire che la piazza non è più terra di nessuno: è uno spazio pubblico che torna a essere di chi lo vive ogni giorno.

Related posts